Interviste Cinema

Super Vacanze di Natale: una compilation epico-mitologica, parola di Paolo Ruffini

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Presentato alla stampa il film di montaggio sui cinepanettoni Filmauro per festeggiare 35 anni di film natalizi.

Super Vacanze di Natale: una compilation epico-mitologica, parola di Paolo Ruffini

I tempi sono davvero cambiati, se agli un tempo vituperati cinepanettoni si dedica addirittura un film di montaggio, Super vacanze di Natale, e un lussuoso libro strenna omonimo (in libreria e in edicola da Mondadori) per festeggiare i (quasi) 35 anni dell'invenzione di un genere da parte della Filmauro di Aurelio De Laurentiis, a partire dal primo Vacanze di Natale targato Vanzina del 1983, col solo Christian De Sica ancora in attesa di formare col milanese Massimo Boldi la coppia principe del box office italiano per molti anni a venire. Prima del proliferare di prodotti analoghi, la Filmauro è stata l'unica e orgogliosa detentrice di un marchio di successo, di cui oggi ripropone le scene “migliori” tra circa 80 ore di girato, grazie alla selezione fatta da uno showman come Paolo Ruffini, che con quei film racconta di essere cresciuto. Cinema popolare odiato dalla critica, detentore di record di incassi, location, colonne sonore e partecipazioni illustri, è stato a lungo l'appuntamento imprescindibile per un pubblico di tutte le età che ogni anno andava a smaltire gli stravizi alimentari e casalinghi vedendo sullo schermo i fortunati protagonisti spaparanzati in location esotiche, alle prese con procaci e disponibili bellezze e incidenti intestinali: durante la presentazione del film che omaggia queste pellicole, il produttore Aurelio De Laurentiis ne ha raccontato la genesi, nata durante una pausa di riflessione da un'idea del figlio Luigi, assai prima che Natale da Chef, coi transfughi Boldi e Parenti, si affacciasse all'orizzonte:

"Nel 1983 Carlo Vanzina aveva fatto già Sapore di mare, un film nostalgico ambientato negli anni Sessanta, con le canzoni di Gino Paoli e dell'epoca. Su Rai 2 imperversava Anna Pettinelli con un programma chiamato Discoring. Vedendola dissi a Carlo ed Enrico: con la nostra famiglia abbiamo già fatto Vacanze d'inverno con Vittorio De Sica. Perché non proviamo a tornare oggi a Cortina, con un film spericolato nella risata e nella musica? Carlo Vanzina mi fece una lista di 30 pezzi, io sono sempre stato anche un editore musicale, ma con artisti come Nino Rota, non avevo idea di quanto sarebbe costato un brano come Moonlight Shadow di Mike Oldfield, chiedevano cidre iperboliche e 3/4 mesi di negoziazione, quando noi ne avevamo bisogno molto prima. Allora le case discografiche non erano ancora in crisi, poi la nostra invenzione della compilation le ha fatte sopravvivere per tanti altri anni, discograficamente parlando. Il primo film è stato pionieristico. Gli italiani in genere non amano la critica, anche i critici sono italiani e questi film non hanno saputo leggerli, quando mettevano alla berlina il velinismo, i talk show e tutto quello che ha volgarizzato questi ultimi 35 anni di paese italico. Lo spettatore che si sganasciava pensava sempre che il protagonista oggetto delle burle fosse quello seduto accanto a lui. A lungo questo è stato il mio divertimento preferito".

A scegliere le scene più divertenti dando loro un nuovo ordine e un nuovo senso, mescolando battute e situazioni, è stato chiamato Ruffini, che si è sottoposto di buon grado a 6 mesi di lavoro, con circa 1100 ore al montaggio assieme all'eroico montatore Pietro Morana, per ridurre un'enorme massa di gag e scenari a un film della durata di 86 minuti. De Laurentiis lo definisce esterno al mondo dei cinepanettoni, anche se Paolo è apparso in film come Natale a Miami e Natale a New York, nonché nella nuova versione a episodi, riveduta e corretta, Natale col boss e Natale a Londra – Dio salvi la regina:

