Interviste Cinema

Semina il vento: Danilo Caputo presenta una favola di ribellione con una Greta Thunberg tarantina

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Il primo film del Bari International Film Festival 2020 è Semina il vento, che ha come protagonista Yile Vianello e si prende a cuore le sorti della natura. Abbiamo incontrato il regista Danilo Caputo.

Semina il vento: Danilo Caputo presenta una favola di ribellione con una Greta Thunberg tarantina

E’ strano ripartire con i festival cinematografici dopo mesi di lockdown, semi-lockdown e interviste e conferenze stampa su zoom, strano ma bellissimo, e se il Bari International Film Festival, previsto per la fine di marzo, si fa ugualmente in piena estate, è grazie alla passione e alla tenacia di Felice Laudadio, che lo dirige. Con tre sezioni corpose, una piccola selezione fuori concorso e un omaggio a Mario Monicelli, Il Bif&st 2020 ha aperto orgogliosamente i battenti, sabato 22 agosto, al Teatro Piccinni, dove è stato presentato Semina il vento di Danilo Caputo.
Caputo viene da Taranto e per tutta la vita ha osservato un gigante chiamato Ilva, un mostro minaccioso che ha ispirato alla sua mano di regista e alla sua penna di sceneggiatore una favola ambientalista con protagonista Yile Vianello, la ragazzina di Corpo Celeste di Alice Rohrwacher. L'attrice toscana interpreta qui una giovane donna di nome Nica che torna nel piccolo paese d'origine e scopre che gli amati ulivi che crescono sulle terre di famiglia stanno morendo a causa di un parassita. Nemmeno le persone stanno troppo bene, contaminate dalle brutture del nostro presente.
Tornando all'Ilva, il regista ci ha spiegato, in un salottino adiacente al teatro, cosa abbia rappresentato per lui la fabbrica in tutti questi anni: "Fin da bambino, quando vedevo la luce rossa all'orizzonte e sentivo l'odore di zolfo, capivo che eravamo quasi arrivati a casa. Ciò ha fatto sì che in me si sviluppasse sempre più forte la sensazione di una folle ingiustizia ai danni della natura, di una ferita le cui tracce sono ancora visibili. La natura è stata bistrattata e ha subito troppe angherie".

Immagino tu non sia il solo a odiare l'Ilva dalle tue parti...
E invece non siamo poi così in tanti. Pochi anni fa, nel 2013, c'è stato un referendum a Taranto per la chiusura dell'Ilva, referendum che si è rivelato un flop perché quasi nessuno è andato a votare. Così mi sono detto: "Ma… se anche le persone più coinvolte, che abitano a 1 chilometro dalla fabbrica, non si sono presentate, allora significa che c'è una forma di rassegnazione diffusa che ci porterà sempre ad accettare le cose così come sono. Ci sono individui a cui è stato insegnato che l'unico modo per andare avanti è la fabbrica, che non ci sono alternative, e ora che la fabbrica è in crisi, questi individui sono disposti a tutto pur di andare avanti, perfino ad avvelenare le loro terre e se stessi".

Quindi ci sono due tipi di parassiti in Semina il vento…
Esattamente. E due forme di inquinamento. C'è l'inquinamento vero e proprio e l'inquinamento mentale, un atteggiamento che deriva da tanti anni di industrializzazione forzata.

E poi c'è Nica…
Nica apre la porta a un avvenire diverso. In qualche modo eredita alcune cose dai vecchi tempi per costruire non un piccolo mondo antico, ma qualcosa di nuovo a partire dal passato.

Nica ti assomiglia?
Io sono un po’ come Nica, ho un rapporto romantico e un po’ trascendentale con la natura, però mi manca la sua combattività, per questo ho inventato una giovane donna ribelle.

Quanto era importante avere una protagonista e non un protagonista? Hai pensato a una donna fin dall'inizio?
Sì, perché ho sempre avuto l'impressione che il nostro atteggiamento nei confronti della natura fosse un po’ una forma di machismo, nel senso che gli uomini sono legittimati culturalmente a usare le cose a loro piacimento, così ho immaginato che forse era proprio dalle donne che poteva arrivare un nuovo modo di relazionarsi con la natura.

Avevi ragione, e Greta Thunberg ne è la dimostrazione
Ho cominciato a scrivere la mia sceneggiatura prima che apparisse Greta Thunberg, però è stato interessante vedere come proprio una ragazza di pochi anni più piccola del personaggio del mio film sia riuscita a innescare questo cambiamento, fra l'altro indossando una giacca simile a quella di Nica.

Semina il vento ha i modi e i toni della favola, una favola in cui il mistero ha la sua importanza, e c'è una nonna, la nonna di Nica, che secondo alcuni è una strega. Perché questo genere, questa forma di narrazione?
Non mi andava di fare un film di denuncia, in cui tutto si appiattisse sulla realtà. La realtà e l'attualità sono per me un punto di partenza importante, però avevo voglia di fare altro, per poter così raccontare qualcosa di più universale, anzi per porre una domanda universale: vogliamo continuare a trattare la natura come un bancomat oppure vogliamo mutare comportamento? La magia mi è servita a creare una specie di corto circuito, a guardare la realtà con occhi diversi.

Senza nulla togliere agli "umani" del film, il personaggio più simpatico è indubbiamente una gazza che diventa l'animale domestico di Nica. Come l'avete trovata?
La nostra gazza non è italiana, ma viene dall'Ungheria. Aveva già recitato in un film e poi era finita in una gabbia. Un giorno un addestratore italiano è andato in macchina a prenderla e l'ha portata qui. L'ha addestrata, perché nel frattempo si era inselvatichita, e si è presentato con lei sul set. Pensavamo che sarebbe stato difficilissimo lavorare con la gazza, invece ci siamo trovati a interagire con un animale intelligente, che ha legato tanto con Yile e ha portato scompiglio ma anche tanta spontaneità.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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