Interviste Cinema

Spring Breakers: il poema pop e allucinato di Harmony Korine

L'enfant terrible del cinema indie americano presenta a Roma il suo ultimo, bellissimo film. Ad accompagnarlo le giovani protagoniste: la moglie Rachel, Vanessa Hudgens e Ashley Benson.

Spring Breakers: il poema pop e allucinato di Harmony Korine

Di Spring Breakers ci innamorammo immediatamente lo scorso settembre, durante il Festival di Venezia. Il cinema di Harmony Korine, però, lo amiamo da tempo.
L’occasione di incontrare il regista americano e il cast del film a Roma, quindi, è stata sicuramente gradita. Anche se Korine, la moglie Rachel, Ashley Benson e Vanessa Hudgens (assente la Gomez) non hanno in tutta onestà animato una conferenza stampa esattamente memorabile.

Delle ragazze, la più lucida e precisa è stata proprio la signora Korine, mentre Hudgens e Benson hanno sciorinato una serie di luoghi comuni che, come una coperta troppo corta, celevano goffamente il disinteresse per l’attività che le vedeva coinvolte.
Certo, anche le domande che gli sono state rivolte non hanno aiutato, ma oltre il ribadire il piacere di partecipare ad un film che gli ha offerto ruoli nuovi e stimolanti, a parlare della rottura con l’immaginario teen che incarnano e a qualche accenno sul girl power non si è andati.

Fortuna che c’era lui, Harmony.
Che quando non era direttamente interpellato se ne stava stravaccato e scompigliato sulla sedia, faceva disegnini e si produceva in smorfie che suscitavano l’ilarità incontrollata della Benson. Ma che, quando apriva bocca, magari esordendo con una battuta, raccontava cose più che sensate sul suo film.
“Partiamo col dire che lo spring break è una metafora di quanto succede nel resto del film, un film che non racconta in realtà di quello specifico evento,” ha esordito il regista, che poi ha parlato di forma. “La forma, in Spring Breakers è molto importante, perché volevo farne un poema pop. Quindi sono importantissimi i colori, volevo che tutto sembrasse saturo e lucido, rendere il tutto come confettura liquida, volevo una superficie lucida sulla quale rimanesse invischiata la patologia dei personaggi che racconto.”
Discorso analogo a quello sui colori, Korine lo fa quando gli si chiede dei continui e costanti loop di scene che si ripetono nel film: “Volevo che il film fosse un’esperienza fisica, che non lavorasse in maniera narrativamente lineare, ma che avesse una liquidità vicino all’esperienza allucinatoria o stupefacente. La struttura, con tutti quei loop, è simile a quella che costruisce buona parte della musica elettronica, o di certe cose del pop. È un film decostruito.” 

Cantore dei freaks e dei drop-out, che raccontava con grande amore, Korine questa volta si è concentrato su personaggi differenti, che sembrano quasi sconcertarlo un po’. Per il regista, comunque, le cose non son poi cambiate molto dai suoi lavori precedenti a questo Spring Breakers: “Faccio film che esplorano temi diversi, che lavorano su idee diverse. E se lo fai, vuoi che anche i tuoi personaggi siano diversi. Però queste ragazze sono delle outsiders che vivono dentro la cultura maintream, una cultura dove contano solo la popolarità e il successo. E in quel mondo sono sole, ragazze che vogliono vivere fino in fondo e diventano estremiste, sviluppando tratti sociopatici all’estremo. Credo che ci siano diverse connessioni con i personaggi che ho raccontato in passato: ma la principale differenza è che loro sovvertono il sistema dall’interno.”

Una delle scene più intense ed iconiche del film è quella nella quale le protagoniste ed il gangsta interpretato da James Franco cantano assieme “Everytime”, ballad di Britney Spears, e Korine ha spiegato perché ha scelto proprio quella canzone: “Mi piaceva, perché penso che ci siano dentro cose incredibili e penso che racchiudesse molto dello spirito del film nella sua natura pop. È un brano dalla superfice brillante e leggera, sotto alla quale c’è qualcosa di sinistro e patologico. Ho pensato che potevo far funzionare quella canzone in un contesto di violenza.”
A proposito di scene, Korine poi rivela di averne dovuta tagliare una che amava molto dal final cut del film: “Era una scena in cui le tre ragazze derubano un body surfer molto impacciato: gli abbassano i pantaloni e lui ha un’erezione, e loro commentano la bellezza del suo pene. Mi piaceva molto, ma ho dovuto tagliarla perché era troppo lunga e non funzionava troppo nel contesto.”

Quanto alla composizione del cast, Korine spiega di aver scelto in base a quello che poteva funzionare meglio per il suo film: “Faccio sempre così, scelgo chi penso sia disposto ad accettare le sfide dei miei film ma faccio dei casting molto lunghi, perché voglio essere sicuro. Che poi Vanessa Hudgens, Selena Gomez e Ashley Benson provengano tutte dal mondo della tv, da quel mondo pop che volevo raccontare e ne incarnino una qualche ideologia, è stata anche una fortunata coincidenza. È qualcosa di concettuale che funziona anche da propellente per il film. Quanto a James Franco, invece, lui è un pazzo ed è bello lavorare coi pazzi. È un grande attore, un uomo molto interessante, avevamo parlato della possibilità di lavorare assieme per un paio d’anni e non l’avevo mai visto recitare in ruoli che l’avessero spinto in territori che io speravo potesse esplorare. Quindi finita la sceneggiatura l’ho subito contattato, mandandogli assieme del materiale esplicativo. Volevo spigerlo oltre i suoi limiti, fare di lui un personaggio che fosse insieme un gangster e un mistico.”
Il risultato di questo lavoro lo vedrete al cinema dal prossimo 7 marzo.

 

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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