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The Conjuring - Il caso Enfield: un'intervista esclusiva al regista James Wan

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Uno dei Re Mida del cinema dei nostri giorni racconta curiosità e retroscena sulla lavorazione del film e parla della sua passione per l'horror.

The Conjuring - Il caso Enfield: un'intervista esclusiva al regista James Wan

Domanda: Nel portare la storia a Enfield, alle porte di Londra, hai cercato di creare un ambiente totalmente diverso rispetto a quello del primo film?

JAMES WAN:  Sì, uno dei motivi per cui volevo tornare e avevo voglia di farlo era che questo sequel è molto diverso nello stile.  Il cambio di location lo fa davvero sembrare un film diverso, e ovviamente il setting londinese negli anni Settanta gli ha regalato un aspetto particolare.

Domanda: Ho sentito dire è venuto un prete a benedire il set di The Conjuring - Il caso Enfield prima dell'inizio delle riprese. Di chi è stata l'idea?

JAMES WAN: Non so di chi sia stata, ma è stata ottima, perché poi le riprese sono andate liscissime. Non è successo nulla di troppo spaventoso: non che io sappia, almeno. A pensarci bene: Patrick Wilson ha un video spettacolare, girato da un membro della troupe una sera, quando avevamo finito di girare. È il video di questa gigantesca e pesante tenda che circonda lo studio dove giravamo che ondeggia senza che nessuno la tocchi.  Ed era tutto chiuso, le porte, l'aria condizionata e tutti i ventilatori erano spenti. È fichissimo.

Domanda: Patrick Wilson e Vera Famiga sono meravigliosi assieme. Cosa hai visto tra loro che ti ha spinto a scritturarli nel primo film?  

JAMES WAN:  Ho sempre ammirato Vera Farmiga, e mi piaceva l'idea di lavorare con lei. Credo di averla vista la prima volta in un film con Paul Walker intitolato Running: ho pensato che fosse incredibile in quel film, e in tutti quelli che ha fatto dopo. Mi piace il suo aspetto, mi piace la sua abilità come attrice. Sentivo che avevo bisogno di una come lei per interpretare questa specie di personaggio soprannaturale che è Lorraine Warren. Mi sento molto fortunato di averla scritturata, e che lei fosse eccitata per la parte. Il fatto che poi conoscesse Patrick, ha raddoppiato il mio entusiasmo: Vera aveva diretto la moglie di Patrick in un film, in precedenza.
Con Patrick ho già lavorato molte volte, negli Insidious, e lo adoro: è un grande attore. E poi, non so bene perché, le donne lo adorano.Quindi è stato tutto perfetto, e loro due sono andati d'accordissimo. Hanno più o meno la stessa età, e hanno in comune molte cose e molte influenze. Sono entrambi molto legati alla famiglia: lui è un padre e un marito affettuoso, e lei lo è come madre e moglie. Tutto questo era perfetto per la dinamica di cui avevo bisogno per i Warren.

Domanda: Ci sono state rivelazioni particolari da parte di Lorraine che hai voluto mettere in questo film?

JAMES WAN: Sì, anche se non era un dettaglio che aveva a che fare con questo caso in particolare. Ma più di ogni altra cosa, quello che volevo ottenere dai miei colloqui con Lorraine tra i due film, erano dettagli sul rapporto tra lei e Ed: mi piace tantissimo questo aspetto. Come ho sempre detto, anche se non credi in quello che sono e fanno, formano lo stesso una coppia di personaggi cinematografici interessantissimi. Quindi a Lorraine ho chiesto in particolare di questo: è invecchiata ormai, e la sua memoria non è più la stessa, ma mi ha raccontato lo stesso piccoli aneddoti su loro due, o su come Ed facesse o non facesse certe cose.

Domanda: Mi puoi dire qualcosa sulla casa dove avete girato? Sembra davvero spaventosa...

