The Elevator: tutto in un ascensore nel thriller opera prima di Massimo Coglitore

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The Elevator: tutto in un ascensore nel thriller opera prima di Massimo Coglitore

“Un piccolo film di genere”, lo definisce il produttore Riccardo Neri, girato in un piccolo spazio come un ascensore. Non si poteva intitolare che The Elevator, questo thriller opera prima di Massimo Coglitore, girato nel 2013 da creatività tutte italiane, ma con un cast di lingua inglese e un’ambientazione a New York. Ma andiamo con ordine: nasce tutto da una storia vera, quella di “un traffico di organi di cui sentimmo parlare mentre eravamo in Brasile”, ha detto incontrando la stampa Neri. “Un signore non si arrese a un referto medico che parlava di morte per cause naturali del figlio di dieci anni. Indagò per tre anni, scoprendo come dietro ci fosse un’organizzazione criminale di traffico d'organi, guidata da un politico. Noi abbiamo preso spunto, gli sceneggiatori Mauro Graiani e Riccardo Irrera hanno avuto l’idea di sviluppare questa storia in un ascensore, in un piccolo film, ma ambizioso, in una sola location e con pochi attori, per lo più i due protagonisti, James Parks e Caroline Goodall. Volevamo risorse di alto livello, nonostante sia un’opera prima girata in quattro settimane. Mi piace definirla una sciarpetta di cachemire, invece di un maglione: più piccola ma di valore. Dopo poco siamo partiti, e negli anni il film è stato venduto in molti paesi, ha avuto successo in home video in Germania e in est Europa è fra i più piratati.”

Autore di corti, pubblicità e film per la televisione, Coglitore si definisce “appassionato di cinema di genere. Ho letto la sceneggiatura vedendo subito la possibilità di approfondire l’interessante dramma di questa donna distrutta dal dolore per la perdita di un figlio alle prese con un uomo di potere che col denaro compra tutto. Il pubblico ha quasi la funzione di una giuria popolare, in dubbio fino alla fine su chi sia colpevole e chi innocente. Non ho problemi a dirigere la sceneggiatura di altri, anzi, può aiutare una maggiore obiettività, poi non ho problemi a tagliare delle scene per il bene di un film. Abbiamo costruito un ascensore smontabile, genialmente ideato dallo scenografo, in modo da poter muovere la macchina, stando il più possibile sugli attori, sul loro dramma e sconforto, senza flashback, se non un paio, funzionali alla storia. Altrimenti si rischiava il didascalico”.

Protagonista, come detto, è una donna, madre che chiude in ascensore un celebre conduttore televisivo, sospendono di aver ricevuto il rene del figlio, vittima in piena salute di una banda di trafficanti d’organi. Un ruolo inedito per Caroline Goodall, interprete britannica amata dal teatro e dal cinema, in cui esordì in Hook di Spielberg, bissando poi in un altro suo film, nel ruolo della moglie di Liam Neeson nel capolavoro del regista californiano, Schindler’s List. Fra questi due film aveva anche girato l’avventuroso Cliffhanger, a Cinecittà, dove è tornata con piacere a distanza di molti anni proprio per girare The Elevator. La produzione è arrivata a lei su suggerimento del marito, uno dei nostri grandi direttori della fotografia, Nicola Pecorini, collaboratore abituale di Terry Gilliam, che non è riuscito a trovare tempo per lavorare al film. Ha lasciato però in dote una protagonista di livello come la Goodall. 

“Vivo in Italia, ma lavoro spesso in inglese, anche facendo accenti vari, dall’americano all’australiano, pur essendo nata a Londra”, ha dichiarato in un ottimo italiano l’attrice. “Mi piace la diversità, così come l’opportunità di lavorare in Italia. Adoro Roma e abbiamo girato a Cinecittà, dove sono tornata per la prima volta dopo vent’anni. Non trovi facilmente, come attrice, un ruolo così signficativo. Si parla molto di riscatto femminile, in questo momento, ma penso che tutti possano entrare nella mente dell’altro, senza che sia importante il genere. La cosa importante è capirci di più fra noi; è interessante perché ho scritto e prodotto un film quest’anno, The Bay of Silence, girato anche in parte in Italia, a Sestri Levante, che sicuramente ha un punto di vista maschile, pur essendo io una donna e avendo un set 50% maschile e 50% femminile. Preferisco pensare di continuare a non separare l’occhio maschile da quello femminile, ma trovare una strada comune, anche raccontando storie dell'altro genere”.

Nel film anche Burt Young, nominato all’oscar per l’indimenticabile ruolo di Paulie, cognato e amico di Stallone in Rocky, oltre al Joe di C’era una volta in America.

The Elevator uscirà nelle sale il prossimo 20 giugno, distribuito da Europictures.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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