Schede di riferimento
Interviste Cinema

Sigourney Weaver alla Festa del cinema di Roma si racconta alla stampa

87

Nel settimo giorno di festival, incontriamo l'iconica protagonista di Alien, Ghostbusters e tanti altri celebri film.

Sigourney Weaver alla Festa del cinema di Roma si racconta alla stampa

Bella, di una bellezza particolare e inconfondibile, col fisico statuario, la mascella volitiva e lo sguardo intelligente, Sigourney Weaver è una vera e propria icona di eleganza e fascino, identificata da molti nel ruolo di Ripley, che ha più volte ricoperto per la prima volta in Alien nel 1981, e considerata un simbolo del cinema di fantascienza. Un'etichetta molto riduttiva per questa attrice intellettuale e colta, come lascia intendere quando si parla di questo, nell'affollatissima conferenza stampa alla Festa del cinema di Roma, in una mattinata stracolma di star e film importanti, prima dell'incontro pomeridiano in cui ripercorrerà la sua carriera. A vederla non ci si crede che l'anno prossimo supererà le boa dei 70 anni, mantenendo inalterato il suo volto (senza ritocchini che ne cambino i connotati), il suo fascino e il suo stile. Si capisce quanto è rimasta legata ai registi che le hanno offerto i ruoli più memorabili dall'affetto con cui parla di “Ridley” e di “Jim”. Ma la sua carriera cinematografica, secondo lei, è una combinazione tra la sua struttura fisica e l'intuito di registi che hanno sempre pensato fuori degli schemi.

“A interessarmi sono sempre state le storie. Ad esempio per me Ghostbusters è un fantasy, una storia di fantasmi. Oggi si tende a far rientrare tutto nella fantascienza, che è un genere molto sofisticato attraverso il quale ci poniamo domande fondamentali come dove stiamo andiamo come specie, come pianeta, cosa sta succedendo. In America in questo momento è una parte importante della nostra letteratura, abbiamo ottimi scrittori di fantascienza ora, ho appena letto un libro in cui le ragazze per difendersi sono in grado di dare scosse elettriche (The Power di Nancy Alderman, ndr) e trovo che sia un'area molto interessante ma non ho mai pianificato di fare quel genere. Come attrice volevo fare teatro, far parte di una compagnia teatrale con ruoli grandi o piccoli, fare drammi e commedie e il modo in cui ho potuto farlo è stato cercando questo tipo di struttura nell'industria del cinema”.

Dal padre produttore televisivo e dalla madre attrice, che lezione e che consigli ha avuto sul lavoro che ha scelto? “Ammiravo moltissimo mio padre, che mi ha fatto innamorare di questo ambiente fin da piccola, perché quando tornava a casa dal lavoro (faceva molta televisione di vario genere in diretta) si era divertito, era felice e io me ne accorgevo, quindi mi ha predisposto positivamente per questo ambiente. Mia madre non parlava mai della sua carriera, aveva dovuto rinunciarci quando aveva sposato mio padre e penso che sia stato molto difficile per lei, non l'ha mai superata, era molto negativa su Hollywood, mi diceva sempre di non andarci perché avrebbero cercato solo di portarmi a letto. Mio padre era molto ottimista, al contrario di lei”.

Parlando di possibili molestie, cosa pensa abbia cambiato il movimento #MeToo? "Era davvero l'ora, è un passo fondamentale nella lotta per l'uguaglianza sul luogo di lavoro, grazie a questa donne coraggiose che si sono fatte avanti e hanno iniziato una rivoluzione. Penso che nell'ambiente, almeno quello che ho conosciuto io, troupe, attori e molti registi volevano che cambiasse, che fosse più inclusivo e diversificato e credo tutti si sentano sollevati per il fatto che ora ci siano più possibilità per gli uomini e per la donne. Ci sono molti diversi ambiti influenzati da #MeToo e #Timesup, io posso parlare solo del mio che è parte di questa lotta per l'eguaglianza. Certo non abbiamo ancora l'uguaglianza nella Costituzione e abbiamo ancora tanta strada da fare ma è stato uno splendido inizio, era l'ora che accadesse ed è stato molto apprezzato dagli uomini e dalle donne in America, forse non da tutti ma dalla maggioranza”.

