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Strane straniere, non solo Sonia: nel doc di Elisa Amoruso, storie di immigrate che ce l'hanno fatta

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Da un progetto di antropologia, un film che racconta la vita personale e professionale di cinque donne straniere nel nostro paese.

Strane straniere, non solo Sonia: nel doc di Elisa Amoruso, storie di immigrate che ce l'hanno fatta

Hang Zhou non è un ristorante cinese di Roma: è il ristorante cinese di Roma. Il più noto, il più popolare, quello storico; quello con i muri tappezzati delle foto delle tante celebrità di serie A, B o Z che sono passate di lì.
Ma a Roma, per tutti Hang Zhou ha un altro nome: il nome italiano scelto dalla donna cinese che l'ha aperto e gestito fin dall'inizio, Fenxia Zhou, e che compare nelle foto al braccio di tutte quelle persone famose, e che famosa è diventata anche lei, con furbizia e caparbietà. Tutti lo conoscono, e tutti conoscono lei, come Sonia.
La storia di Sonia - quella del suo successo imprenditoriale, ma non solo - è solo una delle cinque che s'intrecciano in Strane straniere, documentario di Elisa Amoruso che ha scelto di raccontare vicende di immigrazione non in chiave drammatica ed emergenziale come viene sempre fatto, ma scegliendo esempi di donne che, in un modo o nell'altro, con minore o maggiore successo, ce l'hanno fatta.

"È un film che nasce dall'omonimo progetto antropologico di Maria Antonietta Mariani," spiega la regista, che nel 2013 aveva diretto un altro documentario dal titolo Fuoristrada, storia di un meccanico transessuale della periferia capitolina, e che ha recenetemente sceneggiato il film Cloro. "Era stata lei a pensare di rintracciare le storie di donne venute in Italia da diverse parti del mondo che qui hanno trovato la forza di realizzare un loro sogno."
"Di storia come queste ce ne sono tante," conferma l'antropologa napoletana, "solo che nessuno le ha mai raccontate. Siamo abituati a guardare all'immigrazione sono in termini di sofferenza, e non per quello che accade dopo, dopo l'accoglienza, con la costruzione di una vita."

Quando Elisa Amoruso è stata contattata per realizzare un film documentario su alcune delle storie raccolte dal progetto della Mariani, le ha selezionate in base a criteri geografici (con l'idea di rappresentare almeno tre continenti, Asia, Africa e Europa) e alla disponibilità - anche banalmente temporale - delle donne a raccontarsi di fronte a una macchina da presa.
"Anche selezionate le protagoniste," racconta infatti la regista, "il fatto che fossero tutte molto impegnate nelle loro attività, che poi era la condizione che dovevamo raccontare nel film, ha reso le cose complicate quando abbiamo dovuto iniziare le riprese."

Ma, nonostante queste difficoltà - e quelle presentate dal successivo montaggio, con la necessità di rintracciare e far emergere un filo conduttore che tenesse insieme le storie che contiene - Strane straniere è diventato un film che debutterà nelle sale l'8 marzo, giorno della Festa della Donna, che ha già vinto il Premio Afrodite 2017 come miglior documentario dell'anno e che, oltre a Sonia, vede protagoniste: Radoslava Petrova, una donna bulgara che in Italia ha scoperto la passione per il mare e la pesca, ha creato una cooperativa al femminile che produce conserve di pesce e sta coronando il sogno di avere un piccolo peschereccio tutto suo; Sihem Zrelli, tunisina che vive nel basso Lazio, dove dirige una casa famiglia per anziani e ha fondato un'associazione di volontariato che si occupa di sostegno di italiani e stranieri in difficoltà economiche; Ana Laznibat e Ljuba Jovicevic, una croata, l'altra serba, conosciutesi e divenute amiche inseparabili a Roma dove hanno aperto assieme una galleria d'arte nel Rione Monti.

"Il documentario è cambiato molto negli ultimi anni, non è più quel film fatto di alternanza tra interviste frontali e immagini di repertorio, è un genere pienamente filmico che deve interrogarsi sulla sua dignità estetica," spiega l'Amoruso. "Dato che io, in qualche modo, spio queste donne nelle loro vite reali, ho pensato fosse una chiave interessante da punto di vista formale riprenderle spesso da dietro tende, finestre, o altre superfici che facessero da filtro tra me e loro: mi pareva uno sguardo pertinente per raccontare le loro storie in modo intimo."
Sì, perché di Sonia, Radi, Sihem, Ana e Ljuba, Strane straniere non racconta solo la vicenda professionale, ma quella umana, fatta anche di rapporti con amiche, uomini e famiglie.

Sonia, ad esempio, parla nel film di come il marito, dopo un lungo matrimonio, sia improvvisamente sparito per due anni, riapparendo per chiederle il divorzio. "Ma da quando abbiamo girato a oggi sono cambiate molte cose: non abbiamo divorziato e mio marito è tornato da me," spiega la titolare di Hang Zhou. "Anzi, spero proprio che lui non lo veda mai, questo film. Molti cinesi potrebbero pensare che sono pazza, a raccontare cose così intime in pubblico, ma io mi sento molto più italiana che cinese in questo."
"Io avevo inzialmente chiesto a Elisa di non farmi domande su due cose: mio padre, e i miei sentimenti," racconta Sihem, "ma alla fine è venuto naturale parlare di tutto."
Per Ana "non è stato facile stare davanti a una macchina da presa, ma dopo avet preso parte al progetto di Maria Antonietta ci è sembrato giusto partecipare, raccontare che esistono stranieri "normali" che non devono rappresentare uno spauracchio per gli italiani."
"Volevamo dare un'immagine positiva delle donne immigrate, ma davanti all'obiettivo diventavamo improvvisamente molto serie: molto più di quanto non lo siamo nella vita," gli fa eco Ljuba. "Dopo aver girato questo film, però, i vicini della nostra galleria a Monti ci guardano diversamente, e ci salutano con più calore: forse perché fino a quel momento non avevano mai capito quale fosse la nostra vera attività."
"Questo film regala un bel messaggio a tutte le donne, immigrate o no: ce la si può fare," conclude Sihem con un sorriso. "Credere in quello che fai ti fa abbattere tutti i muri."

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