Schede di riferimento
Interviste Cinema

Roberto Benigni chiude la Festa del Cinema di Roma: "Voglio fare un film di un'allegria sfrenata"

166

Il comico toscano parla dei momenti che gli hanno cambiato la vita.

Roberto Benigni chiude la Festa del Cinema di Roma: "Voglio fare un film di un'allegria sfrenata"

L’ultimo ospite della Festa del Cinema di Roma è Roberto Benigni. In un incontro di un’ora e mezza, l’attore e regista premio Oscar ha parlato di ciò che maggiormente ha influenzato la sua vita e degli incontri reali o virtuali con persone determinanti.

FEDERICO FELLINI
Un giorno mi arriva una telefonata verso mezzanotte… Ciao Robertino, sono Federico. Da quel giorno mi ha fatto fare il provino di ogni suo film. Ma quanti anni hai? Mi chiedeva. 28. 28? Io cerco un 70enne! Era un uomo seducente, ti faceva sembrare il centro della sua vita, però non ti portava mai dentro al suo cuore, ma sempre in periferia. Riusciva a trarre lo stupefacente dai significati ordinari. Lui aveva un amore straordinario per i clown, più che per le donne. Sul set de La voce della luna mi chiamava Kim come se fossi stato la sua Kim Novak. Fellini è uno che ha contribuito a far diventare il cinema una delle vette dell’arte moderna, nessuno può vantare così tanti capolavori e in ogni capolavoro così tante scene madri. Portava a galla emozioni in noi che non sapevamo di avere.

MICHELANGELO ANTONIONI
È quasi l’opposto di Fellini. La lotta non era tra Fellini e Visconti, ma tra Fellini e Antonioni. Con Antonioni cambiava il ritmo, cambiava tutto. Sembra che i suoi film non possano fare a meno di essere belli, era una ricerca ossessiva della bellezza. Antonioni si addormentò guardando il mio Berlinguer ti voglio bene. Michelangelo, che fai, dormi? Mi disse, perché non facciamo qualcosa insieme? Io dissi facciamo San Francesco e allora iniziammo a scriverlo. Mi dispiace che non si sia riusciti a farlo.

TERRENCE MALICK
Ci siamo conosciuti agli Oscar. Lui era lì con La sottile linea rossa. Qualcuno mi tocca la giacca e mi dice che un signore col cappello texano mi sta salutando. Mi giro, lo guardo, si alza e viene da me. Mi dice I am Terrence Malick e poi torna a sedersi. Ci siamo scambiati gli indirizzi, è venuto a Roma e mi ha detto che vorrebbe fare un film su San Pietro, un film molto costoso con tante ricostruzioni, e vorrebbe che io facessi il diavolo. Ecco, non è ancora successo ma non è detto che non si faccia.

MASSIMO TROISI
Massimo Troisi aveva appena fatto Ricomincio da tre. Lui portava con sé qualcosa che non si era mai visto, questo senso di tragico della vita e quando ho visto il suo film l’ho cercato. L’ho trovato e lui mi ha detto, io cercavo te.  Abbiamo fatto Non ci resta che piangere per puro divertimento, io perché c’era lui e lui perché c’ero io. Professionalmente non ci siamo più lasciati. Volevamo fare un seguito. Dietro questo film c’era una sgangheratezza incredibile, abbiamo riscritto quattro volte la sceneggiatura con quattro autori diversi. La lettera a Savonarola è improvvisata, perché quel giorno avevamo ancora pellicola da usare. Un film sgangherato con un’idea che quasi non sta in piedi. È un film che riflette l’immensa allegria del nostro rapporto. Lui non era un corpo comico, era un vero autore.

TOTÒ
La prima volta che l’ho visto al cinema, in Totò le moko, mi ha fatto paura perché aveva quest’aria da bambino centenario. Era una maschera incredibile, la grandezza di Totò sta nella morte che c’era dietro la sua maschera. La sua grandezza è che non si riusciva a capire chi avessimo davanti.

BARACK OBAMA
Intanto vi chiedo scusa per aver fatto spostare questo incontro con voi da mercoledì a oggi. Non me la sono sentita di dire a Obama, no guarda il 18 sono impegnato. C’era la Casa Bianca che era bianca, rossa e verde. Era come se durante l’epoca romana ti invita a cena l’imperatore Adriano. Eravamo tutti in fila, io, Nicoletta Braschi, Sorrentino, Bebe Vio e poi si è intrufolato anche Renzi. Quando abbiamo visto Obama ce lo siamo abbracciato. Ha fatto il suo discorso e mi ha citato, poi è sceso dal palco per abbracciarci. Considero Obama uno delle più grandi personalità della nostra epoca.

