Interviste Cinema

The Last Stand - L'ultima sfida: il nostro incontro con Arnold Schwarzenegger

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Schwarzy presenta a Roma il suo nuovo film in uscita il 31 gennaio prossimo

The Last Stand - L'ultima sfida: il nostro incontro con Arnold Schwarzenegger

Il ritorno in Italia di Arnold Schwarzenegger per promuovere l'action The Last Stand – L'ultima sfida, si annuncia con una sviolinata al nostro paese: prevedibile nei toni, provenendo da un ex-politico che per quasi dieci anni è stato governatore della California, sincera però quando ricorda i numerosi viaggi effettuati nel nostro paese non solo da attore ma anche da bodybuilder. Difficile in sala stampa parlare del film in sè.
Cosa trova più impegnativi, i palazzi del potere o i set?  "L'importante è la passione che metti in quello che fai, qualsiasi cosa tu faccia." Schwarzy ammette tuttavia che la politica tollera meno gli errori; considerà comunque la decade da governatore come la più istruttiva della sua vita. "A ogni ora parli di un argomento diverso: i senzatetto, i problemi delle forze dell'ordine, l'edilizia antisismica, le rivolte delle carceri. Devi studiare."

Arnold è accompagnato in sala stampa dalla bella coprotagonista Jaimie Alexander e da Johnny "Jackass" Knoxville, nel film un maniaco di armi da fuoco. Inevitabile che qualcuno si lamenti di una rappresentazione così scherzosa alla luce degli ultimi tragici avvenimenti in America: Johnny ribadisce che realtà e intrattenimento sono due concetti da tenere ben separati. Schwarzenegger gli fa eco, chiamato in causa da fervente Repubblicano (cita tra i suoi eroi Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov), ma aggiunge che simili episodi sono il campanello d'allarme per la società, che deve raccogliere la sfida e capire come prevenirli.
Ma allora è d'accordo con Obama, The Last Stand o meno? "Si commette un errore se si pensa che Obama si stia concentrando solo sulla diffusione delle armi." Spiega che il piano del Presidente prevede un'eguale attenzione al monitoraggio della delinquenza e dei soggetti mentalmente instabili: "Sono d'accordo su quest'intervento a largo raggio". Risposta diplomatica.

Dieci anni fa si parlava di possibili eredi di icone come Schwarzy, Stallone o Bruce Willis, ma gli stessi decani sono ancora sulla breccia, con i giovani che possono solo sperare di raggiungere lo stesso status iconico. Come mai? Laconico Arnold: "Grazie per avermi dato dell'icona, per il resto sono solo felice che le cose siano andate così!" Risate.
Il marcato legame della storia di The Last Stand con le tematiche e le atmosfere western non è sfuggita al cast: Schwarzenegger ricorda che il regista Kim Jee-woon ha diretto l'omaggio Il buono, il matto, il cattivo, Knoxville richiama Mezzogiorno di fuoco, la Jamie Alexander di Thor  considera Butch Cassidy uno dei suoi film preferiti di sempre.

La collaborazione con un regista sudcoreano che comunicava attraverso un interprete ha lasciato il tempo agli attori di osservarne curiosi il metodo di lavoro: Knoxville l'ha notato molto più disponibile degli Americani a "sporcarsi le mani" e a esondare dalle sue competenze per correggere dettagli negli effetti o nelle scenografie. Kim Jee-woon ha dovuto però subire i più rigorosi tempi di lavorazione dettati da Hollywood: pare infatti che in Sud Corea siano frequenti pause nella produzione di una o due settimane solo allo scopo di riordinare le idee. 

L'incontro dei due attori con il mito Schwarzenegger era avvolto sulle prime dal timore, presto fugato dall'interessato con: "Siete pronti a divertirvi?" Jamie ha trovato Arnold aperto e collaborativo, mentre Knoxville si ritiene ancora in estasi ripensando alla scena in cui passa le munizioni allo sceriffo, per il supermitragliatore: "Non stavo nemmeno più recitando, passavo i proiettili a Schwarzenegger!"
L'esperienza sul set di The Last Stand non ha nulla a che fare per Johnny con quelle sadomasochiste di Jackass: "Lì facevo di tutto per fallire, qui dovevo riuscire!" In una scena scala di persona un palo della luce, per poi cascare: persino Schwarzy, pur contento di averlo accanto spronato dai figli che sono suoi fan, ha temuto per la sua incolumità.

A 65 anni, Arnold sa invece ormai benissimo come gestire le prove fisiche: si considera ancora in forma, grazie anche all'esercizio giornaliero, ma si lascia scappare che il recupero dopo gli sforzi gli costa adesso del tempo in più. La lotta corpo a corpo tra lui e il villain Eduardo Noriega è stata preparata minuziosamente dai due nel corso di un weekend, con un coreografo, allo scopo di limitare l'uso delle controfigure allo stretto indispensabile. Ma davvero si può tornare con nonchalance sul set dopo uno stop così lungo? Non sono cambiate molte cose? "Una cosa non cambia mai: la gente vuole vedere bei film e belle storie".
E' cambiato qualcosa invece nel mercato hollywoodiano, ora molto più aperto al mondo: Schwarzenegger ricorda che ai tempi di Conan il barbaro (1982) era impensabile andare in Giappone o in Italia per promuovere un film, al di fuori dei soliti festival. Da straniero lo considerava un errore. Ora è giusta prassi, e constata l'internazionalità dell'ambiente aggiungendo con orgoglio ironico: "Ai Golden Globe hanno appena premiato un austriaco!"
Chissà se Michael Haneke si è mai paragonato a Schwarzy.






  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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