Interviste Cinema

Regista e produttori presentano l'opera prima Cavalli

Dopo la prima alla Mostra del cinema di Venezia, dove è stato presentato nella sezione Controcampo, si prepara ad arrivare nelle sale il 21 ottobre prossimo Cavalli, un'opera prima diretta da Michele Rho, prodotta da Gianluca Arcopinto e distribuita dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti.

Regista e produttori presentano l'opera prima Cavalli

Dopo la prima alla Mostra del cinema di Venezia, dove è stato presentato nella sezione Controcampo, si prepara ad arrivare nelle sale il 21 ottobre prossimo Cavalli, un'opera prima diretta da Michele Rho, prodotta da Gianluca Arcopinto e distribuita dalla Lucky Red di Andrea Occhipinti.

Si tratta di un film – liberamente tratto da un racconto di Pietro Grossi contenuto nella raccolta "Pugni", edita da Sellerio - per certi versi epico che narra la storia di due fratelli, Alessandro e Pietro, e dei loro cavalli, ed è ambientato in un'indefinita regione italiana sulla fine dell'Ottocento. Il film, interpretato nei ruoli principali da Vinicio Marchioni e Michele Alaique, è stato travagliato da molti incidenti durante la lavorazione, come ricorda Arcopinto:
“Per certi versi è stato il film più facile che sono riuscito a realizzare nell'arco della mia carriera. Non appena ho letto il racconto me ne sono innamorato e ho pensato che ne sarebbe venuto fuori un film, ma i diritti all'epoca non erano liberi e abbiamo dovuto aspettare un po'. Ho trovato subito i finanziamenti, nonostante le difficoltà della location e il fatto che fosse stato affidato a Michele, un regista esordiente. Ma una volta sul set è stato un film estremamente tribolato, il più difficile che abbia mai prodotto. Ci sono stati problemi di ogni genere, dal fatto di lavorare con cavalli che da un ambiente ovattato come un maneggio si sono ritrovati in montagna in mezzo a 70 persone ed altri cavalli, all'infortunio occorso a Vinicio Marchioni proprio mentre cavalcava, che ci ha costretto a ricorrere a una controfigura, ai problemi atmosferisci... è un film partito e ripartito più volte”.

Ma, nonostante tutti questi problemi, Arcopinto è felice di avere avuto al timone Michele Rho:
“Il film è stato davvero difficile da gestire, e quando sono arrivati i primi intoppi ero terrorizzato da come poteva reagire Michele, che aveva un sacco di difetti: milanese e molto disordinato, come ho avuto modo di scoprire visto che lui ha vissuto a casa mia durante la preparazione del film...  a parte gli scherzi, temevo davvero che potesse cedere. Invece, se io a quanto pare sono destinato a scoprire i registi, ho capito di aver trovato in lui un futuro grande regista. Anche autori che hanno alle spalle tre o quattro film avrebbero perso il controllo della situazione. Lui invece non ha mai ceduto e ha sempre ragionato, gli va dato atto di essere una persona con cui si può parlare, ed è riuscito a trovare una soluzione buona anche nelle situazioni più difficili”.

Michele Rho aggiunge qualche dettaglio: “arrivato sul set con tutti i miei appunti da milanese, dopo 2 giorni ho capito che tutto quello che avevo in mente doveva cambiare di minuto in minuto. Che dovevo assecondare ciò che succedeva e cercare di sfruttarlo al meglio. Ad esempio i cavalli non sanno mai dove stare dunque tutta la troupe era sempre pronta a riprenderli dov'erano, abbiamo girato le stesse scene col sole e con la nebbia... è stato un lungo viaggio, non ci ho dormito la notte ma per fortuna - anche grazie al fatto che il paesaggio è uno dei protagonisti della storia, e dunque ci sono molti campi lunghi -  ho potuto usare una controfigura per le scene di Vinicio. Ad esempio ho girato l'inseguimento a cavallo tra il bovaro interpretato da Pippo Delbono e Vinicio, inToscana e in Abruzzo a distanza di 3 settimane. Ho scelto Pippo Delbono, che interpreta il bovaro, perché sono un suo grande fan, ma anche perché le cose che ha fatto al cinema (come ad esempio in Io sono l'amore, dove interpreta un borghese) non gli somigliano. Per me lui era il bovaro, un tipo spontaneo, che dà e prende le botte. Non avendo una buona memoria e non ricordando le battute, ha creato il personaggio sul momento. Alcuni dettagli di lui che ho aggiunto al montaggio, ad esempio la scena in cui si guarda le unghie compiaciuto quando fa pestare Alessandro, li ho girati tutti in un giorno, l'unico che avevo con lui, per sottolineare il suo carattere di personaggio viscido, uno che osserva e non si sporca le mani ma gode della sua vendetta”.