JAMES WAN:  Oh sì, ti fa venire voglia di disinfettarla tutta. Abbiamo parlato con alcune delle persone che sono state realmente lì alla fine degli anni Settanta, e che quindi sono state coinvolte in questa storia. Una di queste si chiama Graham Morris, oggi è uno stimato e rispettato fotografo di cricket, e ha scattato molte foto a tutto quello che è accaduto in quella casa all'epoca. Graham non poteva essere più scettico in partenza: non è una persona religiosa né particolarmente spirituale. Ci ha raccontato che quando è stato lì, sembrava che la casa dovesse cadere a pezzi da un momento all'altro: la famiglia che ci abitava era molto povera, e non aveva soldi per aggiustare nulla; e che, pur non credendo al soprannaturale, c'erano delle cose che accadevano che non riusciva a spiegarsi razionalmente: come oggetti che si muovevano da soli, o un mattoncino di LEGO che proveniva dal salotto e che l'ha colpito al volto, lasciandolo ferito. Solo che nel salotto non c'era nessuno, e queste case sono così piccole che non c'era spazio per nascondersi da nessuna parte. Ci ha raccontato che per qualche motivo, quasiasi cosa stesse accadendo lì, diventava evidente quando Janet era presente.
Quando abbiamo dovuto ricreare la casa in studio, ho cercato di essere il più fedele possibile alla realtà: e se il primo film era ambientato in una grande fattoria sperduta nel nulla, con un sacco di posti dove un "uomo nero" poteva nascondersi, qui le cose erano l'opposto. La casa è nel mezzo di un popoloso quartiere alla periferia di Londra, che ha anche un aspetto piuttosto noioso: è l'opposto della tipica casa stregata. E per me era una sfida eccitante quella di renderla spaventosa.

Domanda: Hai girato anche film di successo di altro tipo, ma hai chiaramente una grande passione e un dono per l'horror. Ci parli di quello che ha conquistato dell'horror, quando eri ragazzo?

JAMES WAN:  Prima di tutto, sono una grande fan del genere. Ho visto Poltergeist e Lo squalo quando ero giovanissimo, e mi hanno terrorizzato. Poltergeist, in particolare, mi ha lasciato il terrore delle bambole inquietanti, ed è per questo che ne sono così ossessionato.

Domanda: Anche dei clown...

JAMES WAN:  Già anche dei clown. È tutta colpa di Spielberg e di Tobe Hooper. Lo squalo, poi, mi ha lasciato il paura dei quello che non vedi bene, che è sconosciuto, come l'Oceano, e l'idea forte di togliere qualcuno da un ambiente dove è a suo agio per metterlo in uno dov'è letteralmente un pesce fuor d'acqua. Grazie a questi due film credo di aver iniziato a comprendere capire come si crea tensione. Quindi, uno dei motivi per cui ho inziato a fare film horror è che mi piace il genere, per creare qualcosa che proviene da una passione pura.
Ma mi ricordo anche di aver letto un articolo nel quale Sam Raimi diceva che l'horror è il genere migliore con il quale esordire al cinema, perché non ha necessariamente bisogno di molti soldi perché funzioni. Può funzionare bene, e puoi farlo bene, anche per pochi soldi.
Infine, la cosa più importante per me è che l'horror è un mezzo espressivo perfetto per un regista: gli permette di usare al meglio e nel modo più completo i movimenti di macchina, il montaggio, il sonoro, la recitazione. Ho sempre pensato fosse il modo migliore per mostrare quello che so fare come regista: e poi, dato che il mio primo film è stato un successo, Hollywood poi mi ha incasellato come autore horror.

Domanda: Ma c'è ancora qualcosa che ti spaventa?

JAMES WAN:  Nel cinema o nella vita in genere?

Domanda: In entrambi i casi.

JAMES WAN: Al cinema, penso di essere abbastanza fortunato: riesco ancora a distaccarmi dal regista che è un me e a guardare I film degli altri spaventandomi. Ma devo dire che è il mondo reale a farmi più paura: specie perché abbiamo delle elezioni presidenziali alle porte, negli States...

The Conjuring - Il caso Enfield arriva nei cinema italiani il 23 giugno prossimo:

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