Interviste Cinema

Regina e una famiglia in cerca di dialogo: incontro con Alessandro Grande, unico regista italiano in concorso a Torino 38

Abbiamo intervistato il giovane esordiente calabrese Alessandro Grande, che ci ha raccontato la sua opera prima, Regina, uno film italiano presente nel concorso del Torino Film Festival 2020.

Regina e una famiglia in cerca di dialogo: incontro con Alessandro Grande, unico regista italiano in concorso a Torino 38

Dopo aver vinto il David di Donatello con il corto Bismillah, il calabrese Alessandro Grande sceglie la sua terra per ambientare l’esordio nel lungometraggio, Regina, unico film italiano presentato nel concorso del Torino Film Festival 2020. 

La storia è quella della giovane Regina (Ginevra Francesconi), adolescente di 15 anni, che vuole fare a tutti i costi la cantante, e sembra avere il talento per farla. Il padre, Luigi (Francesco Montanari), la supporta in ogni modo, sono solo loro due in famiglia, avendo perso la compagna da anni, tanto da costringere l’immaturo Luigi a crescere un po’, abbandonando la sua carriera musicale. Un evento improvviso, traumatico, rischierà di compromettere il rapporto estremamente solido, sinergico, fra i due.

Abbiamo incontrato Alessandro Grande via zoom, che ha iniziato parlandoci della sua rappresentazione della Calabria nel film. “Da un lato volevo allontanarmi dal luogo comune visto al cinema, fatto di sole, mare e case incomplete, dall’altro avevo la grande occasione di farlo raccontando una storia con un ambiente interno, montano, che potesse contribuire a renderla ancora più fredda e misteriosa. Mi è piaciuto iniziare con un leggero sole, che lascia spazio, man mano sempre di più, a un freddo che rende difficoltoso anche parlare, e allontana uno dall’altro. Il clima, i paesaggi, potevano essere una buona occasione per fare da cornice a una storia del genere.”

Una storia sul rapporto assoluto fra un padre e una giovane figlia, che così descrive il regista. “Non essendo padre, rischiavo di raccontare una storia lontana, ma mi ha aiutato il fatto che Luigi fosse tutt’altro che un padre, lo diventa alla fine del film, contribuendo a rendere più forte l’idea che non si può essere solo amici di una figlia, ma per essere buon padre bisogna prendersi le proprie responsabilità, sapere cosa significa dire ‘sì, è colpa mia’. In questo caso Regina, in particolare per il percorso di Luigi, rimanda a un saggio di Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco, e documentandomi ho notato come la mia generazione, e quella successiva, non abbiano avuto figure guida e questo diventava quasi indispensabile per il racconto. Con la mancanza della figura paterna, Regina perde il punto di vista centrale della sua vita, e il padre, mancando la figlia, capisce cosa significa essere uomo. Spesso nelle famiglie manca il dialogo, una cosa fondamentale. È un film su una famiglia che ha bisogno del dialogo per capirsi, a cui è necessaria una scossa per staccarsi e potersi poi ritrovare.”

Regina è stato girato in condizioni meteo poco calabresi, nel senso più banale e stereotipato del termine, con alcune scene sul lago girate addirittura sotto zero. “Una situazione non facile, con tante difficoltà, come spesso accade ai film italiani, in particolare alle opere prime, non avendo la credibilità nell’ottenere quello che si vuole, si è ridotti con pochi mezzi a disposizione. Abbiamo provato più di un anno con Ginevra Francesconi, una brava esordiente scovata dopo aver visto oltre 500 ragazze, e molti mesi con lei e Francesco. La riuscita di Ginevra nei panni di Regina avrebbe decretato la riuscita del film. Doveva essere credibile anche come cantautrice, ha studiato canto e chitarra per prepararsi al meglio, l’ho scelta perché ha dimostrato di saper recepire. Dopo tutto questo nessuno poteva aspettare di trovarsi in una pandemia globale, mi auguro che il film possa avere un’esperienza di condivisione in sala. Staremo vigili per vedere quando e se si potrà tornare in sala. Con Francesco Montanari mi è piaciuto giocare; è più conosciuto per i ruoli da cattivo, sempre con grande personalità, in questo caso l’ho azzerata. È una persona normale, comune, a cui succede un evento tragico che potrebbe succedere a chiunque. Ho fatto emergere io suo aspetto dolce da ragazzo padre, mai mostrato nei film precedenti.”

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