"Se tornassi giovane, costruirei un dirigibile": Aleksandr Sokurov al Festival del Cinema Europeo di Lecce

-
3
 "Se tornassi giovane, costruirei un dirigibile": Aleksandr Sokurov al Festival del Cinema Europeo di Lecce

"Ha portato il sole da San Pietroburgo" - dice il Direttore Artistico Alberto La Monica a proposito di Aleksandr Sokurov, grande protagonista della quarta giornata del ventesimo Festival del Cinema Europeo di Lecce, che lo ha eletto fra i destinatari dell'Ulivo d'Oro alla Carriera. L'affermazione non si riferisce tanto alle condizioni metereologiche - visto che il vento e la pioggia sono previsti per il fine settimana e ieri era una bella giornata primaverile - quanto a uno dei film che fanno parte della retrospettiva dedicata dalla manifestazione pugliese al regista russo: Il sole, appunto, terzo capitolo della tetralogia del potere dedicato alla deposizione dell'Imperatore giapponese Hirohito. E di potere, anzi di un potere - quello del vil denaro - parla l'autore di Arca russa durante un incontro con i giornalisti che segue di qualche ora una lunga master class in cui il "pupillo" di Andrej Tarkovskij ha affrontato temi profondi e complessi. Lo spunto è una domanda sulla pericolosità del web, a cui il maestro risponde: "Credo che oggi ci sia un nemico più insidioso di Internet: il potere finanziario, che uccide il cinema, le arti e che seduce soprattutto i giovani. Nessuna confessione, nessuna chiesa sa come affrontare questo problema. I soldi hanno ucciso Cristo e nessuno lo farà risorgere. Gli stessi islamici, che si vantano del loro integralismo, non hanno risolto il problema del denaro".

Oltre al potere del denaro, c'è il potere amministrativo, e in Puglia sembra operare al meglio: "Oggi voglio ringraziare il potere amministrativo di questa regione, perché non sempre il potere amministrativo di una regione si rende conto dell'importanza della cultura. In Russia, per esempio, non succede, ed è un peccato, perché io credo che lo scopo finale dell'esistenza dello stato sia proprio il sostegno della cultura”.

Infine il regista parla di potere politico e rivela qualcosa del suo prossimo progetto, un film che al momento si intitola La risata fra le lacrime e per cui ha fatto ricerche su Hitler, Mussolini, Churchill e Stalin anche negli archivi dell'Istituto Luce: "In realtà ho consultato molti archivi" - spiega - "e il lavoro ancora continua. Insieme alla mia squadra vorrei fare un film che possa spiegare a chi vive nel presente come si sia potuto verificare un evento insensato come la Seconda Guerra Mondiale. Non siamo alla ricerca di materiali inediti, non stiamo scavando nelle tombe. Stiamo studiando il conflitto soffermandoci sul carattere delle persone che ne sono state responsabili. Comunque si tratta di un progetto complesso che verrà realizzato con una tecnica particolare".

Non c’è solo il cinema nel futuro di Aleksandr Sokurov, che racconta di aver curato un'installazione che si potrà ammirare presso la Biennale Arte di Venezia. "L’Ermitage si è rivolto a me chiedendomi di trovare un'idea nuova per il padiglione russo della Biennale Arte. Ho preso spunto da un capolavoro di Rembrandt del 1668, Ritorno del figliol prodigo, per parlare di un mondo molto instabile in cui è venuta a mancare un'unità di misura per i rapporti umani. Il 10 aprile è partita dalla Russia una colonna di camion con tutti i pezzi dell'installazione. Apriremo l'8 maggio e vi invito tutti a vedere il lavoro di un vecchio cineasta e di tanti giovani volenterosi".

Questa attività parallela ci fa pensare che forse Sokurov lascerà la macchina da presa per dedicarsi ad altre discipline artistiche. Sulla questione Aleksandr si mantiene vago, però poi ammette di aver perso fiducia nella settima arte: "Ultimamente mi capita sempre più spesso di pensare che sono stanco e non mi va più di lavorare per il cinema. La verità è che ciò che vorrei fare non riesco a farlo. Gli argomenti che vorrei esprimere attraverso il linguaggio cinematografico purtroppo sono inaffrontabili. Se tornassi giovane, probabilmente, farei medicina, oppure mi iscriverei a ingegneria aerospaziale. Costruirei un dirigibile".

Nell'incontro stampa con un artista europeo che però viene da lontano non poteva mancare la domanda sul cinema italiano. Aleksandr Sokurov amava quello di un tempo. I film di oggi, invece, non lo convincono molto: "Guardo pochissimi film e quasi nessuno è italiano, ma ultimamente non ho visto film italiani che fossero in grado di spiegare il mondo interiore di un italiano di oggi. Mi piacerebbe vedere un film capace di mostrare cosa pensa un italiano seduto in una stanza ad occhi chiusi, vorrei capire cosa vede. A volte mi chiedo: Anna Magnani è esistita per davvero? O è stata figura mitica frutto della nostra fantasia? Oggi una Anna Magnani possiamo ancora trovarla?”.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Lascia un Commento
Lascia un Commento