Interviste Cinema

Shadows: Carlo Lavagna sul suo primo film in lingua inglese con la figlia di Kate Winslet

Ad Alice nella città, importante sezione collaterale della Festa del cinema di Roma, il regista Carlo Lavagna presenta la sua opera seconda, Shadows, frutto di una coproduzione e interpretata da un trio di giovani e straordinarie attrici, al cinema come evento dal 16 al 18 novembre.

Shadows: Carlo Lavagna sul suo primo film in lingua inglese con la figlia di Kate Winslet

In conferenza stampa è stato presentato uno dei film più attesi di Alice nella città, sezione indipendente e parallela della Festa del cinema di Roma. Si intitola Shadows ed è l'opera seconda del regista romano Carlo Lavagna, che l'ha girato in co-produzione in Irlanda, con cast e maestranze locali, e che uscirà nei cinema come evento speciale il 16, 17 e 18 novembre distribuito da Vision. A produrlo un team composto da Andrea Paris, Matteo Rovere e dalla dublinese Feline Films, Ascent Film e Rai Cinema. Si tratta di un thriller psicologico con tre sole protagoniste, due ragazzine e la madre, che vivono in un hotel abbandonato in mezzo ai boschi in quello che ci viene presentato come un mondo post-apocalittico. All'esterno vanno solo di notte sotto la guida della madre che ha insegnato loro il necessario per la sopravvivenza, tra cui la caccia, e si sottraggono alla pericolosa luce del giorno. Finché prima ad Alex e poi ad Alma cominciano a sorgere dei dubbi sulle reali intenzioni della madre... di più non vi diciamo perché Shadows ha molte sfumature e si rivela essere molto diverso da come ci è apparso all'inizio.

Questo è quello che ha attratto Carlo Lavagna: “Siamo partiti da una bella sceneggiatura scritta a partire da un soggetto di Fabio Mollo e sviluppata da Damiano Brué, Tiziana Triana e Vanessa Picciarelli. Quando Andrea me l'ha fatto leggere ho notato subito che c'erano delle cose che mi intrigavano, a partire da questa commistione tra il genere e un film più introspettivo, che mi sembrava una bella sfida. Poi mi è piaciuto l'elemento internazionale, il fatto di fare un film fuori dall'Italia, girato in inglese con attrici inglesi, cosa che non succede spessissimo in Italia e dunque mi sembrava una sfida per me come regista vedere cosa potessi portare di personale al film. È un thriller psicologico e distopico che oggi, dati i tempi, è quasi diventato neorealista”.

Quanto al ritorno al genere, sia pure contaminato con altri elementi, questa la visione del regista: "A me piace fare dei film di genere, ma dal momento che io vengo da una formazione più classica, nato come cinefilo quando a 15 anni andavo al festival di Venezia e vedevo 100 film al giorno, trovo che oggi con le serie alcuni elementi del genere sono diventati stereotipati. Perciò mi sono chiesto come si potesse portare il bagaglio culturale italiano e la capacità visiva e di messa in scena che noi abbiamo sempre avuto nel fare questi film senza cadere nello stereotipo o imitare modelli americani su cui non siamo competitivi".

Una delle sorprese del cast, assieme alla veterana Saskia Reeves e a Lola Pettycrew, è Mia Threapleton, giovane attrice ventenne che interpreta Alma e che non a caso è figlia di Kate Winslet. Come è stato lavorare con lei? "È stata la cosa più facile del mondo, questione di DNA. Quando abbiamo fatto il casting lei in realtà doveva fare la parte dell'altra ragazza, Alex, ma a fine giornata mancava ancora Alma. Nel provino c'era la scena in cui lei esce dal fiume e passa dal panico e dalle lacrime alla felicità, era molto difficile da fare, specie in una situazione in cui ti trovi in una piccola stanza. A fine giornata nessuna delle attrici che avevamo visto, anche se brave, ci aveva convinto del tutto e per disperazione ho pensato di richiamarla. Lei stava andando in aeroporto per tornare a Londra, è tornata indietro e ha fatto la scena in un modo che ci ha dato la pelle d'oca e da quel momento in poi è stata incredibile. Era lei a chiedere di ripetere le scene, anche se comportavano stare a mollo a sei gradi nel fiume. È stato un piacere lavorare con attrici così brave che ci hanno consentito di arricchire il film".

Una delle cose più affascinanti è la location: l'albergo in mezzo alla foresta, una scelta che non era in sceneggiatura: "Inizialmente era una casa, uno chalet, poi discutendo della location abbiamo pensato che sarebbe stato meglio dar loro uno spazio grande abbastanza per farle muovere al suo interno pur restando claustrofobico. Perciò abbiamo costruito una geografia inventata con al centro l'hotel, che è un po' uno specchio dei sentimenti e dell'anima di queste ragazze. Poi man mano che si esce, come in Pierino e il lupo e nella favola classica, oltre la casa c'è il bosco poi c'è un confine, in questo caso il fiume, oltre il quale non si va. La cosa bella è che quest'albergo che abbiamo trovato, e che era davvero abbandonato in mezzo a un campo da golf, in realtà è in riva al mare. Non potevamo far vedere la parte più inquietante, la facciata esterna, che era identica all'Overlook Hotel, anche perché sarebbe sembrata finta pur essendo vera.

Qualcuno nota non solo i riferimenti (riconosciuti) al cinema di genere italiano nel passato (Lucio Fulci, Dario Argento e altri) ma azzarda anche un paragone col new horror americano, facendo i nomi di Ari Aster e Robert Eggers. Carlo Lavagna non si fa trovare impreparato: "Ho visto tantissimi film come quelli degli autori che citi e li trovo molto interessanti come soluzioni contemporanee, perché anche loro rinnovano il genere con un loro approccio estetico, e penso a film come Midsommar, che è tutto nella luce, o a The Witch. La nostra idea era di non essere solo nostalgici ma di riferirci anche ai film che oggi sono riusciti a fare questo discorso linguistico senza cadere nel banale. Ce ne sono tanti e in Shadows c'è sicuramente anche quell'ispirazione".

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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