Interviste Cinema

Sicario: A Toronto abbiamo incontrato il cast al completo

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Il nuovo thriller di Denis Villeneuve è stato uno dei film più apprezzati alla rassegna canadese

Sicario: A Toronto abbiamo incontrato il cast al completo

Raramente capita che i giornalisti venuti per le interviste di un film siano così unanimemente concordi nell’apprezzarlo. E’ invece successo pochi giorni fa all’ Intercontinental Hotel di Toronto, dove il regista Denis Villeneuve e i tre protagonisti Emily Blunt, Benicio Del Toro e Josh Brolin hanno presentato Sicario, thriller che mette in scena la battaglia senza quartiere che una task force americana più o meno “ufficiale” inizia contro un cartello della droga messicano. Un film tesissimo, potente nella messa in scena, doloroso e spiazzante nei personaggi. Uno di quei lavori di cui potremmo tornare a parlare a fine anno, quando arriverà la stagione dei premi…

“Per realizzarlo non sono sceso a compromessi – racconta immediatamente  Denis Villeneuve – Un nome grosso di Hollywood, un enorme finanziatore di cui non farò il nome, mi ha proposto di girarlo con un budget di ottanta, novanta milioni di dollari se però avessimo sostituito il personaggio femminile principale con un uomo, in modo da farlo interpretare da qualche nome di successo al botteghino. Per me sarebbe stato come tradire l’anima della bella sceneggiatura di Taylor Sheridan, così ho rifiutato e l’abbiamo realizzato con trenta, trentadue milioni. I ritmi di lavoro sono stati pesanti, abbiamo girato in fretta e lavorando parecchie ore al giorno, ma il risultato mi soddisfa molto. Io sono il peggior critico di me stesso, vedo tutti i difetti dei film che faccio. Sicario probabilmente qualcuno ne ha, ma è la prova tangibile che come cineasta mi sto evolvendo.” A Villeneuve non potevsamo poi non chiedere anche del suo prossimo progetto, l’attesissimo seguito di Blade Runner: “Ancora non ci ho messo mano, lo giuro. Con Roger Deakins inizieremo a parlarne tra pochi giorni, prima devo finire la postproduzione di un altro film che ho girato con Amy Adams.”

Dopo Villeneuve è il momento di scambiare quattro chiacchiere con Josh Brolin, un interprete che di certo non si nasconde dietro il proprio status di divo: “Noi attori mentiamo, voi giornalisti lo sapete bene eppure pubblicate lo stesso le nostre bugie. La verità è che facciamo alcuni film perché ci piacciono e la maggior parte invece per il denaro. Io ad esempio ho lavorato con Oliver Stone a W.  perché credevo nel progetto, poi sono tornato con lui per Wall Street – Il denaro non dorme mai perché ero a corto di dollari. Che non ero adatto per fare il broker senza scrupoli l’hanno visto tutti, non è nelle mie corde, ma mi serviva guadagnare in quel momento. Sicario invece l’ho fatto perché volevo lavorare con gente di talento come Denis, Emily e Benicio, con cui collaboro spesso. Non è stata una passeggiata, tutt’altro, ma ne è valsa la pena, è uno dei pochi miei film di cui sono fiero.” Brolin invece ha sovente lavorato col mago della luce Roger Deakins: “E’ un maestro, e il fatto che non abbia mai vinto l’Oscar è una vera e propria barzelletta. Volete sapere perché? Perché riesce sempre a cambiare, ad assecondare al meglio l’idea del regista con cui lavora. Alcuni direttori della fotografia ti sparano delle luci sgargianti, ti fanno delle immagini eleganti e vengono premiati per la loro ruffianeria, anche quando non servono bene la storia che il film racconta. Roger è un artista e un professionista, svolge il suo lavoro al meglio, ed è quello di sviluppare l’idea di cinema del regista. Le statuette non contano, lui fa arte.”

Quando arriva Benicio Del Toro l’atmosfera diventa immediatamente più calda. Non solo per il carisma innato dell’attore, perfetto nel suo elegante completo nero. A innescare l’elettricità nell’aria è il ricordo del suo personaggio nel film Alejandro, figura affascinante e mefistofelica come non se ne vedevano da tempo sul grande schermo. Se Benicio non dovesse arrivare almeno alla candidatura all’Oscar come attore non protagonista per Sicario potremmo davvero parlare di svista colossale da parte dell’Academy. “All’inizio avevo dei dubbi se accettare o meno di farlo, dal momento che ho già realizzato diversi film sul tema, tutti da angolazioni diverse, e pensavo di aver detto tutto su di esso. Poi con Denis abbiamo letto insieme la sceneggiatura e mi ha detto che vedeva Alejandro come un uomo diviso in due, un crociato e insieme un demone assetato di vendetta. Ho scelto di calarmi nella sua visione e penso di aver fatto bene a farlo. Anche se non ho difficoltà ad ammettere che ancora oggi, mesi dopo che le riprese sono finite, non posso dire con certezza se in alcune scene ci siamo spinti davvero troppo oltre…” La confessione di Del Toro è sincera, glielo si legge negli occhi un istante prima che distolga lo sguardo vagamente a disagio. Ci sono momenti in Sicario destinati a rimanere impressi nella memoria dello spettatore, e Benicio è in ognuno di questi…

Ultima ad comparire Emily Blunt, acclamata protagonista femminile del film. Nel suo completo elegante appare lontana anni luce dalla rudezza di Kate Macer, il suo personaggio: “Mi ero già confrontata con l’action in film come Looper o Edge of Tomorrow. Ero già abituata a faticare sul set, non ho problemi a farlo. Con Denis però stavolta abbiamo anche raccontato le conseguenze emotive e psicologiche di una scena di violenza, di cosa comporta piazzare un proiettile nel corpo di un altro essere umano. Kate non esita un istante se costretta, ma questo non significa che poi il suo gesto non si ripercuota su di lei…” Ci sono state scene particolarmente difficili da girare? “Due. Quella finale girata con Benicio è stata emotivamente emozionante e insieme stremante. Ci abbiamo messo due giorni, eravamo solo noi due attori, Denis e Roger. L’altra è stata la scena con Jon Bernthal, forse il momento più estremo della mia carriera. Ho avuto difficoltà a dormire per giorni a causa degli strascichi fisici ed emotivi di ciò che abbiamo fatto…”

Sicario sarà nelle sale italiane a partire da giovedì 24 settembre.



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