"Solo ora sono arrivato al cuore di Wolverine": Hugh Jackman parla di Logan al Festival di Berlino

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"Solo ora sono arrivato al cuore di Wolverine": Hugh Jackman parla di Logan al Festival di Berlino

Logan non è un film come gli altri dell’universo X-Men. Ultimo film della serie dedicata a Wolverine, ha permesso di osare molto più che nelle altre occasioni. Dal punto di vista della violenza - negli Stati Uniti ha divieto ai minori di 17 anni non accompagnati -, dell’approfondimento di tematiche adulte, come la famiglia o le conseguenze che la violenza hanno sul mondo. Nel film di James Mangold siamo nel 2024, con i mutanti in declino, Wolverine ridotto a un rancoroso alcolizzato che si prende cura di un Charles Xavier ormai novantenne.

Anche per sottolineare la diversità di Logan, la Fox ha deciso di presentarlo fuori concorso alla Berlinale. Liberati da futuri capitoli, Mangold e gli interpreti sono sembrati particolarmente soddisfatti del loro lavoro e sinceri come non mai. A cominciare da Hugh Jackman/Logan/Wolverine, reduce dall’ennesima operazione al naso di pochi giorni fa. “È un sogno essere qui al festival”, ha detto incontrando i giornalisti a Berlino; e fino a qui tutto normale. Poi, però, si è sbottonato decisamente di più. “Non è l’ultima volta che interpreto Wolverine, ma dopo sedici anni che ci lavoro, mi sono reso conto di essere arrivato solo ora con Logan al cuore di questo personaggio. Non è colpa di nessuno, è stato sicuramente un problema legato alla mia natura, poi quando racconti venti personaggi diventa difficile. Logan è il film che definisce questo personaggio, non avrei potuto farlo anche solo quattro anni fa, o senza le persone sedute a questo tavolo.”

Lo dice indicando James Mangold, naturalmente, ma anche Patrick Stewart, gli sceneggiatori e produttori della Fox. Il regista ringraziato lo studio. “Quella dei cinecomic è una formula in stallo, mi sembra chiaro. Bisogna sperimentare, cambiare ricetta, e ci è stata data la possibilità di farlo, hanno avuto fiducia in noi. Non è un film per bambini, il rating esiste per una ragione e questo film è vietato negli USA, e penso lo sarà in ogni paese. Era importante regalare ai fan il potenziale violento di Wolverine, un linguaggio duro, ma soprattutto è un film fatto e venduto per gli adulti, anche a livello marketing. Non dovevamo fare attenzione alla soglia di attenzione di un bambino di 9 anni; abbiamo affrontato temi come la natura della vita e della morte con una credibilità impossibile se fosse stato ideato per un ragazzino sotto i 14 anni. È un blockbuster che parla a un pubblico ampio, ma lo fa cercando di stimolare il pubblico a riflettere, a svegliarsi nella vita quotidiana. Sono questi i temi e le idee che abbiamo messo al centro, con intorno le referenze pop del mondo dei fumetti. Meglio che vendere happy meal o action figure.”

Parole chiare, come l’orgoglio di aver realizzato un cinecomic diverso, violento come nessun prodotto della nuova incarnazione cinematografica Marvel. Jackman ha chiarito come volessero “semplicemente fare un gran bel film, non definito all’interno della franchise o del genere. Vedendolo ero nervoso, ora mi rendo conto che è al di là delle mie aspettative. Il personaggio di Wolverine mi piace molto, ma non posso dire che mi mancherà, perché sarà sempre con me e i fan me lo ricorderanno fino a che sarà morto”.

L’attore australiano ha poi usato parole piene di rispetto per il suo regista, definendolo semplicemente il migliore per raccontare una storia, “non importa se horror, commedia romantica o western”. A questo proposito le atmosfere, sospese al confine fra Messico e USA, rimandano molto al genere fondante dell’immaginario americano, con in mente, lo ha ricordato Mangold, il capolavoro di Clint Eastwood Gli spietati. Parlando di confini, nonostante sia stata scritta un paio d’anni fa, la sceneggiatura regala riferimenti chiari a muri di confine. “È la serendipità”, ha dichiarato Patrick Stewart. “Non è un film politico, ma ci sono echi all’oggi che sembravano impossibili da anticipare. Forse abbiamo fatto un lavoro più sottile di quanto pensavamo”.

Il britannico Professor Xavier, poi, ha tenuto a fare una dichiarazione molto dura, prima di rispondere ai giornalisti. “Provo imbarazzo e vergogna a trovarmi oggi in Europa, nei confronti del Paese di cui sono cittadino, che ha recentemente lasciato l’UE. Più di metà delle persone non hanno votato per la Brexit. Il voto è andato così solo perché è stato mentito alla nazione, che ha votato seguendo i propri interessi personali. È stato un errore calamitoso, chiedo scusa a tutti voi”.

La nostra recensione di Logan



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