Interviste Cinema

"Suburbicon riflette la nube di rabbia che ricopre gli USA": Clooney protagonista a Venezia 2017

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Un film da lui diretto con Matt Damon e Julianne Moore

"Suburbicon riflette la nube di rabbia che ricopre gli USA": Clooney protagonista a Venezia 2017

George Clooney torna in concorso al Festival di Venezia con Suburbicon, ripresa di una sceneggiatura scritta dai fratelli Coen poco dopo l’uscita di Blood Simple, trent'anni fa. Una storia che di quel periodo ha la cattiveria, vista ora in chiave da commedia dark dai risvolti sociali e razziali. Siamo in una periferia ideale degli anni '50, un terreno di patinata serenità nell’America degli Happy Days e della moglie perfetta, rigorosamente tutta bianca. 

Mentre l’arrivo di una famiglia di pacifici neri della classe media fa montare una protesta sempre più visibile e rumorosa del quartiere, proprio accanto una famiglia splendidamente wasp implode, mentre vengono costruiti dei muri per per non far deprezzare le case. Julianne Moore interpreta due sorelle, una delle quali sposata con il padre famiglia Matt Damon; non manca un bambino, speranza per il futuro, che nonostante quello che dicono gli adulti si mette a giocare a baseball con il figlio nero dei vicini. 

Tante risate, digrignare di denti per il raccapriccio e molti applausi dalla stampa per il ritorno alla regia di una delle star più amate (ricambiato) della Mostra. Qui di seguito alcune considerazioni di Clooney, così come dei due protagonisti.

George CLOONEY

La genesi

Nasce dai tanti discorsi visti durante la campagna presidenziale in cui si parlava di muri contro le minoranze. Se guardiamo alla storia degli Stati Uniti sono cose già capitate, abbiamo deciso di ambientarlo negli anni ’50 di Eisenhower, con il modello dell’uomo bianco particolarmente forte. Purtroppo non vediamo alcuni problemi reali del paese che bisogna trovare il modo di affrontare, altrimenti saranno malauguratamente sempre presenti, non passano mai di moda. Iniziavamo a lavorarci quando Trump ha iniziato a parlare di emarginazione e muri; il film si contrappone a queste sue idee. Sono cresciuto nel periodo dei movimenti civili, fra gli anni ’60 e ’70, nel sud in cui la segregazione iniziava appena a scomparire per sempre, almeno così ci auguravamo. Invece non è stato così, stiamo scontando ancora il nostro peccato originale della schiavitù, biasimando famiglie afro americane, incolpandole di tutti i problemi, quando non hanno nulla a che fare.

Una nube nera

Per fare un film ci vogliono due anni e quando esce il motivo per cui volevi farlo fa già parte del passato. Nelle opere d’arte spesso si cerca di guardare indietro, alla storia, alla ricerca dell’equilibrio emozionale e fisico che le fa funzionare. Una nube nera di rabbia sta ricoprendo il mio paese, ma io rimango ottimista, credo nella gioventù, nelle istituzioni, nei poteri, nel ruolo della stampa. Molti sono arrabbiati per come stanno andando il paese e il mondo. Questo film mi sembra lo rifletta, e penso sia giusto, anche se non volevamo fosse solo una lezione civica, ma anche un film divertente e cattivo. Sicuramente mentre giravamo eravamo sempre più arrabbiati.

I mostri

Secondo me sono persone carinissime i protagonisti. A parte gli scherzi, è interessante come i mostri non lo siano perché hanno i baffi strani o perché fanno i cattivi, ma in seguito a una serie di errori stupidi, a un piano che non è certamente il migliore del mondo. A ogni bivio scelgono sempre la strada sbagliata, non erano così all’inizio, lo sono diventati mostri. I mostri si creano, e per questo sono ancora più pericolosi.

Trump

L’elezione di Trump è stata naturalmente una sorpresa per molte persone, ma è il risultato di dinamiche sempre presenti nell’idea di America, con i quartieri periferici per il ceto medio, la casa con piscina e la scuola a cui mandare figli, fuori città. Tutti pensavano fosse una bella realtà alla portata per tutti, ma solo determinate persone possono permetterselo. Non abbiamo mai affrontato la nostra questione razziale, una parte integrante della nostra storia, e lo sarà per molto tempo ancora. Le petizioni di cui parliamo nel film, per “favorire l’integrazione solo se si educano” è reale, non inventata. 

La bandiera confederata

Sono cresciuto in Kentucky, dove si ricreavano delle battaglie della Guerra civile, in cui non mancava l’esibizione della bandiera confederata. Oggi i simboli sono diventati un tema violentemente d’attualità, come si è visto a Charlottesville. Io dico: se volete esibire la bandiera sulla porta di casa fatelo pure, buona fortuna ai vostri vicini, ma è una bandiera creata contro gli Stati Uniti d’America, a favore della schiavitù che fu sconfitta. Un simbolo d’odio non si deve esporre negli edifici pubblici, mai nella vita.

Matt DAMON

Il mio personaggio si aggira in bicicletta per il quartiere, di notte e pieno di sangue, tanto sa che non daranno la colpa a lui, ma ai neri. Mi sembra significativo del genere di privilegio razziale dei bianchi all’epoca. Mentre filmavamo momenti di ribellione pensavo che certe problematiche non scompariranno. Detto questo, girare il film è stato molto divertente, è qualcosa come il settimo o ottavo set che divido con George. Mi ha chiamato dicendomi che sarebbe stata una parte mai fatta da me finora, ho dovuto spingermi oltre, fare un salto più in là, insieme a lui, visto che in effetti non ho fatto molte volte fatto il cattivo. Non mi lamento della varietà di opportunità, però. Il regista di Downsizing mi ha detto che gli piacevo perché non avevo l’aspetto del divo del cinema, ma dell’americano medio. I registi si divertono a lavorare su variazioni sul tema, facendomi indossare panni diversi. Con George Clooney ormai ho capito come lavorare: quando dà un’indicazione basta fare il contrario e tutto va a meraviglia.

Julianne MOORE

Sono stata molto lieta che mi proponesse di interpretare due personaggi, chissà, sarà stato per risparmiare. Mi interessava vedere come una sorella si ripercuotesse sulla vita dell’altra: una non ha casa o marito, l’altra ha tutto quello che voleva. Parlando dei mostri, si creano con le scelte che facciamo. Come attrice la possibilità di interpretare un personaggio complicato è il massimo, poi non è così difficile immedesimarsi con chi sbaglia delle scelte. 

Suburbicon sarà distribuito nelle sale italiane da 01 il prossimo 14 dicembre.




  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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