NICOLETTA BRASCHI
La commedia senza la presenza femminile è come la vita a metà. L’ingresso di Nicoletta braschi nella mia vita ha segnato il passaggio dalla farsa alla commedia. Quello che ha fatto in questo film e in altri film è stato riportare a terra il comico che altrimenti vola alto e non lo si riprende più. Nicoletta mi ha riportato giù. Mi ha insegnato che quello dell’attore è un grande lavoro e un grande studio. Posso dire che per me Nicoletta  è stata una benedizione.

RUH NEB
I contadini da dove vengo io erano delle cose mitiche come Anteo, che più toccavano la terra più prendevano forza. E anche noi eravamo poveri in modo mitico. Il primo film che ho visto al cinema con le mie tre sorelle e mia mamma è stato all’incontrario. Non avevamo soldi per entrare, era un cinema all’aperto, e allora siamo andati nel campo di grano per vedere lo schermo da dietro e lo abbiamo tutto al rovescio. Chiedevo a mia sorella, qual’ è il titol? Ruh neb. Per anni per Ben Hur è stato Ruh neb. Poi ci sono stati film come La magnifica ossessione, film irripetibili, impossibile non piangere, tutto il cinema piangeva, io mi voltavo e vedevo tutti in lacrime e pensavo che questa è una cosa potentissima. Mio padre e mia madre hanno visto il loro primo film al cinema all’età di sessant’anni. Era Berlinguer ti voglio bene, il mio film. Non erano mai stati al cinema. Erano sempre stai nelle sale da ballo e allora quando sono entrati sono usciti solo alla chiusura, come nelle sale da ballo, dopo aver visto il film quattro volte.

JIM JARMUSCH
Ci siamo conosciuti con Jim Jarsmusch al Festival di Salsomaggiore. Eravamo in giuria.  Io e Jim eravamo sempre d’accordo sulle scelte e in contrasto col resto della giuria. Ci parlavamo solo in francese. Abbiamo iniziato a frequentarci.  Siamo profondamente amici ancora adesso. Stava scrivendo questo film con Tom Waits e John Lurie e ci ha inserito me e Nicoletta. È stata la mia prima volta in America, a New orleans con Jarmusch.  È stata un’emozione unica.

CHARLIE CHAPLIN
Quando ho visto al cinema Chaplin per la prima volta in La febbre dell’oro, mi è cambiata la vita. Ne sono uscito frastornato. Come si fa a far ridere ed esser sempre poetici? Io volevo far parte di questa bellezza. La febbre dell’oro era furia e grazia insieme. Con tempi moderni ha dimostrato di aver capito il futuro della nostra società come nessun altro. E poi Luci della città, bisogna essere disumani per non piangere alla fine di quel film.

PAPA WOJTYLA
Per aver detto Wojtylaccio in TV sono stato processato dal Vaticano. Ho perso in tribunale con Wojtyla, una roba da ammazzarsi dalle risate. Ho pagato una multa e ho avuto una condanna con la condizionale. Poi anni dopo ero a Los Angeles per presentare La vita è bella e mi arriva una telefonata dal Vaticano. Il papa vuole vedere il film. Quando? Domani. Domani? Ho ripreso un aereo subito e sono andato a portarglielo, l’abbiamo visto in una chiesa consacrata con le suore che all’arrivo di Wojtyla facevano un inchino meraviglioso che non saprei ripetere. Alla fine mi ha detto, mi ha fatto commuovere. Siamo rimasti in contatto da quel giorno. Neanche lo sapeva della storia di Wojtylaccio.

LA VITA È BELLA
È un film che ha avuto un abbraccio nel mondo davvero inaspettato. Volevamo provare a fare un corpo comico in una situazione estrema. Ed è pensato come una vera tragedia. Come dice Dante la commedia comincia male e finisce bene. La tragedia comincia bene e finisce male. È stato molto importante quando abbiamo deciso di produrci da soli. Ci siamo presi la libertà di far morire il comico alla fine e ci sono state molte pressioni per far tagliare la mia morte, eravamo vicini a Natale e anche gli esercenti insistevano per tagliare la scena. È un film che mi ha insegnato tanto.

UN NUOVO FILM
Mi sono occupato di altro dopo La tigra e la neve. Ho dedicato tutta la popolarità che avevo a trasmettere la poesia di un altro poeta. Dopo tutte queste esperienze televisive e teatrali, adesso ho un desiderio forte di fare un film di un’allegria sfrenata.

Roberto Benigni parla di Massimo Troisi alla Festa del Cinema di Roma 2016:

Roberto Benigni parla di Terrence Malick alla Festa del Cinema di Roma 2016:

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
Schede di riferimento