Interviste Cinema

Riccardo Scamarcio nel thriller Welcome Home: "Scorgere un velo di dolcezza in un cattivo ci fa più paura"

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Nel film, girato in Umbria l'estate scorsa, l'attore recita accanto a Aaron Paul e Emily Ratajkowski.

Riccardo Scamarcio nel thriller Welcome Home: "Scorgere un velo di dolcezza in un cattivo ci fa più paura"

Avete mai affittato una casa privata per le vacanze? Magari cercandola su uno dei quei portali come HomeAway, Booking o AirBnb? Inizia così questo thriller americano intitolato Welcome Home che riprende il nome del fittizio sito di ricerca appartamenti della trama. Il film esce al cinema l'11 luglio grazie a una collaborazione distributiva tra Minerva Pictures e Altre Storie Distribuzione. La star di Breaking Bad Aaron Paul e la modella Emily Ratajkowski interpretano i due americani che affittano un casale sulle colline umbre, mentre Riccardo Scamarcio è l'italiano con un lato oscuro che diventa il loro ambiguo amico.

“Il mio è un personaggio pericoloso, passa dalla dolcezza alla violenza senza mezze misure”, racconta Scamarcio nel corso di un incontro a Roma con una decina di giornalisti. “Quando faccio i cattivi mi addestro molto a non farli troppo cattivi, così sono più cattivi. Se scorgiamo un velo di dolcezza in un cattivo, questo veramente ci fa paura perché empatizziamo con lui”. L'attore spiega di aver accettato di fare il film per via delle persone legate al progetto, una condizione fondamentale che applica ogni volta prima di scegliere un film. Lo hanno convinto “l'energia e la simpatia del regista George Ratliff che ho incontro prima delle riprese, con cui ho chiacchierato molto ed è un grande appassionato di cinema. Avevo letto il copione e mi sembrava che ci fossero i presupposti per farne un thriller classico, poi il fatto che ci fosse Aaron Paul, un attore molto bravo” è stato determinante. Anche se l'aveva già fatto in precedenza in diversi film tra i quali John Wick 2, recitare in inglese è stata una motivazione in più perché “la lingua può essere un'ulteriore maschera e paradossalmente ti aiuta a tirar fuori cose di te”.

Il film tocca in qualche modo la connessione che abbiamo maturato con la tecnologia, anche per assecondare le nostre perversioni. Riccardo Scamarcio a tal proposito ribadisce di non aver alcun account social e di rifiutarne l'idea. Secondo lui “è patologico l'uso dei social, la gente è a tavola sempre con i telefoni in mano. Io trovo scorretto se qualcuno mi fotografa e mi fa video. Poi chi usa i social lavora per arricchire quattro persone che si vendono i nostri dati tra loro e che messe insieme fanno il prodotto interno lordo dell'Italia. Se a voi questa cosa sta bene... a me non sta bene”. Welcome Home è anche un thriller psicologico che segue la tradizione di cineasti come Hitchcock e Polanski e, rispetto all'immagine che gli americani hanno degli italiani, “il regista voleva smarcarsi e mettere a contrasto le bellezza del paesaggio con le nostre zone d'ombra che sono molto dark”.

Il discorso si sposta sul suo approccio al lavoro. Scamarcio si definisce “un artigiano, sono uno che arriva sul set e contribuisce a risolvere problemi, come il personaggio di Wolf in Pulp Fiction”. L'attore vorrebbe lavorare senza sosta perché sul set sta bene e magari "arrivare a fare più film di Alberto Sordi”. “Tu non lavori tutti i giorni?” chiede a un giornalista, “ecco, io vorrei lavorare tutti i giorni”. A conferma delle sue parole seguono i fatti. Scamarcio ha terminato da poco le riprese de Gli infedeli di Stefano Mordini di cui è anche produttore e sarà presto impegnato su due opere prime, Fascinazione di Domenico De Feudis e Ciccio Paradiso di Rocco Ricciardulli. In più c'è un personaggio che sogna di portare al cinema, “il padre della società moderna, il fondatore della prima Università laica al mondo, Federico II di Svevia”.

A chiudere l'incontro interviene Santo Versace, neo presidente di Miverva Pictures, il quale insiste su un discorso mai retorico ricordando che “dobbiamo comunicare la cultura italiana, perché il nostro è un paese pieno di talenti ed è fondamentale tornare al cinema italiano così come era negli anni 60. Bisogna cooperare per competere e mettere a frutto le nostre qualità straordinarie che devono essere gestite diversamente”.



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