Salvatores e Ammaniti presentano l'atteso Come Dio comanda

- Google+
Share
Salvatores e Ammaniti presentano l'atteso Come Dio comanda

Salvatores, il suo cast e Ammaniti presentano Come Dio comanda

A cinque anni da Io non ho paura, Gabriele Salvatores e Niccolò Ammaniti tornano a collaborare: Come Dio comanda nasce infatti dall’omonimo romanzo dello scrittore romano, vincitore del premio Strega nel 2007. E come nel caso del film precedente, Ammaniti non si limita solo a fornire il materiale di base ma partecipa attivamente alla stesura della sceneggiatura.

“Io e Niccolò ci conosciamo oramai da anni e siamo diventati amici nel vero e importante senso della parola,” racconta Gabriele Salvatores, “e fin da quando ha cominciato a pensare al libro me ne aveva raccontato l’idea di base, quella della storia di un padre “cattivo” che insegna il figlio a difendersi. Di un padre che, come dice Niccolò, insegna l’odio con tanto amore. Quando poi il libro è stato pubblicato, io e Maurizio Totti lo abbiamo letto durante il viaggio in Australia per accompagnare l’uscita di Quo Vadis Baby. Ci siamo subito resi conto di quanto materiale forniva per una trasposizione cinematografica, e ne sono rimasto subito entusiasta. Dal canto suo Niccolò alla prima riunione di sceneggiatura, ha subito esordito con una provocazione.”

Di quale provocazione si trattasse lo spiega direttamente Ammaniti: “Era legata allo stile del racconto e all’approccio da scegliere. Come Dio comanda si poteva raccontare sia attraverso gli occhi del giovane protagonista, come avveniva in Io non ho paura, o scegliendo di fare il narratore demiurgo al di sopra di tutto e giocare con i tanti personaggi della mia storia. Mi pareva ovvio che per il cinema la prima strada fosse la migliore ed allora sono stato io a dire ‘Tagliamo un sacco!’. Ad esempio per un film era necessario che il personaggio di Danilo Aprea, che pure amo molto, venisse eliminato. Alla fine io, Gabriele e Antonio siamo stati d’accordo su questa scelta. In effetti il libro e il film sono molto diversi: anche nel finale, dove la voglia di una svolta e di cambiamento di Cristiano contenuta nel libro diventa solo un’intuizione, tutta da sviluppare.”

Cristiano, è il figlio di Rino, un operaio precario e poverissimo, che lo educa secondo principi principi sbagliati: razzisti, maschilisti, nazionalsocialisti e spesso violenti. Ma tra Rino e Cristiano, che vivono soli, sorvegliati da un assistente sociale, il legame affettivo è fortissimo e indissolubile. “Mi interessava molto la storia di una paternità cattiva ma presentissima,” dice Salvatores. “I romanzi di Niccolò vengono spesso considerati come storie che raccontano la contemporaneità del nostro paese in chiave grottesca. Ma in lui c’è qualcosa di ancestrale, di antico, che supera la contingenza della contemporaneità. Se ci pensate, la struttura di Come Dio comanda è simile a quella di una tragedia di Shakespeare: un padre-padrone, un principino in crisi e un fool, in questo caso il Quattro formaggi interpretato da Elio Germano. Ma tornando alla paternità, se è vero che la messa in discussione dei ruoli avvenuta negli anni Settanta è stata fondamentale, lo è anche che sarebbe stato altrettanto importante sostituire questi ruoli con altri, o magari mantenerne alcuni. Tutti noi abbiamo bisogno di una guida, magari da contestare, ma che ci dia delle indicazioni. Se oggi in Italia la maggior parte dei fatti di sangue avvengono in famiglia, forse bisognerebbe chiedersi il perché.”

Al centro della vicenda del film, infatti, non c’è solo il rapporto tra Rino e Cristiano, ma anche un fatto di sangue che ne condizionerà i destini. Ma per il regista milanese, bisogna stare attenti a non confondere questa storia con la “banalità” della cronaca: “Non volevo guardare agli eventi del film leggendoli come fatti di cronaca. La cronaca oggi invade fin troppo le nostre vite, e quindi secondo me era necessario mettere la cronaca in secondo piano, facendo invece risaltare la vita.” Ammaniti gli fa subito eco: “La cronaca non è stata lontana dal libro, ma quello che mi fa impressione oggi è vedere i tanti “–ologi” che affollano i salotti tv per cercare di raccontare e spiegare la cronaca, non riuscendo in realtà a spiegare mai nulla. E allora è la letteratura che può e deve raccontare quello che c’è prima del fatto di cronaca. Io ho cercato di andare a vedere le origini del malessere dei miei personaggi. E se nel libro c’è più spazio per le loro psicologie, nel film dovevano essere azzerate dalle azioni e dalle parole dei protagonisti: dall’agire dei loro sentimenti.”

“È qui che entra in gioco il concetto di pietas latina,” specifica Salvatores. “Nella storia abbiamo tre personaggi che hanno preso la cattiva strada: io volevo guardarli bene negli occhi. Tre personaggi tutti maschili - “il peso di un concetto tanto importante come il femminile può delinarsi anche attraverso la sua assenza,” ha commentato il regista - interpretati da due realtà oramai affermate del nostro cinema come Timi e Germano e dal giovane Alvaro Calceca. “Per un attore è bello e interessante interpretare un borderline, qualcuno che estremizza le emozioni,” racconta il vulcanico Timi. “Approcciando Rino il mio primo pensiero è stato che nessun essere vivente è completamente innocente: e ho pensato ad un immagine di mio nonno, emblema della bontà, che prendeva a calci mia nonna. Siamo tutti animali feriti. E se nella vita forse non si può andare fino in fondo nelle emozioni e nelle reazioni, nei film sì. Certo è che con tutta quell’acqua, alle volte non si capiva più niente. La pioggia finta bagna davvero!.”

Elio Germano è d’accordo col collega, e non solo sulla difficoltà – ma al tempo stesso la funzionalità – di girare in condizioni tanto estreme dal punto di vista ambientale e climatico: “I personaggi di Come Dio comanda sono bellissimi, Quattro formaggi è il ruolo migliore con il quale mi sia confrontato in carriera. E lo sono perché sono personaggi totali, all’interno dei quali di ritrovava la complessità del teatro. E per questo senti che vorresti rifare quei personaggi più e più volte. Proprio come a teatro.”

Forse anche per andare incontro ai desideri del suo protagonista, all’imminente Noir in Festival di Courmayeur Salvatores metterà in scena quello che ha definito una sorta di “backstage dell’anima” del suo film: un recital teatrale dove - sulla base delle musiche del film realizzate dai Moccadelic - Timi e Germano reciteranno brani del libro di Ammaniti, ma anche di Pasolini, Shakespeare, De André. “Un altro,” ha detto Salvatores, “che sapeva raccontare con pietas emarginati e devianti.”



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento
Schede di riferimento
Lascia un Commento