Interviste Cinema

Se mi lasci non vale: per Salemme e i suoi attori la vendetta non è un piacere sottile

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La nuova commedia dell'autore napoletano, in uscita il 21 gennaio, è stata presentata a Roma.

Se mi lasci non vale: per Salemme e i suoi attori la vendetta non è un piacere sottile

Per il suo ottavo film da regista Vincenzo Salemme ha voluto cambiare le carte in tavola, o meglio giocare anche con le carte di qualcun altro: con un’idea di Paolo Genovese e Martino Colli, per la precisione, che hanno scritto il soggetto e collaborato alla sceneggiatura.
Altra novità di Se mi lasci non vale - che non può non richiamare alla memoria la super romantica hit di Julio Iglesias - è la presenza nel cast di un vero e proprio outsider, un attore che non appartiene alla scuola napoletana e che, nonostante lavori da diversi anni, ha raggiunto il successo con la "S" maiuscola solo di recente. Parliamo di Paolo Calabresi, l’Arturo Frantini di Smetto quando voglio, conosciuto anche come il Biascica di Boris.
Nella nuova commedia dell’autore e attore partenopeo, Calabresi si imbatte casualmente in Salemme, con cui scopre di condividere il triste destino di un recente abbandono amoroso. Animati da una robusta misoginia e dalla sete di vendetta, i due decidono di far innamorare l’uno la ex dell’altro, per poi farle entrambe soffrire piantandole di punto in bianco.

In una piccola ma elegante sala dell’Hotel San Regis di Roma, i cinque protagonisti di Se mi lasci non vale (insieme alla sopracitata coppia ci sono Serena Autieri, Tosca d’Aquino e uno straordinario Carlo Buccirosso), parlano del film cominciando proprio dal tema della vendetta in amore, svelando se l’abbiano o meno messa in pratica in età adolescenziale o adulta.

"Non mi sono mai vendicato" - dice Salemme. "Non mi piacciono le vendette, ma questo in fondo è un film sull’amicizia. Io sto rivalutando l’amicizia, l’amore porta un sacco di problemi, quindi consiglio a tutte le coppie di fare prima di tutto amicizia".

"Nemmeno io mi sono mai vendicato" - spiega Calabresi - "E anche se ci avessi provato, non ci sarei riuscito, perché in amore sono un pappamolla. La vendetta che organizzano questi due signori è ridicola, adolescenziale, le loro azioni sono improbabili. All’inizio del film il mio Paolo è un giocattolino di Vincenzo, si adegua, fa un sacco di errori, ma poi i due personaggi ‘si scoprono’ e da bambini che erano diventano uomini".

"Non mi è mai capitato di vendicarmi" - spiega Tosca d’Aquino - "perché non ho mai avuto la sventura di trovarmi in una situazione troppo drammatica. La persona lasciata si sente sempre vittima di un’ingiustizia, come suggerisce il titolo del film, ma i due personaggi maschili di Se mi lasci non vale in fondo si meritano di essere lasciati. Secondo me la vendetta non paga, quando sento storie di amiche che raccontano di auto distrutte, abiti strappati, mi sembrano follie".

"Non posso parlare di una vera e propria vendetta amorosa” - dice Carlo Buccirosso - "però al liceo mi è successa una cosa simile. Eravamo un gruppo di cinque amici inseparabili e solamente uno aveva un successo incredibile con le donne. La cosa dava fastidio a me e agli altri tre, così abbiamo convinto una nostra amica ad adescare il poverino al telefono, poi ce lo siamo cucinato per un mese e mezzo, sempre al telefono. Il ragazzo era letteralmente impazzito. Alla fine non abbiamo avuto il coraggio di andare fino in fondo e gli abbiamo dato un appuntamento. Lui credeva di quagliare e invece siamo apparsi noi. Il film mi è piaciuto anche per questa vendetta incrociata. Ho notato una bella somiglianza con L'altro uomo di Alfred Hitchcock" .

"Nessuno di noi potrà mai dire, in questa sede, di essersi vendicato" - conclude maliziosa Serena Autieri. "Io vorrei poterlo dire, ma davvero non mi è mai successo".

Dal momento che ha mosso i primi passi da attore sulle tavole del palcoscenico e i suoi film raccontano storie che vengono o sono passate per il teatro, Salemme si trova spesso a dover spiegare che per lui un racconto cinematografico ha regole e diverse da una qualsiasi pièce, e che il linguaggio che utilizza non è mai lo stesso. Ecco perché storce il naso quando un incauto giornalista definisce Se mi lasci non vale un film teatrale.
"Siccome nasce da un’idea non mia" - spiega il regista - "Se mi lasci non vale non è stato concepito per il teatro. Il film c’entra con il teatro perché nel cast ci sono attori che vengono dal teatro. Il tono che abbiamo cercato non è stato certo quello della farsa. Al cinema non c’è posto per la farsa, per il paradosso, per la metafora, perché il cinema dev’essere credibile, verosimile. In teatro tu entri e dici: 'io sono quello là, oppure quell’altro', il teatro è l’arte del racconto, il protagonista è l’attore, che impone allo spettatore la propria visione, la propria storia. Al cinema invece esiste prima di tutto lo spettatore, perché la cosa che conta sono le immagini".

Al contrario di ciò che accade in molti film italiani, in Se mi lasci non vale, protagonista non è la famiglia. I due personaggi principali, infatti, non sono sposati: "Il film è stato scritto pensando a due uomini più giovani" - dice Salemme - "poi, visto che c’ero io e quindi dovevamo alzare l’età dei personaggi, ci è venuto in mente di trasformarli in due scapoloni, i classici maschi che non si assumono mai le giuste responsabilità. Ragazzi, parliamoci chiaro: uomini e donne sono due mondi diversi. Noi maschi non ne vogliamo sapere delle cose serie, ci infuriamo per delle sciocchezze. In genere l’uomo si sposa non sapendo bene perché, lo fa inconsapevolmente, viene quasi trascinato. Questo la dice lunga".

I personaggi femminili interpretati da Tosca D’Aquino e Serena Autieri sono due donne diverse che più diverse non si può. Se una è interessata al potere e al denaro, e sembra avere una carattere forte, la seconda è romantica, sognatrice e un po’ fuori dal mondo.
"A me ha divertito interpretare questo ruolo" - racconta la prima -  "perché ho potuto fare una donna manageriale, che comanda. Spesso le donne realizzate sul lavoro hanno una vita sentimentale disastrata. La mia Federica esternamente sembra attaccata ai soldi, al potere, ma ha ragione quando dice: 'Ma perché mi devono piacere gli uomini disgraziati, i poverelli?'. Quale donna si innamora di un uomo che non la coccola, che non la porta da nessuna parte, non le regala i fiori? A noi fa piacere avere un uomo con una grande personalità, però nello stesso tempo abbiamo bisogno che sia anche tenero. Perché non ci dovrebbero piacere una bella macchina con l’autista e un bel ristorante? Certo, senza esagerare".

"La cosa tenera e insieme assurda di questa donna" - dice la Autieri - "è che è chiusa nel suo mondo, è vegana, ha la sua musica, i suoi ristoranti, poi però si innamora di quest’uomo che si dimentica le cose, che fa tutto in modo sbagliato, che la porta al chioschetto a mangiare il panino col tacchino. Mi piace che Sara sia così romantica".

In mezzo a tanta napoletanità, Paolo Calabresi se ne sta buono buono: non che abbia paura o soggezione, forse si sta semplicemente godendo la giornata, compiacendosi di essere entrato in una premiata ditta che ha comunque la sua fetta di pubblico.
"Un po’ di timore all’inizio ce l’avevo" - racconta l’attore. "Mi faceva paura entrare in un mondo con regole comiche determinate e perfettamente funzionanti da secoli e secoli. Ma queste sono tipiche paranoie da attore, così a un certo punto mi sono detto: ' Vincenzo è un grande regista e basta, dobbiamo smetterla di pensare di fare dei cliché, l’attore dev’essere credibile, punto, ci penserà poi la regia a indicare che colore prederà il film, che tono avrà'".

Con Carlo Giuffré nella parte del padre del personaggio di Paolo Calabresi, Se mi lasci non vale uscirà in 300 copie - distribuito da Warner Bos. Pictures Italia - giovedì 21 gennaio. Ecco una photogallery con le foto che abbiamo scattato durante il photocall del film.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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