Torna a casa, Jimi!: la fuga di un cane rivela l'assurdità dei confini

-
14
Torna a casa, Jimi!: la fuga di un cane rivela l'assurdità dei confini

Ci sono tanti modi di raccontare, al cinema, la tragedia dei confini, delle guerre, dei popoli divisi. Il regista greco cipriota Mario Piperides con Torna a casa, Jimi!, ha scelto di farlo sotto le spoglie di una deliziosa commedia, che ha per protagonista e catalizzatore un cagnolino che scappato al suo padrone, Yannis, attraversa il confine che separa la Cipro greca da quella turca e a causa delle leggi che dividono il paese non può tornare indietro legalmente. Da lì prendono il via una serie di tentativi di contrabbandare il povero Jimi nella parte dell'isola in cui vive Yannis, che ingaggia per riportarlo a casa due insoliti compagni di viaggio: un uomo che abita nella casa che un tempo era della sua famiglia, un contrabbandiere turco e perfino la sua ex. Premiato al festival di Tribeca e fresco del premio del pubblico al festival di Carbonia, questo film originale e drammatico, nonostante l'ironia della storia, arriva nelle nostre sale il prossimo 18 aprile in una ventina di copie, distribuito dalla Tucker Film.

A presentarlo sono venuti a Roma il regista e il protagonista, l'attore Adam Bousdoukos, di origine greca ma nato ad Amburgo, che abbiamo visto in alcuni film di Fatih Akin tra cui Soul Kitchen. Il tema tocca in prima persona il regista, che è anche autore di quello che è il suo primo lungometraggio. “È qualcosa che ho vissuto tutta la mia vita, sono cresciuto a Nicosia e non potevo attraversare il confine per andare nella parte nord, non c'era nessuna comunicazione tra i turchi ciprioti e i greci ciprioti. Nel 2003 quando hanno messo il checkpoint ho incontrato per la prima volta dei turchi ciprioti. Andare al nord è stata un'esperienza molto strana perché da piccolo vedi delle foto, senti parlare dei posti, di persone che hanno perso la propria casa e sono diventati di fatto profughi ed è davvero una sensazione strana. Ti sembra di conoscere il luogo, gli edifici e le persone sono uguali, puoi vedere le montagne e ti sembra di esserci già stato, al tempo stesso ti è estraneo e familiare. Ti rendi conto che siamo gli stessi, dividiamo una piccola isola ed è inaccettabile essere divisi”.

Bousdokous racconta la sua esperienza: “La prima volta che sono stato a Cipro è stato nel 2000 con Soul Kitchen, allora ho visitato la parte turca, al nord, col regista che mi ha fatto vedere la sua casa, ed è stato difficilissimo attraversare la frontiera, ci sono voluti tantissimi documenti. 13 anni dopo per questo film ho visitato di nuovo quella parte ed è cambiata, non c'è paragone rispetto a prima. Sono cresciuto in Germania e l'argomento di Cipro era importante anche per i greci dell'estero. La sceneggiatura di Marios mi è piaciuta subito perché racconta una storia così drammatica in modo soft, bello e anche comico”. L'altra star del film è Jimi, che nella realtà si chiama Pepper: “Era una cagnolina molto giovane e stava ancora imparando, la proprietaria è un'addestratrice. Il clima era molto diverso visto che venivano dall'Olanda e a Cipro c'erano 40 gradi per cui è dovuta venire un po' prima per adattarsi, portava una specie di vestito rinfrescante e nel pomeriggio doveva fare il riposino. Ora ha fatto carriera e fa pubblicità”.

Tornando alle origini, Bousdoukous parla delle sue: “I miei genitori sono emigrati, sono partiti negli anni sessata dalla Grecia, come tanti jugoslavi e italiani. Anche nel paese in cui sono cresciuto, la Germania, abitavamo in un quartiere con tanti turchi. Abbiamo capito che avevamo tante cose in comune, ho frequentato una scuola greca, ho iniziato imparando il greco antico poi ho studiato la storia ottomana. Era strano, perché si poteva sviluppare un sentimento di odio verso i turchi sapendo cosa era accaduto, ma i miei migliori amici erano turchi, col tempo ci siamo conosciuti così bene che abbiamo scoperto che abbiamo più cose in comune di quante ci differenzino, siamo cresciuti con una mentalità più aperta. Ho conosciuto Fatih Akin a scuola e avevamo in comune l'amore per il cinema, così abbiamo iniziato a fare film”.

Piperides conferma: “questa cosa che lui ha detto della scuola, dell'impero ottomano, è vera. “Non dimenticare” era scritto anche sui nostri quaderni e libri, che raccontavano la storia dell'invasione e dell'occupazione turca. Un bambino di 6 anni subisce per anni a scuola questa continua propaganda, magari poi da grande entra nell'esercito e continua ad odiare. Purtroppo io non ho avuto l'occasione che ha avuto Adam di conoscere persone turche. Tutto parte della scuola anche se la storia non cambia la sua narrativa su chi ha ragione e chi ha torto. In questo modo si porta avanti l'odio, si cresce con questa idea nella testa".

Come tutte le piccole produzioni girate con un budget limitato e con una troupe mista, le difficoltà della storia si sono rispecchiate nella realtà: “Abbiamo girato per lo più nella parte greca, perché non potevamo portare il cane dall'altra parte. Abbiamo pensato di lasciare tutte le scene con il cane alla fine, per girare al nord nella parte occupata avrebbe dovuto passare da Istanbul perché veniva dall'Olanda e avrebbe dovuto restare in quarantena 3 mesi. La maggior parte quindi è girata a Sud, ma la città è la stessa,non è stato molto difficile ricostruire le scene ambientate al nord. Nel film si vede la zona cuscinetto, e quando il cane attraversa il confine è la zona vera, abbiamo poi costruito un checkpoint per quando attraversava la notte. Nella troupe tutti provenivano da diversi background, attori e tecnici. La maggior parte veniva da Cipro e abbiamo imparato l'uno dall'altro, rispettando il modo con cui gli altri lavorano e trovando un equilibrio, abbiamo collaborato molto bene. C'erano tedeschi, turco ciprioti, greco ciprioti, greci e un cane olandese. Alcune volte eravamo "lost in translation" ma abbiamo trovato un modo per comunicare e passarci le informazioni”.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento