Interviste Cinema

The Place: Il racconto morale secondo Paolo Genovese e Valerio Mastandrea

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L’atteso ritorno del regista del grande successo Perfetti sconosciuti.

The Place: Il racconto morale secondo Paolo Genovese e Valerio Mastandrea

Dopo il successo di Perfetti sconosciuti, Paolo Genovese ha diretto The Place, la sua versione di una breve serie televisiva americana, The Booth at the end. Un uomo senza nome, interpretato da Valerio Mastandrea, siede in un bar sempre nello stesso tavolo e riceve dieci persone, ascoltando le loro dieci richieste, per esaudire le quali impone delle contro richieste, spesso eticamente molto problematiche.

Si rinnova la scelta di un cast corale per Paolo Genovese, come nei suoi film precedenti. L’ha commentato incontrando la stampa alla Festa di Roma, dove ha chiuso la selezione ufficiale. “Ognuno ha lavorato un giorno o due, tranne Valerio che per tredici giorni è stato seduto immobile su quella sedia. Quest’anno se vince il David sarà quello per la scenografia, è l’unico che gli manca. Amo la coralità, per la possibilità che regala di raccontare da più punti di vista, che in questo caso era nella natura stessa della storia. Qual è il limite dell’asticella della nostra morale? Questo ci viene chiesto, declinandolo per dieci personaggi, con dieci esigenze diverse. In questo periodo giudichiamo molto e in fretta, specie sui social. Qui abbiamo cercato di giudicare noi stessi, in maniera più riflessiva, chiedendoci: cosa avremmo fatto se ci fossimo trovati nella situazione di uno dei personaggi, con una figlia malata di tumore e la possibilità di salvarla uccidendo un altro bambino?”.

Sulla scelta di questo progetto, quando avrebbe potuto girare “anche la storia di una farfalla”, il regista spiega. “L’ho fatto perché mi sono imbattuto casualmente in quest’idea, una piccola serie. C’è sicuramente un filo rosso che lega Perfetti sconosciuti e The Place: indagare la parte più nera delle persone, entrambi non sono certo film solari o felici. Uno ci mostra quanto poco conosciamo le persone intorno a noi, quest’ultimo quanto poco conosciamo noi stessi. Quando hai successo con un film, la conseguenza è che poi puoi fare quello che vuoi, il pubblico si fida, almeno per il primo fine settimana. Ho cercato di evitare di fare un parente di Perfetti sconosciuti, pensavo sarebbe stata un’occasione sprecata. Cito sempre una frase dei Taviani, ‘cerchiamo di non dare quello che piace al pubblico, ma quello che gli potrebbe piacere’. Ho usato il credito maturato per fare un film drammatico, difficile, e fuori dagli schemi.

Inevitabile la sequela di battute e tentativi di evitare le domande da parte di molti degli attori presenti, vecchi dribblatori di microfono, e discoli della fatta di Valerio Mastandrea, particolarmente preso dal ruolo. “Il mio personaggio non ha una storia da raccontare, ma aiuta gli altri, in questo riguarda me come tutti. Mi ha portato a riflettere su alcune sfumature nascoste nell’idea di aiutare gli altri, come la necessità talvolta di non mettere toppe nella loro vita, aiutandoli invece ad autodeterminarsi. Non l’ho mai vista come un’entità demoniaca, magica o angelica, ma come uno specchio. Una figura ancora più inquietante, che non ti presta il fianco, ma ti obbliga a una scelta che deve essere tua. Sta a te decidere, anche se è terribile la conseguenza, mentre io posso anche non esistere, possono anche stare al bar a parlare da soli.”

Il momento di alleggerimento della serietà dei temi affrontati è arrivata quando, alla domanda per gli attori romani su quale fosse un luogo che li ispiri particolarmente, Marco Giallini ha risposto deciso, “er cesso. Mi faccio certe pensate, ogni tanto non rispondo anche per 40 minuti e mi pigliano per morto.” Al che Mastandrea ha rilanciato, “sulla tangenziale, in macchina, alle 5 del pomeriggio. Lì esce fuori tutta la mia anima”. Un tantino più serio Genovese, che ha evocato i viaggi in motorino, “quando non rispondi al telefono e ti estranei a meraviglia”. 

Sulle similitudini con il suo personaggio, Silvio Muccino ha detto: “Volendo ce ne sono, è bello pescarle. Paolo ci ha chiesto di evocare quello che la macchina da presa non raccontava, che lo sguardo escludeva. Una sfida stimolante, come riconoscere in questa zona d’ombra una bomba a orologeria, che tutti andiamo dentro e da cui vogliamo scappare. Non ci piace avvicinarci, guardarla da vicino e venirci a patti”.

The Place uscirà il prossimo giovedì, 9 novembre, in oltre 500 copie, distribuito da Medusa.




  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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