Interviste Cinema

Tim Burton a Roma presenta il suo Dumbo: "La scelta era tra rifare quello o il Gatto venuto dallo spazio"

42

Il regista, spiritoso e vivace, dribbla le domande più scomode e spiega la sua visione per il delicato remake.

Tim Burton a Roma presenta il suo Dumbo: "La scelta era tra rifare quello o il Gatto venuto dallo spazio"

Saltella come un grillo, a sessant'anni compiuti, il buon Tim Burton nella conferenza stampa dedicata a Dumbo, remake dal vero del classico Disney omonimo del 1941, realizzato sempre per la Disney. E' ragionevolmente contento, visto che ritira stasera il suo David di Donatello alla carriera, sottolineando come si sia sempre "sentito a casa in Italia" e come tra i suoi cineasti di riferimento ci siano Federico Fellini, Mario Bava e Dario Argento. E inoltre: "Son contento innanzitutto perché non mi premiano tanto spesso!"

Dopo aver dato il via alla febbre dei remake dal vero dei classici, in seguito al successo smisurato del suo Alice in Wonderland nel 2010, Burton ha scelto proprio Dumbo come sfida successiva: perché? Secondo il regista, dal momento che l'originale era un film "legato alla sua epoca" e piuttosto corto, c'era spazio di manovra per renderlo abbastanza diverso, pur omaggiandone i punti fermi. Dumbo era inoltre uno dei suoi film animati Disney preferiti: "E comunque" - scherza (o forse no?) - "La scelta era limitata: o Dumbo o Il gatto venuto dallo spazio!".
Quale sarebbe lo spazio di manovra? La sceneggiatura è più umano-centrica, e racconta la storia familiare dei due bambini e del loro papà, privati della figura materna, in parallelo a quella di Dumbo che si trova nella stessa circostanza: "Mi interessava il tema della famiglia, delle diverse forme di famiglia". In tutti i sensi. Il suo Dumbo è popolato da attori vecchie conoscenze del suo cinema: Danny DeVito, Michael Keaton ("Non lo vedevo da vent'anni!"), Eva Green, Alan Arkin. "Dopotutto era un film sulla famiglia, no? E un circo è un po' come un film, quindi..."

Fellini o meno, Burton confessa di non avere mai amato il circo nella sua forma tradizionale, di temere i clown e di non andare proprio d'accordo con l'idea degli animali selvaggi costretti a esibirsi, un aspetto di cui la nuova versione di Dumbo tiene presente. Anche la celebre danza degli elefanti rosa, incubo per qualcuno, è stata affrontata da un punto di vista diverso: "Era un'immagine da preservare, seppur in un altro contesto: oggi suona male un minore che si ubriaca, un Dumbo strafatto!"



Burton indugia brevemente sulle scelte stilistiche e produttive, come la creazione di occhi sufficientemente espressivi per il nuovo Dumbo: "Non parla, doveva suscitare una reazione emotiva: a ogni personaggio i suoi occhi". Balza rapidamente da un collega giornalista che gli ha portato un Jack di Nightmare Before Christmas da autografare, lo prende in braccio: "Ecco, in questo caso per gli occhi non feci molta fatica!"
Nonostante Dumbo e sua madre siano realizzati in CGI, la maggior parte dei set sono stati realizzati sul serio, con un utlizzo limitato del green screen: "Esplorare le opportunità che ti dà la tecnologia è importante, ma l'aspetto tattile è meglio non perderlo del tutto"

Burton oscilla tra il realismo e le risposte accorte, dietro alla facciata buffonesca: hai l'idea che ormai sappia muoversi più che bene tra i paletti hollywoodiani, e pesi le parole più di quanto voglia far sembrare, dietro una battuta e l'altra. Respinge al mittente anche una domanda sui Batman venuti dopo i suoi. Chi ha raccolto meglio la sua eredità, Nolan o Snyder? "Son tutti bravi!" Poi, facendosi più serio: "Mi sento fortunato ad aver fatto Batman, in quel periodo era una cosa nuova."

I trascorsi molto autoriali di un personaggio come Burton spingono a domande riguardanti la Disney, non percepita proprio come la culla dell'autorialità. Anzi, la storia del nuovo Dumbo, con l'impresario megalomane di Michael Keaton che vuole costringere l'elefantino in una macchina spettacolare spersonalizzata, in un grande parco di divertimenti, ne appare una metafora ("Sì, ma alla fine Dumbo scappa, c'è il lieto fine!", ride). Ha avuto libertà autoriale sufficiente? "Nessuno te la dà davvero. La Disney per me è come una famiglia, c'è del buono e del meno buono in ogni famiglia, ma rimane pur sempre la tua famiglia."
E differenze tra la Disney dell'epoca in cui vi entrò, epoca Red e Toby e Taron e la Pentola magica, rispetto alla Disney attuale? Anche se qualcuno gli ricorda che in un'autobiografia descrisse quel periodo come "un incubo", sentendosi alieno a quella forma mentis, col senno di poi Tim ammette che proprio quell'azienda allo sbando e destrutturata gli permise di trovare lo spazio per realizzare liberamente le sue prime cose, come i corti Vincent e Frankwenweenie. "Tutto sommato mi servì".



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming