Interviste Cinema

"Se volete chiamatela cinepastiera" - presentata la commedia Un boss in salotto

Un film di capodanno di Luca Miniero con Paola Cortellesi

"Se volete chiamatela cinepastiera" - presentata la commedia Un boss in salotto

Mentre le commedie di Natale si dividono i primi posti al box office si conferma sempre più la tendenza a proporre nuovi film per Capodanno. Dopo il successo da 10 milioni di euro di Giuseppe Tornatore con La migliore offerta lo scorso anno, la Warner ci riprova con la nuova commedia di Luca Miniero, Un boss in salotto. Dopo il successo di Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord continua a giocare con gli stereotipi regionali, con le differenze fra il nord (il film è stato girato nello splendido Alto Adige) e il sud.

Cristina si è rifatta una vita al nord rinnegando, anche nell’accento. le sue origini napoletane. La sua famiglia sembra vivere un idillio continuo. Ha un marito che sta per essere promosso direttore marketing di un'azienda di successo e l’educazione dei due figli è fondata, così come tutto per lei, sull’avanzamento sociale. L'arrivo del fratello che non vede da quindici anni, sospetto boss camorrista agli arresti domiciliari, sconvolgerà la sua vita.

Luca Miniero ha presentato il film a Roma, insieme ai protagonisti: il boss del titolo Rocco Papaleo, Paola Cortellesi e Luca Argentero. Un trittico piuttosto inusuale per un film commerciale, come rivendica il regista: “so che si dice sempre, ma questa volta è vero. Il 90% del film è fatto dal cast che credo originale rispetto alle commedie popolari che faccio io, con un grande assortimento per i ruoli prinicpali, ma anche in quelli secondari.”

“Se volete chiamatelo cinepastiera” ha sorriso il regista, memore dei suoi trascorsi da pubblicitario. Un film che rivendica il suo essere local, anche se “qui il conflitto nord e sud è sullo sfondo, vengono estesi i vizi del sud anche al nord. Si crea un atteggiamento comune che favorisce l’ascesa del nostro fantomatico boss, con l’accondiscendenza di chi rinnega le proprie origini. Paola Cortellesi nel film è Carmela, ma si fa chiamare Cristina, arrivando a dire ‘la pastiera non entra a casa mia, siamo una famiglia onesta’. Ho voluto fare un film sulle origini, la commedia deve confrontarsi con le realtà locali, mi piacciono le cose non globalizzate, mi interessano molto”.

I protagonisti hanno lavorato molto per affinare i loro personaggi, specie Paola Cortellesi, che è stata coinvolta fin dalle fasi di scrittura, risultando così fondamentale da convincere la produzione ad aspettare per alcune settimane la nascita della sua prima figlia prima di iniziare le riprese. “Non mi è piaciuto nulla del mio personaggio- ha detto la Cortellesi- non lo amo, ma se fai un personaggio detestabile devi volergli bene, anche se maltratta figli e marito ed è scortese. È fragile, ma mi ha permesso di divertirmi con un personaggio che si crea un’identità parallela, profondamente scorretto. Anzi, una donna proprio molto fastidiosa, cosa che chiaramente mi ha divertito, con l’augurio che il suo modo di fare risulti poi divertente, più che detestabile.”

Miniero ha ricordato come “sono stati molto esigenti, come i bravi attori, ma senza rompere le palle, cioè arrivare con un’idea con l’intenzione di non cambiarla più. Sono il primo a cambiare sovente idea. Hanno lavorato bene, senza imposizioni, esigenti e attenti al film, senza perdere la visione d’insieme”. I due protagonisti parlano con accenti marcati: un generico nord est per lei, una sorta di “meridionalese”, sintesi di tutto il sud, per lui. Sottolinea la Cortellesi: “Io ho avuto solo una battuta in napoletano, ma non è stato facile. È un dialetto fra i più difficili da replicare, è un patrimonio nazionale, quindi risulta difficile ingannare tutti gli italiani, non solo i campani.”

Reduce dal successo personale come regista, per Basilicata Coast to Coast e Una piccola impresa meridionale, Papaleo ha confermato la sua voglia di non prendersi sul serio che con la stampa diventa sfuggente ironia: “Volevamo essere divertenti. Sono stato programmato per intrattenere il pubblico e le situazioni sono sempre dirette con una grazia che riconosco a Luca Miniero. Quando faccio un film mi affido al regista e non mi dispiace essere anche un po’ infantile nel risultato. Le radici, poi, sono le cose che ti tengono in piedi. Sto molto ancorato alle mie radici perché mi servono per succhiare dalla terra: la mia relazione principale di uomo prima che di artista.”

Ha poi raccontato come una scena del film, in cui dalla tazza del water invita a entrare in bagno il marito della sorella, gli ricorda la sua esperienza: “In casa non avevamo la chiave in bagno. Entravamo e uscivamo con mio padre e mia madre, ho visto i miei fare la cacca. Non so Freud come potrebbe analizzare la cosa. Ho visto l’uccello di mio padre e le tette di mia madre. Sono cresciuto libero.”

Un film che propone una famiglia disfunzionale, ma che secondo Miniero alla fine rimane il rifugio cardine della società: “alla fine la salvezza è nel privato, nella famiglia, un messaggio se vogliamo conservatore. Questa famiglia non ce la fa più, in una società che la valuta solo per l’amicizia col boss e non per il proprio merito. Ascesa e caduta non per merito mi sembrano situazioni molto italiane.”

Un boss in salotto uscirà in sala il 1 gennaio in ben 450 copie.

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