Si muore tutti democristiani: Intervista ai magnifici cinque de Il Terzo Segreto di Satira

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 Si muore tutti democristiani: Intervista ai magnifici cinque de Il Terzo Segreto di Satira

Si sono conosciuti nel 2008 alle Scuole Civiche di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Davide Rossi, Andrea Fadenti e Andrea Mazzarella e, dopo una solenne ubriacatura, hanno fondato nel 2011 Il Terzo segreto di Satira, un collettivo di videomaker che ama scherzosamente definirsi "un gruppo di cialtroni per cialtroni" e che passa la metà del proprio tempo a "non andare d’accordo" e l’altra metà a raccontare, con ironia e incredibile acume, i mutamenti politici del nostro paese, tracciando formidabili identikit degli elettori di questo o quel partito e rivelando una tenera nostalgia per i tempi in cui l’ideologia era una bandiera da sventolare orgogliosamente e l'Italia era un paese migliore. Autori di una serie di video che sono diventati veri e propri cult, di una webserie e di uno spettacolo teatrale, i cinque sceneggiatori, operatori, montatori, fonici, registi e quasi attori esordiscono adesso al cinema con Si muore tutti democristiani, storia di tre amici che gestiscono una piccola casa di produzione ai quali viene viene fatta una proposta di lavoro impossibile da rifiutare. Ambientato a Milano, il film è interpretato da Marco Ripoldi, Massimiliano Loizzi e Walter Leonardi ed è una delle sorprese più belle della Festa del Cinema di Roma. Ne parliamo, a Casa Alice, con i "geniacci" che lo hanno scritto e diretto, e che lo porteranno in sala in primavera.  

In un paese scorretto in cui però impazza il politicamente corretto è possibile fare satira politica?
In un paese come il nostro, gli spunti per fare satira sono tanti. Noi abbiamo cominciato nel 2011, quando era il momento del bunga bunga e dell'Olgettina, e quindi avevamo molto materiale su cui lavorare. Dopo due mesi, Berlusconi se n’è andato e sembrava che non ci fossero più argomenti, anche perché c'era Monti e non sapevamo come prenderlo in giro. Poi è arrivato il PD e siamo rinati. Pensavamo di scioglierci e invece eccoci qui.

Nel film parlate di politica ma non parlate dei politici. Come mai?
Il nostro obiettivo è fare satira non parlando dei politici, ma raccontando gli stereotipi umani. Per noi è sempre più divertente parlare dell'elettore invece che del politico, perché in realtà ognuno di noi ha un amico dalemiano, un amico renziano e così via. In Si muore tutti democristiani non volevamo fare satira politica tout court, ma tentare di descrivere un momento e una generazione in cui ci si potesse facilmente riconoscere. Più esattamente, ci interessava descrivere il "duro e puro" che ha avuto degli ideali e che a un certo punto si trova a dover accettare un compromesso e a fare i conti con se stesso. I protagonisti del film sono tre, e noi abbiamo voluto descrivere tre diversi modi con cui una persona può affrontare una scelta di carattere etico e capire se, nel 2017, si abbia ancora facoltà di stabilire se andare in una direzione piuttosto che in un'altra.

Che cosa significa democristiano nel film?
La parola democristiano, in questo film, per noi fa rima con "imborghesimento" e allude a una precisa fase della vita. C'è una frase che diciamo spesso: "Nasci contestatore e muri contestato". E' bellissima e sta a significare che a un certo punto ti ritrovi inevitabilmente a superare una linea. All’inizio sei contro il sistema, poi ti rendi conto che fai parte di questo sistema ed è una cosa che riguarda qualsiasi ambito e ogni persona. Il termine democristiano non allude insomma a un militante della Democrazia cristiana o dell’UDC, ma a uno status mentale. Lo diceva pure Rotondi: "La Democrazia cristiana è uno status mentale, non un partito".

Enrico, Stefano  Fabrizio fanno una grande tenerezza. Quanto li amate?
Siamo molto legati a questi tre personaggi, che avevamo già introdotto in alcuni dei nostri video. Li amiamo proprio perché hanno vissuto un po' di tempo con noi e, in fase di scrittura, ci siamo accorti che sapevamo come si sarebbero potuti comportare o quali frasi avrebbero potuto dire. E poi sono dei perdenti, e noi siamo molto legati ai perdenti, soprattutto perché viviamo in un periodo storico in cui tutti devono essere vincenti. Ci affascina molto chi non ce la fa, abbiamo una grande passione per le storie incompiute e i disagiati. Enrico, Stefano e Fabrizio non sono certo le figure classiche dell’eroe o dell’antieroe, ma si tratta di personaggi con cui il pubblico potrà facilmente identificarsi. Per noi rappresentano una certa sinistra e sono il simbolo di uno sfasamento fra ciò che si era da ragazzi e ciò che si è in età adulta. Si muore tutti democristiani riflette anche su questo e solleva la domanda: siamo meglio adesso o eravamo meglio prima?

L'idea di girare un lungometraggio non vi spaventava?
Per noi era un sogno fare un lungometraggio. Avendo studiato cinema, era il nostro più grande desiderio, la grande luce in fondo al tunnel. In realtà non c’è stato nessun tunnel, perché questo film è figlio del percorso che abbiamo fatto in questi anni, partendo da Internet perché era un mezzo veloce e indipendente, arrivando in tv e poi finalmente riuscendo a scrivere e a girare un film. Detto ciò, certo che eravamo spaventati! Abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando la produzione ci ha messo a disposizione Ugo Chiti, che ci ha permesso di imparare tante cose. Scrivere la sceneggiatura con lui è stata una lezione continua. Con Si muore tutti democristiani abbiamo provato a portare un po' del nostro modo di fare video all’interno di un contesto che ci ha ospitato e che spero che ci ospiterà di nuovo.



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