"Racconto la possibilità per gli uomini di essere buoni": Alice Rohrwacher presenta Lazzaro Felice a Cannes

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"Racconto la possibilità per gli uomini di essere buoni": Alice Rohrwacher presenta Lazzaro Felice a Cannes

Dei suoi tre film da regista, due sono arrivati fino al concorso del Festival di Cannes e uno - Le meraviglie - si è aggiudicato un riconoscimento importante nel 2014: Il Gran Premio della Giuria. Ora, con Lazzaro Felice, Alice Rohrwacher potrebbe tranquillamente ambire alla Palma d’Oro, perché la storia che racconta, pur cominciando venticinque anni fa o giù di lì, è straordinariamente attuale, almeno nella seconda parte, e molto "politica".
Ispirato a un fatto veramente accaduto, il film è una fiaba non astratta ma realistica, e della fiaba ha i simboli e i luoghi isolati e sospesi nel tempo: luoghi come l’Inviolata, un vasto podere dove un gruppo di contadini continua a essere impunemente sfruttato nonostante la mezzadria sia stata abolita da tempo. Fra loro c’è un ragazzo garbato dai profondissimi occhi scuri: è Lazzaro, e se ne sta in disparte, ed è gentile, e con la sua gentilezza è l’eroe della vicenda e "l’amico" di un lupo e anche del figlio della padrona cattiva.
Lazzaro ha il volto dell’esordiente Adriano Tardiolo, al suo primo film e al suo primo Cannes. Ha già fatto, invece, la montées des marches al "festival des festivals", Alba Rohrwacher, che interpreta Antonia, ex mamma bambina rincontrata da Lazzaro in una città alienante e alienata. Con Nicoletta Braschi, che sul tappeto rosso si è fatta accompagnare dal marito Roberto Benigni, i due attori incontrano la stampa subito dopo la proiezione ufficiale del film. Con loro c’è la regista, che per prima cosa ricorda Ermanno Olmi, un artista che ha saputo raccontare magnificamente la campagna e il mondo contadino: "Parlare di Olmi è necessario, doveroso e commovente. Forse non c’è sguardo che mi manca più del suo. Il desiderio di mostrargli questo film era forte, purtroppo non ce l’abbiamo fatta, è un grande maestro e un ‘mastro’ nel senso dell’artigianalità di questo lavoro".

Alice, che è raggiante perché stata subito raggiunta dai commenti positivi al film apparsi sui social, ci tiene a confidare che Lazzaro Felice è stato un po’ una scommessa: "Questo film era un’incognita, l’abbiamo finito mercoledì, è un film un po’ bislacco, molto libero, Lazzaro Felice è come ci è venuto". Poi la regista spiega chi siano i Lazzari di ieri e anche di oggi: "Parlare di Lazzaro vuol dire parlare del meno protagonista di tutti, per una volta ho voluto mettere in primo piano l’ultimo della fila, uno di quelli che stanno sempre dietro pur di non disturbare. Nonostante il film esprima fortemente il bene e il male avvertendoci fin da subito chi siano i buoni e chi i cattivi, Lazzaro non giudica nessuno, ha una fiducia incondizionata nel prossimo. Ciò non significa che si comporti sempre bene e che vada considerato in ogni circostanza un eroe positivo".

Per non "spoilerare" Lazzaro Felice, diremo solamente che il personaggio in qualche modo è protagonista di un miracolo, il che, ovviamente, dà una connotazione religiosa al film. "Lazzaro Felice è certamente un film religioso, ma lo è nel senso preistorico del termine, non so se si può dire, ma parla di una religione pre-religiosa, e comunque la dimensione religiosa è importante nella sua concretezza. Ho cercato di fare un film fatto di corpi, di odori, di persone, di lavori".

In Lazzaro Felice la ricca signora che tratta come schiavi i contadini, e che è una marchesa di nome Alfonsina De Luna, ha il volto di Nicoletta Braschi, ancora emozionata per gli applausi ricevuti in sala: "Sono commossa, il film ha toccato corde profonde della mia anima. Quando ho cominciato a lavorare su Alfonsina, ho cercato di passarle il disgusto che sentivo per il personaggio, spero si avverta che anche lei si biasima un po’. Sono grata ad Alice per avermi affidato il ruolo dell’antagonista e mi piace che questo personaggio continui a esistere anche quando nel film non si vede più, e succede perché tutti gli altri personaggi parlano di lei e della sua crudeltà".

Del perché una parte da villain coi fiocchi sia stata affidata proprio all’attrice che è stata la Fata dai capelli turchini di Pinocchio, parla la stessa Alice Rohrwacher, che dice: "Nella sceneggiatura la marchesa era un personaggio molto in bianco e nero. Nicoletta mi ha dato la possibilità di dare profondità ad Alfonsina grazie alla sua gentilezza e alla sua dolcezza. E forse, in un certo senso, la cattiveria gentile è assai peggiore della cattiveria crudele. Infine, Nicoletta è una donna fuori dal tempo e perciò era perfetta per una vicenda che non è possibile collocare in un’epoca precisa".

Forse non tutti sanno che, al contrario di molti esordienti, Adriano Tardiolo non ha cercato il cinema, non ha fatto di tutto pur di andare a un provino ed essere ingaggiato: "E’ successo tutto per caso nella mia scuola" - dice lui stesso - "dove Alice stava facendo dei provini. In qualche modo ci siamo incontrati e ho accettato di recitare nel film dopo che abbiamo passato un po’ di tempo insieme".
"E’ stato un provino al contrario" - interviene la Rohrwacher - "La casting director ha visto Adriano e gli ha proposto la parte. E lui ha risposto: no grazie. Per convincerlo abbiamo fatto prove per un mese, e alla fine ci ha detto: ok, sono interessato".

Lazzaro Felice fotografa un momento fondamentale della storia del nostro paese: il passaggio da un sistema feudale al mondo moderno, un mondo nel quale, ahimè, gli ultimi sono destinati a rimanere tali: "L’universo al quale facciamo riferimento è un universo del passato, ma è un passato prossimo. La mezzadria è finita nel 1982, io già c’ero e quindi ricostruire quel contesto non è stato impossibile, avevo anche le testimonianze dei 54 contadini dell’Inviolata. Sentivo di dovermi muovere al più presto, perché la trasformazione è stata fortissima e importantissima, e se avessi aspettato, sarebbe stato troppo tardi. Mentre scrivevo la sceneggiatura, ho tenuto a mente una frase di Elsa Morante che diceva: siamo passati dal primo al secondo medioevo. Ecco: Lazzaro Felice racconta la transizione da un medioevo sociale a un medioevo umano, di disgregazione. Tutto è cambiato e niente è cambiato, per me era importante costruire un melodramma, mettere in piedi un dramma classico e poi mandarlo in frantumi perché in fondo è quello che succede al nostro paese. Però non credo che tutto sia perduto, le amarezze e le bellezze ci sono oggi come ieri, solo il personaggio di Lazzaro non può cambiare, perché Lazzaro è uno 'stare al mondo', è la possibilità per gli uomini di essere buoni, gentili. Lazzaro felice è un film sulla gentilezza".

Interpretato anche da Luca Chikovani, Agnese Graziani, Sergi Lopez, Tommaso Ragno e Natalino Balasso, Lazzaro Felice arriva nelle sale.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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