Sette anime - parlano Gabriele Muccino e i suoi attori

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Sette anime - parlano Gabriele Muccino e i suoi attori

Sette anime - parlano Gabriele Muccino e i suoi attori

"Non posso certo tenerlo tutto per me": è proprio quanto ci si aspettava di sentire da Will Smith parlando di Gabriele Muccino. L'amore artistico dei due era sbocciato perché l'attore aveva visto e apprezzato L'ultimo bacio tanto da voler essere diretto dal regista alla prima occasione possibile. E così la "prima volta" ha preso corpo diventando quel grande successo che è stato La ricerca della felicità. Al suo secondo film americano Muccino ha voluto osare di più con un tema toccante e turbante come quello di Sette anime ed ha potuto farlo perché Will Smith era ancora al suo fianco orgoglioso di dar vita ad un nuovo progetto. La promozione europea del film ha portato i due a Roma anche nelle vesti di cavalieri della splendida coprotagonista Rosario Dawson.

E dunque, appurato che ora la carriera a stelle e strisce di Muccino andrà giustamente avanti per un po' senza Will Smith (ma prima il regista tornerà in patria per il seguito de L'ultimo bacio intitolato Baciami ancora), i due hanno parlato di Sette anime, un film che è piaciuto davvero poco alla stampa americana. Lì i critici sono andati sul pesante - a tratti sull' offensivo - nel giudicare il film. "Per la prima volta leggendo le critiche non ho imparato niente di costruttivo sul mio lavoro" dichiara Muccino, alimentando così la curiosità di leggere il responso dei giornalisti italiani. Sette anime è la storia di un uomo che provoca accidentalmente la morte di sette persone. Consumato dal rimorso pianifica la sua redenzione andando in soccorso di altrettante persone, sconosciuti in gravi difficoltà. Secondo il regista, "per raccontare una storia come questa l'unico modo era destrutturarla per ricomporne i pezzi come un mosaico, lasciandosi sorprendere dalla rivelazione finale". Muccino cita 21 grammi come esempio non solo per lo stile narrativo frammentato, ma anche per la struggente emotività della storia che ha dei punti in comune con Sette anime.

Will Smith si ritiene fortunato per non avere quasi nulla da condividere con il suo personaggio. "Non ho mai dovuto fare sacrifici imposti dalle circostanze, specialmente non come le circostanze drammatiche del film" dice l'attore. Smith pone l'accento sul profondo senso di colpa che grava sul suo personaggio, "una colpa che lo costringe ad una selvaggia corsa verso la redenzione". Un ruolo cupo che l'attore ha interpretato non senza disagio “ed è grazie alla perseveranza di Gabriele che sono riuscito ad arrivare fino in fondo, anche se mia moglie (l'attrice Jada Pinkett Smith, ndr), dopo aver visto il film, mi ha detto: mai più così depresso!”.

La stessa Rosario Dawson non ha avuto vita facile con il suo personaggio che si dibatte tra questioni di cuore, sia in senso cardiopatico che affettivo. “Recitare è sempre stata un’idea molto lontana da me” dice l’attrice, “che rivedermi sullo schermo mi permette di farlo con distacco, così quando rivedo questo film vedo il mio personaggio e so di aver fatto onestamente il mio lavoro anche se sul set avere consapevolezza di ciò che si sta facendo è davvero dura”. La Dawson non risparmia una divertente frecciata a Will Smith sull’imbarazzo dell’attore nel girare la scena di sesso che li vede coinvolti. “Come facciamo? Come ti tocco? Mi domandava intimorito, finché non è corso a chiedere aiuto al suo amico Tom Cruise”, quest’ultimo presente sul set per assistere il figlio Connor al suo debutto cinematografico.



Antonio Bracco
  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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