Interviste Cinema

Tornatore, Irons, Kurylenko: La corrispondenza, quella tra l'amore e la tecnologia che sfida i confini del tempo

136

Presentato a Roma il nuovo film del regista di Bagheria.

Tornatore, Irons, Kurylenko: La corrispondenza, quella tra l'amore e la tecnologia che sfida i confini del tempo

"È un vecchio spunto," dice Peppuccio Tornatore parlando del suo nuovo film, La corrispondenza, in arrivo nelle sale italiane. “Non antico come quello della Migliore offerta, ma ha comunque almeno 15 anni.” A convincere il regista a tirarlo fuori dal cassetto, gli sviluppi tecnologici, internet e i nuovi mezzi di comunicazione. La corrispondenza, infatti, racconta (con sorprese che è meglio non svelare, come richiesto dallo stesso regista), del rapporto tra un attempato professore di astrofisica e la sua amante da sei anni, una giovane studentessa fuoricorso che si diletta a fare la stunt-woman per vincere fantasmi antichi. Un rapporto che avviene quasi esclusivamente via mail, Skype, video inviati col telefonino; ma anche tramite qualche “antica” e più tradizionale lettera. “All'epoca questa storia mi sembrava di fantascienza,” spiega Tornatore, “e questo aspetto non era corretto rispetto al senso della vicenda, e quindi l'ho tenuta nel cassetto. L'evoluzione tecnologica ha dato realismo, e ho rimesso le mani a questo soggetto: ho semplificato, rinunciando a quello che in origine era un coro di figure femminili, scegliendone una sola.”

La fortunata chiamata a interpretare questa donna, oggetto di un amore intenso e immortale, è una radiosa Olga Kurylenko, che Tornatore ha capito adatta alla parte fin dai loro primi incontri, e che dal canto suo ha detto di essere ammirata da come "Giuseppe sa come filmare una donna e sa regalargli ruoli da protagonista"; lui, invece, è il fascinoso e sornione Jeremy Irons, “uno dei pochi attori possibili per ruolo,” dice il regista, “che ho scelto dopo la nostra prima conversazione, proprio via Skype: l'ho preso come un segno del destino.”
Come ha raccontato lo stesso Tornatore, i due attori hanno interagito fisicamente sul set in una sola scena, quella che apre il film; ne hanno avuta un'altra avvenuta realmente via Skype e, per il resto, l'ucraina ha recitato di fronte a dei video di Irons che erano stati girati tutti all'inizio delle riprese.
La loro distanza, quella dei loro personaggi, è un ostacolo che, dice il regista “è quello che rende interessanti tutte le storie d'amore, che non esistono nell'arte se non vivono una qualche impossibilità. La distanza ha poi lati positivi e negativi: è un tormento, per due amanti, ma anche qualcosa che rende più evidente l'intensità di una storia d'amore.”

Questa distanza, per Jeremy Irons, rispecchia come le moderne tecnologie abbiano modificato le relazioni tra persone: “Credo sia molto interessante vedere come le relazioni possono continuare a vivere anche senza che le due persone coinvolte continuino a vivere insieme,” spiega l'attore. “Lo abbiamo visto nelle storie del passato, e lo vediamo al giorno d'oggi grazie alla tecnologia. A volte incontri persone solo dopo un contatto online, qui accade il contrario: la relazione si virtualizza. Personalmente,” prosegue, “non credo che la tecnologia aiuti la comunicazione emotiva: va tutto troppo veloce, la lentezza di una lettera ti permetteva il tempo di una riflessione, che non hai quando scrivi una mail. Le nuove generazioni non hanno abbastanza comunicazione emotiva, fisica e personale, e mi domando quale sarà la conseguenza di tutto questo nelle nuove generazioni.”
Toni simili, in relazione alle possibilità offerte dalla rete e dalle tecnologia, li usa anche Olga Kurylenko: “Di certo sono comode per comunicare con le persone rapidamente, per esempio in ambito lavorativo. Ma non so se tutti questi social network siano ancora fedeli al loro scopo originario: credo oggi portino alla luce solo il nostro egocentrismo, e lo amplifichino. Tutto questo contribuisce a uccidere il momento e non ci fa accorgere di quello che accade realmente intorno a noi.”

Tutta questa rete di sistemi tecnologici che in La corrispondenza permette la relazione a distanza (e che distanza...) tra Amy ed Ed, i personaggi di Kurylenko e Irons, “è realistica,” spiega Tornatore. “Ma a fronte di questo realismo tecnologico, mi piaceva dare uno spazio nel film a quel tipo di percezione che arriva dal nostro istinto: quella capacità che abbiamo di captare le cose prima che avvengano o prima che le abbiamo capite. Un contrappunto tra la perfezione logica della tecnologia e l'ineffabile che cogliamo ma non sappiamo definire.” Emerge così il romanticismo (ampio e non solo sentimentale e amoroso) del racconto de La corrispondenza: che, come sottolinea lo stesso regista, vorrebbe anche toccare questioni filosiche: “L'uomo ha sempre sognato l'estensione della propria avventura esistenziale, ne hanno parlato scrittori e filosofi: la tecnologia oggi sembra dare una mano: lo volevo raccontare.”

Quella raccontata in La corrispondenza, allora, è anche una storia legata al desiderio di un'immortalità che, per il regista, il cinema già possiede: “No ho mai ritenuto che il cinema fosse morto o stesse per morire, non l'ho mai pensato. Ho sempre pensato invece che il cinema si stia nuovamente trasformando: un nuovo mezzo diventa obsoleto in pochi mesi, ma il racconto per immagini, il film, la pellicola come si continua e si continuerà sempre a dire, non è morto.”
Poco importa, poi, se per Kurylenko il vero amore è immortale (“altrimenti non era vero amore”), mentre per Irons è mortale come (e perché) lo siamo noi. Perché qui si parla (anche) di arte, di quell'arte che è comunicazione come lo è stata l'opera di David Bowie, che l'inglese ha commentato con dolore: “David, che ho avuto il piacere d'incontrare, non si faceva mai vedere in giro, ma è stato parte fondamentale della nostra cultura; è comunque riuscito a mantenere la sua vita e la sua relazione molto privata, e lo ammiro per questo. Se il tuo lavoro comunica con il pubblico, qualsiasi tipo di artista tu sia, quella comunicazione continuerà anche quando tu non ci sei più, e questo è di certo il suo caso.”

Se a Irons è stato chiesto di ricordare David Bowie, a Tornatore di commentare il Golden Globe ricevuto oggi da Ennio Morricone, autore della colonna sonora di The Hateful Eight ma anche di quella del suo film: “L'ho chiamato stamattina presto per congratularmi, tanto so che è un tipo mattiniero. Sono stato io, o perlomeno anche io, a convincere Morricone ad accettare l'offerta di Tarantino che aveva rifiutato già due volte in passato. Sono contento per lui e mi dà energia pensare che un uomo della sua età faccia ancora così tante cose, e così diverse, come diverse sono le colonne sonore dei nostri due film. In momenti difficili della mia giornata io penso a Ennio e mi passa tutto.”



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
lascia un commento
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming