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Silenzio! Parla Mel Brooks. E racconta Frankenstein Junior.

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Il grande autore comico protagonista di un incontro col pubblico a New York durante la presentazione del libro sulla lavorazione del suo film più famoso.

Silenzio! Parla Mel Brooks. E racconta Frankenstein Junior.

Ieri, nella saletta per gli incontri del Barnes and Noble di Union Square, era di scena Mel Brooks, che a novant’anni suonati ha ancora energia e spirito comico da vendere, per presentare il libro sulla lavorazione del suo capolavoro assoluto, Frankenstein Junior.
Dopo la breve presentazione del moderatore, Brooks ha deciso di dare la parola al pubblico partecipante e rispondere alle sue domande, per quasi un’ora. Ecco per voi il resoconto i momenti più belli dell'incontro.

Primo incontro con il “mostro”
Avevo cinque anni quando nel 1931 mio fratello mi portò a vedere il Frankenstein di James Whale. Ne rimasi terrorizzato, soprattutto dalla lentezza dei movimenti della creatura creata da Boris Karloff. Nel bel mezzo della notte chiesi a mia madre di chiudere la finestra, perché avevo paura che il mostro sarebbe entrato a divorarmi, E stiamo parlando di un quinti piano a New York, d’estate, quando l’aria condizionata era ben lontana dall’essere stata inventata. E così la povera donna, che aveva una pazienza incredibile, si mette a ragionare con me: “Dove era ambientato il film? In qualche paese lontano come la Transilvania, no? Secondo te un mostro del genere come ci arriva fin qui se non in nave? E chi glieli trova i soldi per il biglietto a una creatura così brutta? Ma diciamo che alla fine li racimola e sbarca a New York, come ci arriva fin al nostro palazzo con tutte le linee della metropolitana che ci stanno? Come ci si raccapezza? Ma ammettiamo anche che riesce ad arrivare : secondo te se è così affamato non si ferma a mangiare quelli che vivono al primo piano invece di salire fino al quinto?” E io: “Certo. Ho capito. Adesso spranga la finestra, grazie.”

Come nasce Frankenstein Junior
Eravamo in pausa pranzo durante le riprese di Mezzogiorno e mezzo di fuoco, arrivo al tavolo con Gene Wilder e vedo che ha questi appunti il cui titolo è Young Frankenstein. Mi racconta l’idea di questo nipote del Barone che è un saputello spocchioso e non vuole avere niente a che fare con gli esperimenti del nonno. Mi dice che dovremmo scriverlo insieme, e che io dovrei dirigerlo. La mia risposta è stata immediata: “Io mi becco il 60% dei guadagni, tu il 40%. Andata?”

La produzione
All’inizio avevamo portato il film alla Columbia, che non voleva spenderci molto, massimo un milione e mezzo di dollari. Ma io e Gene volevamo farlo a tuti i costì, così approvammo subito il budget come due fessi. Parlammo a  grandi linee del progetto ed eravamo tutti d’accordo. Non potevo crederci. Sto uscendo dalla stanza, mi volto e accenno ai dirigenti della Columbia: “Ah, comunque lo giro in bianco e nero.” e mi chiudo la porta alle spalle. Due secondi e inizio a sentire le urla strazianti venire da dietro la porta. Così andammo alla 20th Century Fox e chiudemmo l’accordo per due milioni e mezzo di dollari. E il bianco e nero…

Casting
Madeline Kahn me la sono portata dietro da Mezzogiorno e mezzo di fuoco perché il provino che aveva fatto per quel film mi sarebbe bastato per sempre. Dopo averla vista recitare le dissi: “Adesso devi farmi vedere le gambe…” e lei pensò che si trattasse di un altro di quei registi sporcaccioni. Allora dovetti spiegarle che la sua Lili Von Shtupp era un omaggio alle grandi performance di Marlene Dietrich, per questo lei sarebbe dovuta essere in costume succinto. Così Madeline mi fece vedere le gambe. Mai viste di così belle. L’agente di Gene Wilder aveva anche Peter Boyle, che salì subito a bordo. E poi aveva anche Marty Feldman. Quando lo incontrai la prima volta dissi all’agente: “ma dove metto la macchina da presa se voglio farli un primo piano? Questo ha gli occhi che vanno da parti opposte!”

Gene Wilder
La cosa migliore che Gene mi ha insegnato? Il vino. Prima di conoscerlo bevevo vera robaccia, poi una sera andiamo a un doppio appuntamento, una cena a quattro con le nostre signore, e lui mi lascia assaggiare il suo Chateau Lafitte. Da quel momento non ho più smesso di bere buon vino. Scrivemmo Frankenstein Junior in un hotel di Los Angeles, lavorando quasi sempre di notte. Per tenerci svegli Gene serviva sempre tè e dei biscotti che si chiamavano Digestive o qualcosa del genere. Non sto scherzando, una vera porcheria. Era l’attore più grande, e non sto parlando soltanto dei comici. Era il più divertente perché non cercava mai di esserlo. Spesso dovevo costringerlo ad alzare un po’ i toni della recitazione perché volva sempre lavorare in sottrazione. Non abbiamo fatto più film insieme dopo Frankenstein Junior perché si intestardì nella regia; io gli proposi subito un altro progetto ma lui decise di esordire con Il fratello più furbo di Sherlock Holmes. Avrebbe dovuto lasciar perdere quella stronzata del dirigere, non sapeva farlo, era un attore nato. Mi manca ogni giorno.

Divergenze creative
Gene si intestardì che voleva realizzare una scena in cui il mostro si esibiva a teatro. Io pensavo che saremmo dovuti rimanere più fedeli all’opera di James Whale. Allora mi dice: “Giriamola e se poi non funziona ti lascio tagliarla senza aprire bocca.” Facemmo la prima proiezione di prova con il film che durava due ore abbondanti. Molte cose non funzionavano, ma a quella scena venne giù il cinema dalle risate. Gene ovviamente aveva ragione. I produttori però erano raggelati dal film, così dissi loro: “Stasera avete visto una porcata di due ore e passa, datemi due settimane e vi mostro un gran film di novanta minuti.” Frankenstein Junior dura novantatré minuti…

Comicità oggi
Il problema de film comici contemporanei è che sono troppo radicali o troppo politicamente corretti, non c’è più quella via di mezzo. Non c’è più gente come me insomma…Non che ogni tanto mi diverta: ad esempio per me la trilogia di Una notte da leoni funziona molto bene  a livello comico, e mi piace anche il lavoro di Judd Apatow. Spesso però i film comici non hanno una vera storia, non sanno dove andare a parare. E questo succede per colpa degli scrittori. Vi faccio un esempio: gli sketch del Saturday Night Live oggi non hanno mai una vera chiusura, finiscono sempre con i comici che insistono e insistono sulle battute. Io mi sono formato scrivendo sketch per Sid Caesar, insieme a gente del calibro di Neil Simon e Woody Allen. E ogni nostro singolo sketch, che durasse due minuti o venti, doveva a vere un inizio, uno sviluppo e una fine. Questo significa scrivere nello showbusiness. Comunque confido che il cinema comico si riprenda, e avverrà soprattutto grazie alle attrici. Trovo che gente come Sarah Silverman, Amy Schumer e Tina Fey siano molto talentuose. No, aspettate, a dire il vero Tina Fey non mi piace poi tanto…

Persistenza
Il consiglio che posso dare agli scrittori d’oggi? Tenete duro. Norman Steinberg, uno di quelli con cui ho scritto Mezzogiorno e mezzo di fuoco, non è un genio. Anzi a guardarlo non sembra neppure intelligente. Ma era un gran cocciuto. Un giorno negli anni ’60 stavo mangiando un panino sulla 57° Strada quando mi si avvicina questo tizio e letteralmente mi afferra per una piega dei pantaloni: “Sono un avvocato. Ma non voglio essere un avvocato, voglio scrivere. La prego, odio il mio lavoro, mi facciaascrivere…” Io stavo per scalciarlo via, ma siccome sono una persona magnanima gli ho detto invece di venire a trovarmi negli studi in cui a quei tempi stavamo girando in TV Get Smart. Si presentò il giorno dopo con un’idea per un western. “L’ho buttata giù con un mio amico. Un dentista.”

Sequel
Sì, sto veramente pensando di realizzare Balle spaziali 2. Però ho novant’anni, meglio si sbrighino a farmelo fare presto…

Film del cuore
Il mio preferito? Per favore, non toccate le vecchiette. Perché è più mio degli altri, perché fu il primo successo, per l’Oscar anche se non lo meritavo…Voglio dire, c’era Kubrick candidato per 2001 a gareggiare con me! Frankenstein Junior è un film che adoro, ma se potessi tornare indietro farei ridoppiare le scene con Kenneth Mars, perché nonostante siano spassose proprio non si capisce quello che dice…

Anne Bancroft
E’ stato amore a prima vista…da parte mia. Un mio amico musicista doveva suonare in un episodio di uno show TV con Perry Como, e Anne vi partecipava come ospite. Io lo accompagnai apposta per conoscerla, aveva appena fatto Anna dei miracoli ed era acclamata da tutti. Si presentò in un abito bianco che non dimenticherò mai. Dopo la sua performance le gridai subito che l’amavo e volevo sposarla. Crede ne rimase impressa. Scendemmo in strada e feci finta di dover andare alla stessa festa in cui si stava dirigendo lei, anche se non avevo la minima idea di chi fosse la casa. E così feci nelle settimane successive: dal momento che tutti conoscono tutti nel nostro ambiente potevo seguire le tracce di Anne ovunque andasse nella sua vita sociale. E facevo sempre finta che ci incontrassimo per caso. “Per caso un corno Mel, tu mi stai seguendo!” Mi rise in faccia una volta. E così è iniziato tutto…

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