Riccardo Scamarcio racconta Lo Spietato di Renato De Maria: "una gangster comedy che mi ha fatto giocare e divertire"

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Riccardo Scamarcio racconta Lo Spietato di Renato De Maria: "una gangster comedy che mi ha fatto giocare e divertire"

È stato durante le ricerche per il suo Italian Gangsters - il film a cavallo tra finzione e documentario che raccontava il banditismo italiano del secondo dopoguerra, che nel 2015 venne presentato al Festival di Venezia - che Renato De Maria si è imbattuto in "Gangster calibro 9", il libro di Pietro Colaprico e Luca Fazzo che racconta la carriera criminale di Saverio Morabito, il pentito che ha rotto per la prima volta l'omertà della 'ndrangheta calabrese migrata al Nord.
"Quando ho incontrato il libro, ho visto che raccoglieva tutto quello che mi piace," spiega il regista. "Io sono cresciuto coi film di gangster, con i libri di Hammett: il genere mi è sempre piaciuto e si vede che per me l'adolescenza non è mai passata, visto che questi film continuano ad appassionarmi per il modo in cui combinano la tragedia greca - con l'ascesa e la caduta di un personaggio che brama il potere -, la love story immancabile e la spettacolarità."
Così, grazie anche a Bibi Film e a Rai Cinema, che lo hanno prodotto, è nato Lo Spietato, il film in cui Saverio Morabito diventa Santo Russo, perché De Maria su quel personaggio ha lavorato liberamente "con riferimenti cinematografici e personali, scrivendo per due o tre anni a una sceneggiatura che, a partire da un libro cronachistico giudiziario, diventasse una gangster comedy capace di far riferimento alla grande tradizione italiana del poliziottesco, come d'altronde faceva già il titolo del libro." Una storia, quella di Santo Russo, che inizia copre più di due decenni, dalla fine degli anni Settanta, quando la sua famiglia arriva a Milano dalla Calabria, fino ai primi anni Ottanta, quando viene arrestato e diventa un pentito, fatta di rapine, rapimenti, ammazzamenti e droga, ma anche di amicizia vera e di belle donne.

Come protagonista del film, De Maria ha voluto Riccardo Scamarcio, che con lui aveva già girato La prima linea, in cui invece interpretava il terrorista Sergio Segio. "Ci siamo incontrati un anno circa prima dell'inizio delle riprese," ricorda Scamarcio, "e Renato mi ha dato il copione, spiegandomi il tipo di film che voleva fare, e indicandomi Quei bravi ragazzi come esempio di riferimento ideale. Io ho letto e ho subito detto 'facciamolo, dai'. E tutto il film è stato girato con quello slancio, e quell'entusiasmo."
Se De Maria parla del ricordo di certe periferie, certi bar frequentati da quelli che sapevi erano malavitosi ma che "erano anche personaggi simpatici, e con un'energia vitale che noialtri non avevamo," per Scamarcio essere cresciuto a Andria è stato molto utile per caratterizzazione di un personaggio che "è un super protagonista, con tanto spazio a disposizione per disegnare la sua parabola. Per lui ho ripensato a certi figuri della mia infanzia, che magari andavano in giro con la Ferrari e grandi orologi sostenendo di essere imprenditori, anche se tutti sapevamo la verità. Questo è un film che mi ha fatto divertire e giocare, nel quale ho messo i miei ricordi grazie a una ricostruzione d'epoca che ha innestato cose emotive."

"La ricostruzione d'epoca degli anni Settanta e Ottanta qui era molto importante, specie a fronte delle tante libertà che si siamo presi in sceneggiatura nei confronti della vicenda reale," aggiunge De Maria. "E quindi se per i costumi abbiamo saccheggiato gli archivi di stilisti come Versace e Armani, a livello scenografico c'era da esplorare uno spazio infinito grazie alla grande creatività del design italiano degli anni Ottanta." Senza dimenticare le auto, che qui sono tantissime e bellissime, a partire dalla Lamborghini Diablo gialla guidata (realmente) da Scamarcio all'inizio del film: "È proprio quella di quell'anno, del 1990, con l'apertura degli sportelli manuale e non elettrica come dalla versione dell'anno successivo," puntualizza De Maria.

Lo Spietato sarà protagonista di un'uscita evento nei cinema italiani l'8, 9 e 10 aprile, per poi diventare disponibile in streaming su Netflix dieci giorni dopo, dal 19, così come previsto dalla nuova legge sul cinema. "Netflix è entrata nel progetto sul finire delle riprese," spiega il produttore Angelo Barbagallo; "ci ha chiesto se volessimo utilizzare la nuova finestra prevista dalla legge e noi abbiamo accettato la loro proposta. E no, non ci sono state richieste creative di alcun tipo da parte loro. Io, che in carriera ho prodotto solitamente film di tipo diverso da questo, questo progetto lo ho affrontato con la voglia di fare un film per il pubblico, senza farmi troppe domande, e con la convinzione che si sarebbe giocato col genere in maniera ironica. E quindi per me è fantastico pensare che dal 190 aprile Lo spietato sarà disponibile a un pubblico potenziale di 150 milioni di abbonati in 190 paesi."
"Stiamo anche preparando una versione doppiata in inglese," spiega Scamarcio con orgoglio, "dove io e Sara Serraiocco [che con Marie-Ange Casta, sorella minore di Laetitia, è la protagonista femminile, n.d.r.] ci stiamo doppiando in inglese sul labiale italiano. Per una volta siamo noi a fare all'estero quello che solitamente si fa in Italia per i grandi film stranieri."



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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