Interviste Cinema

The Lone Ranger: un'intervista esclusiva a Tom Wilkinson

Nel film di Gore verbinski, l'attore premio Oscar interrpeta il ruolo del magnate delle ferrovie Latham Cole.

The Lone Ranger: un'intervista esclusiva a Tom Wilkinson

Tra i coprotagonisti di The Lone Ranger, nelle nostre sale da giovedì scorso, troviamo il grande attore inglese due volte candidato all'Oscar (In the Bedroom e Michael Clayton ) Tom Wilkinson.
Nel film diretto da Gore Verbinski, Wilkinson interpreta il ruolo di Latham Cole, un "visionario" magnate della ferrovia, che diventa la forza motrice per il completamento della Ferrovia Transcontinentale. Wilkinson, di cui vi proponiamo qui sotto un'intervista in esclusiva, ha così descritto il suo personaggio: " Cole è un uomo che non va tanto per il sottile quando vuole ottenere qualcosa, in un certo senso è spietato moralmente perché è disposto a calpestare chiunque cerchi di sbarrargli la strada."

Che cosa l’ha attratta rispetto al progetto The Lone Ranger?

The Lone Ranger fa parte del mio background. I miei coetanei ricordano senz’altro la serie TV e prima ancora i fumetti, con cui sono cresciuto, in America. E ovviamente c’era la serie televisiva con Clayton Moore e Jay Silverheels, di cui non perdevo mai una puntata. Volevo lavorare con Gore Verbinski, e la sola idea di fare qualcosa di tanto grande e complicato era allettante.

Che cosa l’ha colpita di questa versione, quando ha letto il copione?

Ritengo che abbia un approccio molto interessante. Ricordo che nella storia originale, il protagonista viene creduto morto e deve nascondere la sua vera identità affinché nessuno scopra chi è realmente, e anche nel film c’è questo elemento. Ma il film è molto più complicato e il rapporto fra il Cavaliere Solitario e Tonto presenta molte più sfumature psicologiche rispetto ai fumetti. E questo mi attraeva.

Come descrive il Suo personaggio nel film?

Interpreto un personaggio di nome Latham Cole che in un certo senso incarna uno dei padre degli Stati Uniti. E’ un uomo d’affari che rischia il proprio capitale per realizzare il suo ideale, e cioè un Paese unito dalla ferrovia. E’ un costruttore di strade ferrate. Ma per lui questa non è solo un’occasione per far soldi, anche se ovviamente questo aspetto fa senza dubbio parte della sua visione. In fondo tutti coloro che hanno contribuito alla costruzione di questo Paese erano dei “visionari”.

Non si trattava semplicemente di costruire le cose per gradi, ma di immaginare l’unione e la grandezza dell’America, cosa per cui tutti si adoperavano. Questo secondo me è il senso del mio personaggio. Latham Cole non va troppo per il sottile per raggiungere il suo scopo, ma penso che sia sempre stato così, che la gente che ha grandi idee non si fa troppi problemi a calpestare i principi o i diritti legali degli altri.

Cosa pensa del modo in cui è stato riprodotto il West americano e che effetto ha avuto sulla sua performance?

La performance di un attore non dipende dal set. Se è una brutta performance, lo è al di là del luogo in cui ci si trova. Hanno creato uno scenario spettacolare e tutto ciò che si vede nel film è davvero incredibile! Magari non saranno stati i luoghi più confortevoli in cui girare ma il loro effetto nel film è incommensurabile.

Come è stato lavorare con il regista Gore Verbinski, e cosa pensa della sua visione del film?

E’ un filmmaker unico. Questo è stato forse il film più grande in cui ho mai lavorato, un film difficile e complicato da gestire quotidianamente. Verbinski è straordinario nel saper organizzare migliaia di persone con la massima tranquillità. Non l’ho mai visto in collera o imbronciato. E’ sempre padrone della situazione, come tutti i grandi registi, infatti per me lui è un grande regista, che non accetta compromessi. Questo atteggiamento può essere scomodo per chi lavora con lui ma è questo che fa di lui quel che è. Ha una visione molto chiara di quel che desidera ottenere e Dio aiuti che prova a contrastarlo.

Come descriverebbe il tono del film?

Ci sono sia elementi comici che commoventi. Non sta a me dire in che modo questa mescolanza verrà gestita nella sala di montaggio. Gore Verbinski avrà l’arduo compito di amalgamare i vari aspetti contrastanti presenti in questa grande epica, creando una narrazione coerente e di intrattenimento.

Cosa pensa del look del suo personaggio?

E’ fantastico quando indossi il costume completo, ti guardi allo specchio e pensi che sia adatto al tuo personaggio: è perfetto. Se mi avessero detto che avrei dovuto indossare una maglietta e dei pantaloncini, senza barba, allora sarebbe stato il look ideale soprattutto per le temperature in cui abbiamo girato, di circa 35 gradi. Ma bisogna stringere i denti e andare avanti. È il mio lavoro. Starsene seduti all’ombra con indosso un costume pesante e la barba non è davvero il lavoro più pesante della vita!

Quest’anno si festeggia l’80mo anniversario di The Lone Ranger. Perché secondo Lei ha avuto sempre tale seguito?

Perché racconta delle belle storie, un po’ sul genere cappa e spada. Non si possono definire moderne o classiche, è un genere più complesso di quello del cavaliere in armatura e dei suoi buoni propositi che salvano il mondo. Il rapporto fra Tonto e il Cavaliere Solitario in ognuna delle versioni, sia in quella a fumetti, che in quella televisiva ed ora in questa cinematografica, trasmette un senso di unicità ed è questo il segreto del suo fascino duraturo.





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