Interviste Cinema

The Lady: parla il regista Luc Besson

La dolente e straordinaria vicenda di Aung San Suu Kyi, eroina nazionale birmana che attraverso l'amore e la non violenza si è battuta per la libertà del suo paese, arriva nelle nostre sale a pochi giorni di distanza dalle prossime elezioni in Birmania.


La dolente e straordinaria vicenda di Aung San Suu Kyi, eroina nazionale birmana che attraverso l’amore e la non violenza si è battuta per la libertà del suo paese, arriva nelle nostre sale a pochi giorni di distanza dalle prossime elezioni in Birmania.
La coincidenza, sicuramente casuale, ha reso più forte la nostra percezione del film e ha spinto Luc Besson a parlare con grande entusiasmo della sua nuova creazione, intitolata The Lady e voluta fortemente dalla protagonista femminile Michelle Yeoh.
E’ stata lei a convincere il regista a raccontare questa storia.

Una storia umana, più che politica, come lo stesso Besson ci ha spiegato in un incontro avvenuto alla Casa del Cinema di Roma: “Non volevo fare né un film politico né tanto meno un documentario. In fondo, per conoscere la storia di Aung San Suu Kyi è sufficiente andare in rete. Conoscevo pochissime cose su di lei, sapevo per esempio che aveva vinto il Nobel per la pace, ma ignoravo quasi completamente la sua storia personale. Appena ho cominciato a leggere la sceneggiatura, mi sono immediatamente commosso. Mi emozionava la vicenda privata di questa donna, una creatura minuta e di appena 50kg che aveva avuto la forza di opporsi a un regime militare così temibile. Mi colpiva il suo profondo amore per il marito e per la patria. Stavo lavorando a un altro film e l’ho subito interrotto, perché sentivo la necessità di raccontare una vicenda che ruotasse intorno a dei veri rappresentanti della razza umana, a dei veri eroi”.

Nonostante la passione per il suo progetto, Luc Besson ha incontrato notevoli difficoltà fin da subito, per la precisione nel momento in cui ha cominciato la sua caccia alle informazioni: “Non c’erano libri da consultare e tutti i più cari amici di Suu erano morti. C’erano i suoi familiari, a cui ho dovuto chiedere il permesso di fare il film, ma non avevo voglia di disturbarli. Mi ha aiutato soprattutto Amnesty International, che mi ha mandato un’esaustiva e dettagliata documentazione. Alcuni giornalisti internazionali mi hanno poi messo a disposizione 2h di girato, che mi hanno consentito di ricreare ambientazioni e costumi. Le immagini finali con la rivolta dei monaci vengono da lì. Ho letto infine i racconti di svariati detenuti, che, contrariamente a quanto si vede nel film, venivano rinchiusi in piccole gabbie insieme a dei cani”.

Poco soddisfatto dalle fonti ufficiali, nella sua crociata per la ricostruzione della vita politica di Aung San Suu Kyi  Besson si è rivolto anche ad alcuni liberi cittadini birmani: “Non ho avuto grande fortuna. I birmani non parlano mai di Suu, non pronunciano nemmeno il suo nome. Semplicemente, la chiamano The Lady, la signora. Sono un popolo che ha paura. E che viene controllato dalla mattina alla sera. Ho trascorso diverse settimane in Birmania come turista e già all’aeroporto qualcuno ha cominciato a seguirmi. Pensate che fino a 5 anni fa un visto durava un giorno. Adesso la situazione è migliorata, ma se vuoi fare un giro o visitare il paese, puoi compiere solo determinati percorsi. In Birmania praticamente non esiste libertà. Fino a poco tempo fa, se una persona veniva sorpresa con una copia del “Times” in tasca, veniva arrestata. Ancora adesso, se qualcuno vuole trascorrere la notte non a casa propria, deve fare rapporto al commissariato di polizia. Se lo dimentica, o se la polizia gli fa visita per un controllo e non lo trova, la punizione è sempre la prigione”.

Descrivendo l’agghiacciante situazione politica ed economica birmana, Luc Besson ci ha messo a parte anche delle abissali differenze fra la gente normale e i militari:  “Per strada ci sono persone che muoiono di fame, mentre le famiglie dei generali e dei soldati hanno un’enorme quantità di denaro. Sono nel giro della droga e possiedono almeno 5 Ferrari, una Jaguar e 10 Rolex. La cosa ridicola è che le loro auto di lusso non possono circolare, perché le strade sono malmesse e piene di buche che sono vere e proprie voragini. E’ un’ingiustizia, è la negazione di ogni democrazia. Quando noi europei diciamo che le nostre democrazie sono ingiuste, dovremmo riflettere su una cosa: nel parlamento birmano, il 50% dei seggi è riservato ai militari. Per quanto riguarda il restante 50%,il 95% è appannaggio di ex militari”.

Convinto dell’importanza e dell’urgenza del suo film, Luc Besson lo ha fatto vedere ai un gruppo di giovanissimi studenti di storia del cinema: “I ragazzi che hanno visto The Lady mi hanno subito detto: non mi ero reso conto di quanto tutti noi fossimo liberi’. Nei paesi in cui i diritti umani vengono rispettati, tutto sembra naturale. La libertà e la democrazia non vanno mai date per scontate. La democrazia è come l’amore: va curata, coccolata, sennò si esaurisce e scivola nella dittatura. Ogni dittatura prima era una democrazia, e il cambiamento in peggio avviene nel preciso momento in cui si priva un popolo della cultura e dell’informazione”.

Ovviamente Besson ci ha detto la sua sulle elezioni del 1° aprile: “Penso che le cose andranno bene e che Aung San Suu Kyi verrà quanto meno inclusa nel parlamento. E secondo me, nel giro di 4 o 5 anni, sarà addirittura presidente. Se il governo decidesse di eliminarla, farebbe una cosa molto impopolare, perché questa donna ormai è considerata una santa. E’ l’unica persona ad essere riuscita a unire le 120 etnie del paese, che la sostengono in virtù della sua scelta di non violenza. Inizialmente il regime militare pensava di poterla manipolare e controllare, ma lei ha combattuto una battaglia nobile, spinta solo dall’amore per il suo popolo e non dalla smania di potere e di denaro. Perciò è impossibile comprarla”.

Prima di andare via, Luc Besson ci ha confessato che Aung San Suu Kyi non ha ancora visto The Lady: “Suu mi ha giurato che lo vedrà, ma solo quando si sentirà pronta. Al momento sarebbe troppo doloroso per lei. In Birmania naturalmente il film è proibito, ma ha battuto ogni record di pirateria e circola già da diverso tempo. Come regista e come artista, sono contro la pirateria, ma nei paesi in cui non c’è libertà di stampa e di espressione la considero utile, anzi necessaria”.

Distribuito dalla Good Films e interpretato anche da David Thewlis, The Lady uscirà in 150 copie il 23 marzo.

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