Tra i grandi registi con cui ha lavorato, con chi ha avuto il rapporto migliore? Conosce il cinema italiano recente? “Ho lavorato con molti registi meravigliosi e con ognuno ho avuto rapporti diversi. Mi sento molto vicina a Jim Cameron e ho lavorato bene anche con Ang Lee in Tempesta di ghiaccio, non ci parlavamo mai ma ci guardavamo negli occhi e io sapevo cosa fare o non fare. Ho conosciuto Luca Guadagnino, che mi ha chiesto di lavorare in un paio di suoi film, ma uno non si è fatto e l'altro non ho potuto farlo io e naturalmente tutti noi conosciamo bene i film italiani degli ultimi 60 anni, abbiamo rivisto Roma di Fellini prima di venire qua, ed è esattamente così”.

Quando ha girato Alien con quel giovane regista avrebbe immaginato l'impatto che ha avuto? "Fu il mio primo lavoro quasi e Ridley era al secondo, aveva appena fatto I Duellanti ed era pieno di passione. Non gli piaceva provare quindi improvvisavamo molto, una cosa che a me che venivo dal teatro metteva un po' paura ma credo sia stato molto efficace perché non sapevamo cosa sarebbe successo il giorno dopo. Amo andare al lavoro ogni giorno, ma è stato molto difficile, mi mancava il teatro, da cui per fare il film mi allontanai un paio di anni, ma credo di aver saputo subito, non appena ho incontrato Ridley e ho visto i disegni di Giger e di Rambaldi, che nessuno aveva mai visto una cosa del genere. A quel punto Giger aveva dipinto sulle uova dei piccoli volti, era fantastico. Hanno fatto un film fantastico e innovativo dal punto di vista semantico e ne sono molto fiera”.

I suoi ricordi di Gorilla nella nebbia? "Rispondeva al desiderio di fare un film diverso dal precedente. Ricordo che la grande esperienza di fare quel film è stato lavorare in Africa con una troupe internazionale, ma anche per me la possibilità di andare a giorni alterni per due mesi col gruppo di lavoro di Diane Fossey. Ed ero molto felice di stare coi gorilla, è un'esperienza che consiglierei a chiunque di voi, perché sono gentili, sono come noi, ci sono quelli che non vogliono vederti e quelli più socievoli, è come stare con delle persone. Ma io non ho mai avuto l'idea di fare film di fantascienza, io volevo fare Shakespeare, quindi da allora ho cercato di cambiare il più possibile, poi, con mia grande sorpresa, Jim Cameron mi ha riportato alla fantascienza con Avatar. Ma è un termine troppo generico e i critici si concentrano troppo sugli effetti speciali, devono guardare oltre, non parlare solo di quelli, ci sono film, come Humandroid (Chappie), che hanno un contenuto molto più importante degli effetti speciali".

Lei dice che non ha mai recitato il ruolo di una fidanzata. Come è riuscita a evitare lo stereotipo? "Non appena entro in una stanza con dei produttori, loro in genere si siedono, perché sono così alta che non mi vedono nemmeno nella loro più sfrenata immaginazione come la fidanzata del protagonista. C'è stata un'eccezione, con L'anno vissuto pericolosamente, dove avevo un ruolo molto interessante, con Mel Gibson e mi piaceva fare le storie d'amore, ma ripeto, all'epoca, se eri piccola, bionda e con gli occhi blu andavi bene, ma una donna della mia altezza non veniva considerata nel ruolo romantico. Penso che quando mi è successo di essere scelta per ruoli diversi non è mai stata una decisione degli Studios ma di registi dalla insolite qualità, come Peter Weir, Ridley e Jim Cameron".



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming