Interviste Cinema

Sulla strada di casa: parlano il regista e i due protagonisti

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Sulla strada di casa è piccolo film indipendente a bassissimo budget che arriva in sala preceduto da un'infilata di successi festivalieri, a cominciare da un paio di premi vinti ad Annecy.



Sulla strada di casa è piccolo film indipendente a bassissimo budget che arriva in sala preceduto da un'infilata di successi festivalieri, a cominciare da un paio di premi vinti ad Annecy.
Storia di due uomini comuni che per sopravvivere alla crisi decidono di passare dalla parte dell'illegalità, diventando corrieri per un'organizzazione criminale, è una coraggiosa opera prima che nasce dalla volontà di trovare un connubio fra cinema di genere e cinema di grandi personaggi, come ci ha raccontato il regista Emiliano Corapi che abbiamo intervistato insieme ai protagonisti.
"Volevo fare un film carico di tensione" - ci ha spiegato - "ma che non rispettasse alla lettera le regole del genere thriller o noir, in cui spesso i personaggi vengono appena abbozzati o sono comunque al servizio della storia. Volevo che i miei protagonisti avessero un certo spessore drammatico e che la vicenda narrata fosse sostanzialmente umana. In un momento nel quale gli uomini sono spesso indirizzati verso scelte sbagliate, per me era importante fare un film sulla necessità di restare integri. Alberto, uno dei personaggi principali della mia storia, in questo senso è un puro, è anacronistico, perché, pur sbagliando, è privo di quella malizia e di quella spregiudicatezza che sono tipiche dell'uomo contemporaneo, almeno di quello che decide di tradire se stesso e gli altri".

In effetti il personaggio principale di Sulla strada di casa dimostra una certa goffagine nello svolgere il suo compito illecito, e una simile goffagine lo rende insicuro, vulnerabile e perciò capace di attirare le simpatie di chi lo guarda andare a fondo. Vinicio Marchioni, che lo ha interpretato, lo ha amato proprio per questo. "Mi è piaciuta la sua insicurezza. L'ho adorato perché si tratta di un uomo normale, e per un attore interpretare un uomo normale è la cosa più difficile al mondo. Per appropriarmene sono partito dal suo accento, che è un accento ligure, e poi ho cominciato a lavorare con il corpo. Ho tentato di incarnare la sua paura, muovendomi in maniera frenetica, sistemandomi continuamente gli occhiali. Ho cercato di osservare il mondo con il suo sguardo miope, immaginando una sorta di nebbia capace di avvolgere qualsiasi cosa intorno a lui".

Vinicio Marchioni ha avuto l'opportunità di provare a lungo insieme al suo compagno di set Daniele Liotti e insieme al regista Emiliano Corapi, che ha dichiarato di aver remato contro il cinema di genere perfino nel lavoro con gli attori. "Quando c'è una forte tensione, spesso la recitazione diventa caricaturale. Invece io desideravo realismo, 'non detto', silenzi lunghissimi. Anche l'impianto scenografico doveva essere essenziale e la fotografia semplice. Ho perfino usato la camera a mano, preferendo riprendere gli attori da dietro, come per pedinarli".

Per Daniele Liotti, questo rigore e questa semplicità hanno permesso al regista di concentrarsi quelli che dovrebbero essere gli elementi fondamentali di ogni buon film, e cioè i personaggi e l'intreccio. "Credo che Sulla strada di casa sia un film capace di inchiodare lo spettatore alla poltrona e questo perché, non essendoci per esempio effetti speciali, c'eravamo soltanto noi con la nostra verità, e noi eravamo motore, azione, concentrazione, impegno, volontà".

A differenza di Alberto, il personaggio di Daniele Liotti, che si chiama Sergio, entra in scena a metà film, senza che il pubblico conosca il suo passato. "Sergio mi incuriosiva proprio per il suo mistero" - ci ha spiegato l'attore. "Mi hanno colpito la sua infelicità e la sua frustrazione. E' un uomo che non ha raggiunto i propri obiettivi. In fondo, lui e Alberto sono due facce della stessa medaglia. Sergio è ciò che Alberto potrebbe diventare. E' immaturo, superficiale e fugge dalle responsabilità. L'incontro con Alberto, tuttavia, provoca in lui un cambiamento, una catarsi, una presa di coscienza. E questo è un messaggio di speranza in un film disperato, un film che fa riflettere sulle conseguenze della paura, quella paura che ci porta a fare scelte sbagliate, a non metterci in una situazione d'ascolto e a sfiorare la tragedia".

"Quante volte i giornali" - ha voluto aggiungere a questo proposito Vinicio Marchioni - "ci parlano di uomini di 30 o 40 anni che perdono la testa e commettono una pazzia? Ci hanno raccontato una marea di sciocchezze: ma quale paese d' o sole e d' o mare? . In Italia è pieno di gente che non arriva alla fine del mese. E' normale che questa gente abbia paura. Da noi non esistono eroi, noi non abbiamo voluto fare un film di eroi, questo non è cinema americano".

Attore che si mette sempre in gioco facendo scelte coraggiose, Vinicio Marchioni ci ha salutato spezzando un'altra lancia a favore di Sulla strada di casa. "Finalmente qualcuno ha fatto un film che più che dire sottintende. Nei film di oggi si dice tutto, si svela tutto, ogni sottotesto, tutti devono capire, e devono capire tutto. Nel nostro film invece, con pochi tratti, con qualche accenno, si raccontano la crisi di identità dell'uomo conteporaneo, la crisi di coppia e la crisi economica. Quando succede una cosa del genere, per me avviene un miracolo, e il miracolo è tanto più grande se hai lavorato in mezzo a 4 mobili dell'Ikea, se ti sei portato i costumi da casa e se non hai avuto nemmeno una roulotte in cui cambiarti".



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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