Nel film ci sono tre personaggi femminili; la madre, interpretata in un cammeo iniziale da Asia Argento, Amanda, la moglie di Pancia, che è una specie di seconda madre per i fratelli protagonisti, e la bella Veronica, la donna di Pietro. Michele Rho racconta: “E' un film di uomini mandato avanti da donne, da tre figure chiave, Veronica, la madre e la moglie di Pancia. Le figure femminili, tra cui Amanda, questa nuova madre trovata dai fratelli dopo che hanno perso la loro, dovevano essere molto incisive. Nel libro erano appena accennate, la madre non c'era e nemmeno Amanda. Era presente invece Veronica, ma la storia l'abbiamo costruita io e Francesco Ghiaccio in fase di sceneggiatura”. Conferma l'autore del racconto, Pietro Grossi: “E' uno degli aspetti che mi hanno fatto amare molto il film, mi è piaciuto che loro abbiano preso il libro e ne abbiano fatto una cosa diversa partendo da quello che c'era. Il racconto è una storia di uomini, di questa specie di duello tra due fratelli che però si amano, e le donne erano solo spettatrici”.

L'ambientazione del film – girato tra il Gran Sasso e la Val d'Elsa – è stata volutamente lasciata nel vago. Racconta Occhipinti: “Un aspetto che abbiamo discusso e che mi sembrava molto importante era se regionalizzare o meno la storia. Michele ha risposto trovando un equilibrio fantastico sotto quell'aspetto, e il film è chiaramente italiano e ambientato in un centro Italia che non si identifica però in alcun modo in un posto preciso”. Prosegue Rho: “Ho riflettuto a lungo su questa scelta prima di compierla, e ho voluto fare qualcosa di diverso rispetto a un film come L'uomo che verrà, in cui si parla in dialetto, perché lì si trattava di vicende storiche molto forti. Io volevo sentirmi libero perché volevo che i personaggi fossero aderenti a questa “storia delle storie”, pensavo che se li avessi fatti parlare in dialetto avrei connotato troppo particolarente la storia, che mi sarebbe sembrata già vista, mentre così risulta più universale. Sono tutti archetipi, e per me era importante anche nel linguaggio questa scelta, era una sfida necessaria come lo è stata tutta la lavorazione del film”. Nel film Alessandro sogna sempre di passare il confine, ma “si parla sempre di un confine metaforico per il personaggio di Vinicio, che per me è quello più moderno, che ha le inquietudini più tipiche dell'inizio Novecento. Si parla di confine per parlare di un percorso, non è un confine geografico ma dell'anima”.
Michele Alaique ha trovato dei punti di contatto col personaggio di Pietro o avrebbe preferito fare Alessandro? “Penso che avrei pouto interpretare anche Alessandro, ma solo se Vinicio avesse fatto Pietro. Il rapporto che si è creato tra noi per me è stato fondamentale per la mia interpretazione. Mi rivedo in Pietro per la passione che insegue fin da quando era bambino. Lui ce l'ha per i cavalli, io per il lavoro che faccio. Ma, come Alessandro, ho anche bisogno di andare oltre e scoprire cosa c'è dall'altra parte, quindi mi identitico solo in parte col personaggio”.

Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Suggerisci una correzione per l'articolo