"Il mondo dei film di Natale è un mondo più bello, la parolaccia non è tesa mai a offendere e la leggerezza vince sempre su tutto. Non è un'esperienza riproducibile oggi, che il linguaggio permette meno libertà. Sono film di una scorrettezza meravigliosa, tutto era più leggero e lo era anche il pubblico. Oggi i miei colleghi hanno paura dei commenti su Facebook, questo era un cinema vero popolare che ho amato sinceramente. Voglio ringraziare tutti e in particolare Pietro Morana, ci siamo devastati ma eravamo contenti perché sentiamo di aver realizzato qualcosa di storico. Vediamo gli attori straordinari che li hanno interpretati, i cambiamenti nelle epoche, si parla di Trump, di Berlusconi, dell'Italia che non cambierà mai. In 33 film, tutti scalettati, non c'è una goccia di sangue, e mi chiedo cosa sia volgare e cosa non lo sia: credo che l'attore del cinema italiano a mostrarsi più nudo sia stato Massimo Boldi, ma sfido chiunque a dire che è volgare. Nessun bambino lo distinguerebbe dal Gatto Silvestro, è un cartone animati vivente. Con De Sica ha formato una coppia unica al mondo, due attori che non erano l'uno la spalla dell'altro, ma entrambi comici, Boldi più fisico e De Sica più di situazione. E' strano vedere come anche questi film, sempre portati ad esempio di evasione, in realtà siano stati oggetto di polemiche e discussioni. Di fatto hanno reso la mia infanzia e la mia vita più bella, è stato fantastico poter giocare col pongo con questo materiale".

Tra tanto materiale qualcosa è rimasto inevitabilmente fuori: "Su tutto vince il film, non ho messo le mie scene preferite, perché è un film che aveva più ragione di me, si scrive da solo, fino al finale conviviale che vi prego di non rivelare- E' più di un'operazione “stracultistica”, c'è stata la volontà di trovare un film a sé. Vince il ritmo del film, ci sono dentro anche delle nostalgie, ma prevale l'elemento epico, di mitologia: per me la scena in cui Boldi scende giù da una pista di sci seduto su un water (scena da Vacanze di Natale '95, ndr) è epica. Tra le scene rimaste fuori ce n'è una in cui Boldi e De Sica pippavano cocaina, era una totale improvvisazione, si vedono loro che ridono e De Sica a un certo punto dice “dai non esageriamo” e si vede che gli scappa da ridere. Avevo concluso con quell'immagine divertita nel primo montaggio, ma al di là quello il ricordo che hai è la forza produttiva del film. E' difficile che le persone rimangano deluse dal menu di Natale, la liturgia conviviale natalizia vuole che tu abbia un menu ben preciso, che è esattamente quel che ti aspettavi e che ti fa alzare dal tavolo con un senso di soddisfazione".

Il film, diviso – non schematicamente – per argomenti, col suggello di aforismi celebri in sovraimpressione, non ha interventi esterni, ma inizialmente esisteva una sceneggiatura, come racconta sempre Ruffini: "C'era un collante, in parte è stato anche girato. Ci eravamo inventati una specie di università del cinema a Cortina dove tutto l'anno si studiava cinema serio ma a Natale si studiava il cinepanettone e un professore ne raccontava i temi, poi abbiamo pensato anche alla voce fuori campo, ma poi ci siamo accorti che non serviva. A me piace il rock e l'hard rock e definirei il film di Natale hard pop, un fatto evidente al di là di qualsiasi confezione".

In fondo, conclude Ruffini, che ricorda la lettera da fan scritta nel 2001 a nome della sua associazione Il Nido del Cuculo, per invitare Neri Parenti e Fausto Brizzi a presentare Merry Christmas a Livorno, il bello di questi film è proprio il “rapporto sincero e di estrema onestà tra il pubblico e la produzione. Ricordo la sensazione delle risate in sala, che oggi manca, di aver visto questi film all'Odeon di Livorno, che aveva 2300 posti, strapieno, con tutti che ridevano. Era una dimensione sociale, che adesso è diventata social”. Se la pensate come lui, siete nostalgici o interessati alla storia di 35 anni di un genere da record, magari solo da un punto di vista antropologico, Super vacanze di Natale vi aspetta in sala dal 14 dicembre.





  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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