Interviste Cinema

Tahar Rahim - Da profeta a Babbo Natale in Un amico molto speciale

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Abbiamo incontrato l'attore francese protagonista di una delicata commedia natalizia.

Tahar Rahim - Da profeta a Babbo Natale in Un amico molto speciale

Avevamo incontrato Tahar Rahim ormai più di cinque anni fa, a Cannes, per la presentazione del film che lo ha lanciato, lo splendido Il profeta di Jacques Audiard. Rivedendolo ora, per parlare della commedia natalizia Un amico molto speciale, sembra di parlare con un altro uomo. Tanto era timido e impaurito allora dal grande circo mediatico di Cannes, tanto ormai è a suo agio con i giornalisti e il pubblico. Quella che non gli è mai mancata è la grande cortesia, una naturalezza che lo aiuta a rendere i suoi personaggi sempre molto veri, sinceri.

Nato da genitori immigrati in Francia da Orano, in Algeria, ha iniziato ad avvicinarsi alla recitazione in provincia, arrivando poi a Parigi, dove si pagava i corsi di recitazione facendo vari lavori contemporaneamente. Nell’ultimo paio d’anni è diventato una presenza fissa a Cannes, con film come Il passato di Asghar Farhadi. Tutti ruoli intensi, molto drammatici. Qualcosa però in questo 2014 è cambiato nella sua carriera, con inediti ruoli comici: da Samba, nuovo film dei registi di Quasi amici, alla commedia natalizia Un amico molto speciale.

Ce ne parla lo stesso Rahim, che abbiamo incontrato in un'elegante suite all'ultimo piano di un hotel nel centro di Parigi, con una splendida vista su quei tetti in cui molta parte del film è ambientato.

"Questi ruoli più leggeri sono il risultato  di un desiderio preciso. Come spettatore amo le commedie, quando sono riuscite e mi toccano, oltre a far ridere. Era qualcosa che volevo fare da tempo e ho avuto la fortuna di essere avvicinato da Eric Toledano e Olivier Nakache, i registi di Quasi amici, per propormi un ruolo in Samba. Loro mi conoscono nella vita e hanno costruito un personaggio adatto a me. Ora esce invece Un amico molto speciale, che è un film divertente, intelligente, adatto alle famiglie e non sdolcinato. C’è una storia strutturata, un personaggio all’inizio assai irriverente che sfrutta il bambino con la sua innocenza per rubare, in maniera molto egoista. Inizia amorale e finisce per acquisire spessore morale, una cosa che mi piaceva molto. Come attore cerco la possibilità di muovermi nell’ambito di tutti i generi del cinema e facendo film di qualità. Ecco il percorso attoriale che voglio inseguire."

Come è stato lavorare con il piccolo Victor Rabal, che nel film è Antoine. Sembra un tipino notevole, divertente e vivace.

È stato fantastico, perché se devi lavorare con i bambini la cosa importante è la naturalezza. Trovare un attore bambino è molto complicato, mentre Victor non è un attore, è tutto naturale quello che fa. Poi, chiaramente, bisogna spiegargli come funziona, rimane sempre un bambino. Una volta che inizia a divertirsi, bisogna fare in modo che resti concentrato nel personaggio. Un bambino può darti tanto avendo delle vere reazioni e allo stesso tempo Victor ha capito bene come doveva recitare le sue battute. Delle volte arrivava e in un attimo faceva subito la sua scena, altre ci metteva più tempo, perché era stanco o come tutti i bambini si annoiava. Ma è adorabile, naturale e sincero, con un immarginario molto ampio, il chi ha permesso la collaborazione fra i due personaggi e noi due come attori. Quello che si vede nel film è quello che accaduto a noi durante le riprese, abbiamo molto legato. In fondo il film è un incontro fra un grande bambino e un piccolo bambino che fanno un cammino insieme, permettendo agli adulti di rituffarsi nell’infanzia, ma anche di ricordarsi che qualche volta le risposte che cerchiamo fra gli adulti esistono nei bambini, perché nel film è il bambino che aiuta l’adulto a pagare il suo debito morale, né la famiglia né la società, ma questo bambino di sei anni.

Quando reciti con un bambino sei al suo servizio?

In certi momenti sì, ma la sceneggiatura era precisa, visto il genere di film. Quindi quando c’era modo di improvvisare allora ero al suo serivizio, quando invece bisognava rispettare alla lettera il testo lavoravamo insieme, collaborando. Ma è vero che con un bambino è lui che dà il ritmo.

Ti ricordi quale era il tuo rapporto con Babbo Natale da bambino? Ci credevi?

Ho difficoltà a ricordare con esattezza, ma c’ho creduto fino ai cinque, sei anni. Per me Natale era il ritrovarsi, le grandi tavole imbandite con grandi mangiate, per raccontarsi delle cose e scambiarsi i regali. Più un pretesto per stare insieme che un credo.

Come ti sei trovato con i tempi comici, per un attore molto diversi da quelli drammatici?

Il DNA è lo stesso, si racconta sempre una storia, ma i codici e la ritmica sono opposti in una commedia rispetto a un dramma. È una cosa che bisogna capire e accettare. Con Alexandre Coffre, il regista, mi sono trovato molto bene. Aveva ben chiaro cosa voleva e una gran voglia di fare questo film, per cui ci siamo ritrovati ogni mattina per lavorare alle varie scene. È stato piacevole partecipare in questo modo, invece che arrivare semplicemente sul set, dire le proprie battute e andarsene. Non è il modo in cui intendo il mio mestiere.

Cosa pensi della situazione generale del cinema francese. Ci sono ruoli interessanti per voi attori?

Manca sempre la capacità di prendere dei rischi, cosa che bisognerebbe fare per non ripetersi troppo. Detto questo, buoni film e bei ruoli ci sono sempre, ogni anno se ne trovano. Fortunatamente rispetto ad altre cinematografie credo che ce la caviamo bene.

Hai lavorato con grandi registi come Jacques Audiard o Fatih Akin. C’è un regista in particolare con il quale vorresti lavorare?

Visto che sei italiano, da voi ci sono due registi con cui mi piacerebbe molto lavorare come Matteo Garrone e Paolo Sorrentino. Ce ne sono dappertutto, in Francia ci sarebbe Bonello, poi in Spagna il formidabile Almodovar, negli Stati Uniti un mucchio. Amo anche il cinema scandinavo, quello coreano, con Park Chan Wook e Bong Joon-Ho. Se li citassi tutti staremmo qui fino a Natale [ride].

È un buon momento nella tua carriera

Sono molto contento di come stanno andando le cose, mi sono arrischiato a fare delle commedie perché ne avevo voglia, esplorando un territorio vergine, tentando cose nuove che mi piacevano e mi sembra che al pubblico stiano piacendo. Tra un mese inizio a girare un film con Kyoshi Kurosawa, un altro genere di cinema ancora. Come potrei non essere contento?



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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