Interviste Cinema

Seth Grahame-Smith, un geek alla corte di Tim Burton

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Chi poteva pensare di accoppiare Jane Austen agli zombie o Abraham Lincoln ai vampiri? Seth Grahame-Smith c’è riuscito. Risultato? Due best seller internazionali e la collaborazione eccellente col “re” del cinema fantastico…



New York, 16 giugno 2012. Il Ritz Carlton, uno degli alberghi più esclusivi di Central Park South, è decisamente in fermento.
Il cast de La leggenda del cacciatore di vampiri è sbarcato per promuovere il film. Il produttore Tim Burton, il regista Timur Bekmambetov e i protagonisti Benjamin Walker, Mary Elizabeth Winstead e Rufus Sewell si aggirano per le stanze del ventinovesimo piano, passando da un’intervista all’altra. Con loro c’è anche lo sceneggiatore e autore del libro da cui il blockbuster è tratto, Seth Grahame-Smith, che tra tutti ha il sorriso più soddisfatto: “Chi se lo sarebbe mai aspettato di trovarsi qui, insieme a tutti queste star?” risponde quando gli chiediamo il motivo della sua allegria.

Trentaseienne, originario dello stato di New York, Grahame-Smith ha avuto il coraggio di “profanare” un simbolo della storia americana come il Presidente Abraham Lincoln e farlo diventare protagonista di un horror con vampiri. Azzardato a dir poco, no?
“L’idea è venuta fuori in maniera semplice. Nel 2009 ero in giro per gli Stati Uniti per promuovere il mio primo libro di fiction, "Orgoglio e pregiudizio e zombie". Era il bicentenario della nascita di Abrahm Lincoln, ogni libreria era tappezzata con testi che lo riguardavano. Poi c’erano decine di libri sui vampiri, da Twilight a quelli di Charlaine Harris. Quasi per gioco ho immaginato di mettere insieme i due argomenti, quelli che la gente amava di più leggere. Uno scherzo, che però non se ne andava dalla mia mente, così ho cominciato a fare qualche ricerca sulla vita di Lincoln, niente di impegnativo all’inizio. A poco a poco mi si è aperto tutto un mondo davanti. La sua vita è stata incredibilmente così tragica. Ho dovuto capirla a fondo prima di stravolgerla per romanzarla. Appena messi insieme alcuni tasselli ho capito d’istinto che non poteva essere una commedia: il titolo è ridicolo, il concept di base è strano, ma la storia è drammatica e va dritta al cuore del personaggio. Lo humour sta nel titolo, ma è tutto lì.”

In che momento preciso hai deciso di fare della vita di Lincoln una storia di vampiri?
“La svolta è arrivata quando ho letto della morte di sua madre in circostanze misteriose, per una malattia non chiara. Ho capito che se fossi riuscito a inserire con efficacia la figura del vampiro in quell’evento così drammatico ogni cosa che il personaggio avrebbe fatto in seguito nella trama sarebbe stato credibile e accettato dai lettori. Solo in quel modo avrei avuto un personaggio da delineare.

In "Orgoglio e pregiudizio e zombie" avevi osato “profanare” la letteratura di Jane Austen, adesso tocca alla figura storica di Lincoln. Non temi le critiche dei lettori per questo tipo di operazioni?
“Mi aspettavo dei detrattori già quando era stato pubblicato il primo romanzo, e invece gli ammiratori di Jane Austen sono venuti da me dicendo che volevano odiarmi ma che alla fine hanno amato il mio libro perché era così divertente, e restituiva il senso della prosa della scrittrice. Sono stato invitato due volte a parlare alla Abraham Lincoln Presidential Museum Library in Illinois, ci hanno chiesto anche a proiettare il film qualche mese fa. Se coloro che tengono ancora vivo il mito di Lincoln hanno applaudito il lavoro che ho fatto, forse significa che è fatto bene. Le mie idee di partenza possono anche essere sceme, non lo metto in dubbio, ma la sincerità con cui le ho proposte e il modo in cui ho tenuto vivo il ricordo di Lincoln li ha convinti. E poi onestamente non mi spaventa troppo essere giudicato, prima non lo ero mai stato perché non avevo avuto alcun successo. Meglio adesso quindi, no? Sono fortunato comunque, i fan di Jane Austen hanno parecchio senso dell’ironia, come quelli di Abraham Lincoln.”

Oltre che romanziere sei anche uno sceneggiatore. Hai da poco firmato lo script di Dark Shadows, che ti ha fatto incontrare un regista mitico come Tim Burton
“In realtà la collaborazione con Tim è iniziata con La leggenda del cacciatore di vampiri, che era stato messo in produzione prima di Dark Shadows. Lui e Timur Bakmambetov hanno opzionato i diritti del libro, e mentre finivo di scrivere il primo draft della sceneggiatura Tim aveva bisogno di qualcuno per scrivere il suo progetto da regista. Siccome la mia stesura di questo film gli è piaciuta, mi ha preso per il suo. Quando entrambe le produzioni sono cominciate ho fatto avanti e indietro tra New Orleans e Londra è stato un periodo molto intenso e di grande collaborazione. Non sono entusiasta del modo in cui il film di Tim è stato accolto dalla critica, sono invece contento di come è venuto il film ma ancor più dell’amicizia che ho instaurato con lui. Sul set insieme a Burton, Johnny Depp, Helena Bonham-Carter e tutti gli altri ho passato momenti stupendi.”

Hai quindi intenzione di continuare ad alternare romanzi e sceneggiature?
“Assolutamente sì, anche perché mi sono formato come sceneggiatore, l’idea di scrivere romanzi è arrivata dopo. Sempre con Burton adesso sto lavorando al soggetto di Beetlejuice 2. Se faremo il film Michael Keaton tornerà senz’altro a essere il protagonista. Il primo è stato un film così bello ed importante non soltanto per me ma per moltissimi affezionati che non voglio essere quello che lo rovinerà con un brutto sequel: quindi me la sto prendendo molto comoda e ci vado coi piedi di piombo, perché finché sia io che Tim non saremo completamente soddisfatti della trama il film non andrà in produzione. Al momento ancora non sentiamo di avere la storia giusta.

Come hai deciso allora di diventare anche un romanziere?
“Per necessità, dal momento che per molti anni col lavoro di sceneggiatore non cavavo un ragno dal buco. Avevo due amici che conoscevano l’editore della Quirk Books, che a suo tempo cercava scrittori economici per dei libri che non fossero di fiction. Mi davano lavori da consegnare in tre mesi di tempo, il che comprendeva ricerche, sviluppo e stesura. L’ho fatto fino a pochi anni fa quando è uscito "Orgoglio e pregiudizio e zombie". In quel periodo avevo scritto quattro libri per loro, gli argomenti svariavano dai film horror al sesso nel cinema ai supereroi come Spider-Man. Alla fine li ho implorati di farmi scrivere qualcosa che fosse fiction. Il mio agente Jason Rekulak mi disse: 'Se ti appoggi a qualcosa di classico non devi pagare i diritti all’autore.' Così ci siamo messi a pensare ai romanzi più famosi della letteratura e quando è arrivato quello di Jane Austen subito ho avuto il flash di queste donne in abiti d’epoca che correvano per salvarsi la vita. Molti sostengono che con i miei libri ho creato un nuovo genere, ma non credo che la mia operazione con Lincoln ad esempio sia molto lontana da quello che ha fatto Joss Whedon in TV con Buffy l’Ammazzavampiri, oppure al cinema Lost Boys, che riproponeva la figura del vampiro all’interno di un teen-movie. La differenza è la storia con la S maiuscola. Certo rischio di rimanere intrappolato nel mio successo, adesso ci si aspetta da me lo stesso giochino. Ho da poco pubblicato un libro che parla dei tre Magi, si intitola "Unholy Night". Potrebbe suscitare controversie, affronta molti momenti del Nuovo Testamento in maniera comica. Parla in fondo del ruolo che la fede ha nella nostra vita. Spero almeno con quest’ultimo di creare qualche controversia, un po’ ci speravo anche con i precedenti a dire il vero…”

Insomma, tutto pare procedere per il meglio per te. Sei soddisfatto del successo ottenuto?
“Certamente, adesso me la sto oggettivamente godendo insieme a mia moglie e mio figlio. Il modo migliore per celebrarlo comunque è continuare a lavorare durissimo e sfruttare il momento di grande fortuna che ho adesso. Quello che intendo dire è che mi sono trasferito a Los Angeles più di dieci anni fa per cercare di sfondare e ce l’ho fatta soltanto dopo parechi anni di stenti. Voglio riuscire a lavorare il più possibile e fare tesoro di ogni opportunità che mi capita, perché potrebbe non durare e ne sono ben cosciente. Intanto però adesso me la rido, che è sempre il modo migliore per vivere…”

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