Interviste Cinema

Slow Food Story: parlano il regista Stefano Sardo e Carlo Petrini

E' stato presentato alla stampa il documentario dedicato alla rivoluzione gastronomica più importante degli ultimi vent'anni.

Slow Food Story: parlano il regista Stefano Sardo e Carlo Petrini

Già presentato all'ultimo Festival di Berlino, nell'ambito della sezione Kulinarisches Kino dedicata al cinema e al cibo, Slow Food Story è la cronaca di una delle rivoluzioni più golose degli ultimi tempi: un movimento chiamato Slow Food e inaugurato a Parigi nel 1989 con un manifesto non dissimile dalle dichiarazioni di poetica di una corrente d’avanguardia di inzio diciannovesimo secolo.

Nato nella cittadina piemontese di Bra come resistenza al Fast Food e cresciuto al punto da creare la prima Università di Scienze Alimentari del mondo e una banca del vino, Slow Food ha il suo fondatore in Carlo Petrini detto Carlìn, uomo illuminato e progressista che però, quando si tratta di mangiare e bere, rivendica l’importanza delle tradizioni e delle identità nazionali.

A lui soprattutto è dedicato il documentario di Stefano Sardo, giovane regista che, insieme al produttore Nicola Giuliano e allo stesso Petrini, ha incontrato la stampa romana al Cinema Quattro Fontane.

Il primo a parlare è l’autore del film, originario di Bra e amico della famiglia Petrini: “Slow Food Story non è stato una mia idea. Me l’hanno proposto. Conosco questi signori dalla culla e sono cresciuto con Slow Food: dedicare al movimento un film era evidentemente il mio destino. Tuttavia all’inizio ero piuttosto scettico e reticente, perché è vero che generalmente uno ama la propria famiglia, ma non necessariamente ha voglia di parlarne. Per evitare che fare il film significasse per me andare in analisi, ho cercato di guardare Slow Food dal di fuori, utilizzando quell’ironia che ha sempre caratterizzato Carlo Petrini e i suoi amici. Facendo ricerche, mi sono reso conto di quanto il loro percorso non sia stato affatto facile: erano una minoranza e c’è voluto del tempo prima che Bra riconoscesse Slow Food come un prezioso patrimonio cittadino, ecco perché la storia di Carlo Petrini è soprattutto una storia di perseveranza”.

Educato al gusto da sua nonna, che gli preparava la zuppa di latte, Carlo Petrini non è solo un grande amatore del buon vino e del buon cibo, ma uno strenuo difensore della gastronomia intesa come scienza complessa: “Per moltissimo tempo la gastronomia è stata relegata a capriccio autoreferenziale, alla beatificazione del cibo. Tutti politici con cui ho avuto a che fare, alla fine mi dicevano sempre: “Sì, hai ragione, ma adesso dov’è che si va a mangiare?”. La gastronomia non è fatta solo calici, stelle e cappelli da cuoco, ma è anche antropologia, economia politica. Quando nel 1989 abbiamo fondato il movimento, ho pensato: saremo fortunati quando la gastronomia avrà raggiunto la stessa fama della moda. Noi il nostro obiettivo l’abbiamo raggiunto, ma la gastronomia si è trasformata in pornografia alimentare, in trasmissioni televisive tipo Master Chef, che non mi piacciono e a cui contesto un certo maschilismo. Perché i cuochi sono solo uomini? Nel mondo, migliaia di donne hanno preparato, con pochi semplici ingredienti, piatti meravigliosi. I nostri studenti studiano biologia e genetica, non imparano solo a cucinare. E’ la complessità il mare in cui dobbiamo navigare.

Con quattrocento presidi in ogni angolo del mondo, una rete che coinvolge milioni di persone in 150 paesi e un imminente accordo con la FAO, Slow Food è sensibile alle tematiche ambientali e si batte per la salvaguardia dell’agricoltura: “In questo momento di crisi c’è bisogno di nuove riflessioni” – spiega ancora Carlo Petrini. “Niente più del cibo ci fa capire quanto sia stato insensato chiedere alla nostra terra sempre di più. I nostri suoli hanno perso fertilità, ci vorrebbe più acqua, alcune specie di frutta e di verdura sono scomparse e, come se non bastasse, la nostra realtà contadina è ridotta al lumicino. La materia prima viene pagata pochissimo e rivenduta a prezzi esorbitanti. Auspichiamo la crescita senza renderci conto che siamo seduti sopra la crescita. E’ urgente che al Ministero dell’Agricoltura vengano date maggiori possibilità di movimento. Negli Stati Uniti queste problematiche sono al primo posto: da dieci anni è iniziata una vera e propria rivoluzione fatta di lotta all’obesità ed educazione alimentare. Noi che facciamo? Dormiamo”.

Se l’Italia dorme, e con essa la televisione italiana che non lascia il giusto spazio al documentario, a tenere gli occhi bene aperti, al fine di promuovere un cinema necessario è Nicola Giuliano, che conclude: “Crediamo che sostenere questo film sia un gesto importante, un gesto di resistenza, tanto più perché il nostro è un paese che ha perso la memoria

Slow Food Story uscirà il 30 maggio in alcune sale di Milano, Torino, Genova, La Spezia, Bologna, Udine, Pordenone. Non toccherà il centro e il sud Italia perché nelle regioni più calde molte sale chiudono o prediligono film d’evasione.

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