Interviste Cinema

Riccardo Scamarcio e Stefano Mordini presentano Pericle il Nero, unico film italiano nella Selezione Ufficiale di Cannes

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"Andare a Cannes con questo film è come aver vinto la Coppa del Mondo", dice Scamarcio, che del film è interprete e produttore.

Riccardo Scamarcio e Stefano Mordini presentano Pericle il Nero, unico film italiano nella Selezione Ufficiale di Cannes

Certo, alla Quinzaine des Réalisateurs ci sono Bellocchio, Giovannesi e Virzì, e alla Semaine de la Critique troviamo Alessandro Comodin, ma nella Selezione Ufficiale del Festival di Cannes 2016 di film battenti bandiera tricolore (e basta, perchè L'ultima spiaggia è una co-produzione internazionale) ce n'è solo uno: Pericle il Nero
La cosa inorgoglisce molto Riccardo Scamarcio, che di questo adattamento dell'omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino, pubblicato da Adelphi, è interprete e produttore: “Intendiamoci,” dice, “mi dispiace non ci siano altre rappresentanze del nostro cinema, ma essere al Certain Regard è per me come aver vinto la Coppa del Mondo, il Giro d'Italia, la Champions League: è qualcosa ci ha ripagato delle fatiche e dei rischi, e spero ci ripagherà anche il pubblico in sala.”
Non dovrà tardare molto, Scamarcio, a scoprire la risposta del pubblico, visto che il film debutterà nelle nostre sale il 12 maggio, ancor prima della sua prima proiezione festivaliera.

Nelle mani sue e di Stefano Mordini, la storia di Pericle, soldato della camorra usato per umiliare e intimorire, la cui unica arma è quella della sodomizzazione delle sue vittime, viene trasportata dalla Napoli assolata del romanzo al Belgio cupo e piovoso, dal mare scuro: “La collocazione napoletana richiedeva un approfondimento sulle logiche relazioni camorristiche che io, da non napoletano, non potevo conoscere,” spiega Mordini. “Portare la storia in Belgio, in questo non luogo rispetto alla provenienza dei protagonisti, permetteva risolvere il problema e di azzerare l'influenza dell'ambiente lasciando al centro un personaggio e il suo percorso.
“Il contrasto tra il Belgio e Napoli permetteva di sottolineare la non appartenenza di Percicle a niente e nessuno: non ha genitori e non ha Napoli,” aggiunge Francesca Marciano, sceneggiatrice assieme a Vania Santella, che rivendica poi la doppia firma femminile su un copione così duro e maschile: “Speriamo di aver fatto bene quanto un uomo,” dice.

È stato Scamarcio, racconta Mordini, l'idea di portare al cinema il libro di Ferrandino, e di scegliere lui come regista dopo un fallito tentativo con Abel Ferrara. “Era tanto che volevamo fare un film assieme, e quando ho letto il libro, su suo suggerimento, ho subito pensato si trattasse di una sfida interessante e bella, di un rischio che si poteva correre,” spiega, facendo riferimento allo stile letterario e all'intreccio del testo di Ferrandino.
“Con Stefano non ci conoscevano professionalmente, ma sul set è stato incredibile, perché abbiamo subito scoperto una grandissima sintonia,” dice Scamarcio, “siamo stati sempre d'accordo sulle scelte da fare riguardo al personaggio e al mio lavoro di attore. Il lavoro, così, è stato come un balletto, e siamo andati avanti a occhi chiusi.” L'attore ha sottolinato più volte come l'interpretazione non sia stata un problema, per lui, dopo le fatiche da produttore per mettere assieme il progetto. Anche perché, aggiunge, “aver seguito la produzione in ogni dettaglio mi ha dato la possibilità di preparare il personaggio per quasi due anni, e fare il produttore è stato così propedeutico a fare l'attore.”
Di Percicle, Scamarcio si è innamorato perché “è un reietto, è considerato da tutti un cretino, ma la grande sorpresa, il paradosso che mi ha colpito, è lo scoprire che dietro a questo c'è una grande sensibilità e un talento. E poi mi interessava la sua amoralità.”

A Mordini, invece, interessava “sin dall'inizio prendere le distanze dalla violenza criminale raccontata in forma di eroismo, per mostrare la miseria della criminalità attraverso una serie di personaggi. Nella storia di Pericle, poi, era facile rintracciare un elemento che è un po' una mia ossessione: la solitudine.” Per il regista, Pericle è “un cane di Pavlov che risponde agli stimoli, e le sue armi sono infantili: un sacchetto di sabbia e il suo pene sempre pronto,” dice, raccontando poi di come il noir sia stato per lui una punto di partenza che “permetteva di lavorare sui suoi stilemi, anche cromatici, senza mai appoggiarsi completamente al genere puro: io amo inseguire le ombre e insinuare il dubbio, e qui tutto partecipa a questo mio gioco: storia, territorio e fotografia.”

E a questo gioco con le ombre e coi dubbi si è anche abbandonata, volentieri, la francese Marina Foïs, che di Pericle il Nero è la protagonista femminile: “Mi piace non capire tutto dei personaggi che devo interpretare, non voglio avere tutte le risposte,” dice. “Avevo vicino Riccardo, avevo Stefano col suo sguardo che ti passa attraverso: mi bastava questo per affrontare il mistero.”

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