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Interviste Cinema

The Avengers raccontato dal produttore Kevin Feige

Incontriamo per una lunga e interessanta roundtable il produttore della Marvel Kevin Feige. In un giorno di anteprima un po' rovinato dalle polemiche per il ritardato arrivo delle star, il sorridente braccio destro di Avi Arad risponde esaurientemente a tutte le domande.



Incontriamo per una lunga e interessanta roundtable il produttore della Marvel Kevin Feige. In un giorno di anteprima un po' rovinato dalle polemiche per il ritardato arrivo delle star, il sorridente braccio destro di Avi Arad, 39 anni, perfetta espressione di un pragmatismo tutto americano, risponde esaurientemente a tutte le domande.
La sua carriera inizia nel 2000 come produttore associato del primo X-Men, e da allora Feige decide in prima persona su tutte le produzioni tratte dai fumetti Marvel. E' lui, insomma, la persona giusta a cui rivolgersi se si vuole sapere qualcosa sui film di supereroi.

The Avengers
è il progetto principe della Marvel, un cross-over progettato molti anni fa e a cui si è arrivati gradualmente dopo i vari film dedicati ai singoli supereroi.
Dice Feige, che ci tiene a condividere il merito dell'operazione con Jeremy Latcham e altri executives Marvel,  “è bello leggere i fumetti, girare le pagine e vedere che può succedere qualsiasi cosa nella storia: portarli sul grande schermo è stato un sogno per tantissimi anni. I miei 12 anni alla Marvel sono culminati in questo film”. E i superhero movies sembrano aver cambiato anche una certa mentalità: “un tempo nessuno amava ammettere di essere un nerd o un geek, e ora tutti fanno a gara per essere riconosciuti come tali e dire che conoscono queste cose. E' buffo, perché noi cerchiamo di fare film per tutti, e con ogni nostro film vogliamo raggiungere un pubblico più ampio possibile, fatto anche da  chi non ha mai letto un fumetto da ragazzo. Io ad esempio non ho mai letto i libri di Harry Potter ma i film mi sono piaciuti lo stesso, e noi cerchiamo di fare la stessa cosa”.

Gli chiediamo dell'influenza di "The Ultimates" sul film:  “Il primo Avengers è stato pubblicato nel 1963 ed è andato avanti per centinaia di numeri. Circa 10 anni fa è stato creato Ultimates, una reinterpretazione degli Avengers, che non è stato di ispirazione per tutto il film, ma solo per un paio di cose. La più grossa è stata Nick Fury, che esiste nei fumetti da tantissimi anni. Ed era un bianco, un reduce della Seconda Guerra Mondiale, con una benda sull'occhio. Bryan Hitch, Mark Millar e Joe Quesada l'hanno reinventato dieci anni fa, hanno preso una foto di Sam Jackson e l'hanno modellato su di lui. Cinque anni fa, quando giravamo il primo Iron Man, ho pensato che sarebbe stato divertente chiedere a Sam Jackson di venire a fare un piccolo cammeo per noi. E da lì è iniziata questa avventura. Ma abbiamo preso ispirazione da tutti i fumetti. Da Ultimates abbiamo preso Nick Fury, e anche la relazione tra Vedova Nera e Hawkeye ha avuto influenza su questo film, ma Joss Whedon è un fan principalmente degli Avengers degli anni Settanta e Ottanta, ed ha portato quel tono a questo film”.

A proposito del tono del film, il merito di tutto l'umorismo che c'è, è più della Marvel o di Joss Whedon?
“Noi pensiamo sempre che sia importante avere dell'umorismo nei film, e Jon Favreau è stato bravissimo in proposito nel primo Iron Man. Credo che l'umorismo aiuti il pubblico ad entrare ancora più profondamente nella storia. Quando si ride è più facile accettare anche le emozioni e i momenti più dark. Ma direi che in questo caso è anche e forse soprattutto merito di Joss.  Basta vedere uno qualsiasi dei suoi lavori per vedere che è un uomo molto divertente, brillante e acuto, capace di portare in vita questi personaggi, specie attraverso l'umorismo”.

La Marvel pensa in grande, e i progetti non finiscono mai:
“Quella composta dai primi film di Iron Man, The Incredible Hulk, Thor, Captain America e The Avengers è la fase uno. Ora stiamo pensando alla fase 2, alla prossima serie di film che – se questo andrà bene – porterà a un altro film degli Avengers.  Questa fase inizierà con Iron Man 3, che cominciamo a girare tra 4 settimane.” E dopo ci sarà anche Ant-Man? “Edgar Wright ci sta lavorando da tantissimi anni, e credo che finalmente questa estate avremo delle cose precise da annunciare”.

Tra il fiume di parole e informazioni che scorrono dalla bocca di questo entusiasta produttore, ci sembra giusto isolare quelle dedicate al vero eroe di questo film, il regista Joss Whedon, purtroppo troppo stanco per partecipare alla tournée europea:
“Conosco Joss da tantissimi anni e ho sempre desiderato lavorare con lui. 11 anni fa in effetti avevo parlato con lui a proposito del primo Iron Man. La mia principale preoccupazione per The Avengers era che potesse diventare solo un enorme contenitore di esplosioni ed effetti speciali. Con tutti questi personaggi poteva venir fuori un grosso pasticcio, concentrato solo sugli effetti visivi. Ma gli Avengers nei fumetti non sono affatto questo: se parli coi fan scopri che quello che preferiscono nelle storie sono i rapporti tra i personaggi. E Joss Whedon è fantastico in questo: se guardate Buffy, Toy Story (Whedon è autore della sceneggiatore del primo, ndr) o Firefly, vedete che, nonostante gli effetti legati ai vampiri, alla fantascienza e ai giocattoli, quelli che si ricordano sono i personaggi.  Perciò avevo la sensazione che con Joss al timone i personaggi non si sarebbero mai persi tra gli effetti speciali”.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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