Interviste Cinema

The Pills - Sempre meglio che lavorare: Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi esplorano la linea d'ombra al Pigneto

14

Il trio romano divenuto famoso grazie ai video su YouTube debutta al cinema grazie a Pietro Valsecchi.

The Pills - Sempre meglio che lavorare: Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi esplorano la linea d'ombra al Pigneto

Un po' come successo un paio di settimane fa per il film di Checco Zalone, sul palco del cinema Adriano di Roma, accanto alla sua nuova scommessa, i The Pills, ci sono Pietro Valsecchi e anche dei bambini: in questo caso, i giovanissimi attori che hanno interpretato il ruolo dei protagonisti, Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi, da piccoli.

Il trio romano, divenuto celebre grazie a video comici su YouTube, è stato segnalato al produttore da “amici e conoscenti giovani: mi sono piaciuti molto, sono sempre alla ricerca di nuovi talenti. Questo film è la risposta a chi mi chiede dove metto tutti i milioni di Checco Zalone: li metto nel cinema. A questo proposito, Luca Medici mi ha chiamato, e mi ha detto che il film gli è piaciuto molto.”
Da bravo e furbo mercante, Valsecchi cavalca ancora il parallelo con lo Zalone dalle uova d'oro, prima di lasciare la parola ai tre ragazzi: “In fondo,” dice, “Quo Vado? Parla del posto fisso, mentre questo di quelli che di lavorare non hanno voglia: due facce della stessa medaglia, direi.”
Il titolo, d'altronde, è indicativo: The Pills – Sempre meglio che lavorare. Indicativo e capace di sintetizzare alla perfezione quella che, più che una trama, è un canovaccio che fa da spunto a una serie di siparietti e situazioni pseudo-comiche. Luca, Luigi e Matteo, giunti alle soglie della linea d'ombra, per dirla con Conrad (o, se preferite, con Jovanotti), rifiutano ognuno a modo loro l'ingresso nell'età adulta e l'abbandono dell'abituale fancazzismo velleitario a base di caffè, birette, canne e “progetti che non realizzeremo mai.” C'è chi vuole addirittura tornare all'adolescenza, come Luigi; chi, come Matteo, si vede rubare il ruolo di velleitario dal padre in pensione e sviluppa un rifiuto per l'erba; chi, ed è il caso di Luca, si fa tentare da quella droga pesante che è il Lavoro per poi farsi salvare dagli amici di sempre.

“Da dove viene questa storia? Quando abbiamo deciso di fare il film abbiamo cercato di realizzare la cosa più onesta possibile, riportando sullo schermo qualcosa di autobiografico,” racconta Luigi Di Capua, il più chiacchierone ed estroverso dei tre. “Quando è nato The Pills, eravamo tutti e tre laureati e alla ricerca di lavoro. Era il 2008, era scoppiata la crisi, e tutto quello che trovavamo erano lavori a 300 euro al mese per 8 ore di lavoro al giorno in un ufficio: allora abbiamo cercato di divertirci in casa, di provare a fare da noi quello che ci piaceva. Nei primi due anni di miseria prima del successo, siamo rimasti compatti, non abbiamo voluto cedere alle lusinghe del lavoro e smettere di credere in quello che abbiamo iniziato insieme. C'era quell'immobilismo che vedete nel film, abbiamo cerato di riportare quel sentimento lì. E abbiamo anche cercato di riportare il sentimento di avere trent'anni: quello per cui senti l'inizio del decadimento fisico, hai il padre velleitario che ti ruba la parte, sperimenti l'allontanamento dalle canne e la tentazione del lavoro.”
“Il nostro rifiutare quei 300 euro,” aggiunge Matteo Corradini, il più sarcastico dei tre, quello con la street attitude bene in vista, “è nato anche dal questionare l'eticità di quell'offerta. Poi non nascondiamo, nemmeno nel film, gli sforzi fatti dalle nostre famiglie per sostenerci in quel periodo, e gli siamo molto riconoscenti.”

Parla di meno, Luca Vecchi, quello alto con la barba, il regista del film e dei video su internet, presumibilmente il più concreto. Parla di meno per carattere, e perché reduce da una brutta influenza che, forse, non ha ancora superato del tutto.
A proposito del salto dal web al grande schermo dice che “è stato un bel battesimo del fuoco, del quale porto ancora le cicatrici, ma che è stato formativo. Spero, con molta umiltà, che sia stato un buon primo tentativo, e che magari ne seguano altri più riusciti.
Sul fatto che realizzare The Pills – Sempre meglio che lavorare sia stato faticoso, sono d'accordo tutti e tre: “È stato molto impegnativo: ci siamo fatti un culo come una capanna, è stato un parto,” dice Luigi, “abbiamo cercato di portare il nostro linguaggio del web al cinema, mescolando i due registri: rivedendo il film, l'ho trovato curioso a livello di linguaggio. Matteo annuisce, e aggiunge: “L'esperienza l'ho sentita diversa rispetto al web, abbiamo imparato parecchio, e le speranze sono quelle di avere un riconoscimento, che il nostro film possa trovare la sua fetta di pubblico.”

Uno dei grandi interrogativi che circonda il film dei The Pills, e che serpeggiava in sala, riguarda proprio la sua esportabilità al di fuori del Grande Raccondo Anulare, così ancorato com'è a una certa Roma e una certa romanità che poi è quella della “nuova” Roma Sud: quella del Pigneto e delle velleità artistiche, quella che si riconosce negli stessi luoghi, negli stessi modi di dire, negli stessi ascolti musicali. “Volevamo portare una certa tribalità romana al cinema,” intellettualizza Luigi. “Ma, a Milano come altrove, ognuno ha il suo Pigneto. La colonna sonora l'abbiamo scelta fra di noi. Avevamo pensato di selezionare dei vecchi classici, come Vasco, ma poi ci è parso giusto rappresentare al cinema l'immaginario attuale anche per quanto riguarda la musica, mettendo dentro artisti che magari sono anche nostri amici. ” Tra questi, amici o meno, i The Giornalisti, Calcutta, e Niccolò Contessa de I Cani.

Tornando alle immagini, Luca Vecchi commenta così il citazionismo spinto, e primariamente americanofilo, del suo film: “Siamo figli degli anni 80 e 90, ci ha cresciuti il televisore, che è stato la nostra baby sitter, e abbiamo quindi fruito tutto: dalla commedia italiana a quella americana, videoclip di MTV e la pubblicità. Quanto alla comicità, dipende: abbiamo gusti diversi fra di noi. C'è chi ama più lo slapstick, chi i fratelli Marx, chi i cartoni Warner, chi lo stand up.”
Matteo cita invece i Monty Python e i libri di Terry Pratchett, e Luigi ammette che “prima vedevo quasi solo i comedian americani come Larry David, Louis CK o Jerry Seinfeld, poi ho scoperto la commedia all'italiana, e quel retrogusto malinconico che abbiamo messo nel film e che spero abbiate colto.”

Il film dei The Pills si chiude identificando nella cicorietta ripassata della mamma, quella che prima odiavi e poi hai imparato ad amare, il simbolo di qualcosa di nebuloso che si deve imparare ad amare nell'età adulta. Ma nessuno dei Pills sembra sapere ancora quale sia la loro cicorietta. “Forse fatturare,” dice Luigi. Basta fare attenzione, perché, come dice Luca, “La cicoria non ti uccide, ma le velleità forse sì.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming