Interviste Cinema

Quella sera dorata: la parola al regista James Ivory

E’ stato presentato a Roma Quella sera dorata di James Ivory, che racconta il viaggio in Uruguay di un professore di letteratura intenzionato a scrivere la biografia di un celebre scrittore morto suicida. Ne abbiamo parlato insieme al regista, che ci ha raccontato dei suoi attori e del suo amore per il libro di Peter Cameron di cui il ...

Quella sera dorata: la parola al regista James Ivory

Quella sera dorata: la parola al regista James Ivory

Dopo essere stato incluso nella programmazione del quinto Festival del Film di Roma, l’ultimo film di James Ivory, Quella sera dorata, arriverà nella sale italiane l’8 di ottobre distribuito dalla Teodora Film. A presentarlo alla stampa italiana è stato il regista stesso, recentemente rimasto orfano del suo produttore, nonché compagno di una vita, Ismail Merchant. “A Ismail sarebbe piaciuto girare un film ambientato in Paraguay” – ci ha confessato, un po’ commosso. “Avrebbe adorato il Sudamerica e sarebbe stato contagiato dall’allegria che ha accompagnato le riprese. Quando la lavorazione di un film è gioiosa, il risultato finale è sempre migliore. Poi ha aggiunto: “Forse, a rendere ancora più gradevoli le nostre giornate è stata la leggerezza della vicenda raccontata, una vicenda che somiglia a un’opera di Mozart, anche se i personaggi, che sono confinati in una sonnacchiosa casa di campagna, ricordano da vicino delle creature chekoviane”.

Anche se la sceneggiatura di Quella sera dorata è opera di Ruth Prawer Jhabvala, arrivata alla sua ventiquattresima collaborazione con il regista, Ivory ha subito intuito il fascino e le potenzialità del romanzo da cui il film è tratto. “Era una storia ricca di contrasti e di repentini mutamenti – cosa non molto frequente nel mio cinema, che definirei non troppo movimentato … l’opposto di Hollywood, per capirci, dove sembra che il cambiamento sia la conditio sine qua non per fare un film … entri in un qualsiasi Studio e sono tutti ossessionati dal cosiddetto arco narrativo … un personaggio deve partire da A e arrivare a B, sennò non se ne fa nulla. Una regola ferrea, a cui stavolta, pur disponendo di grande libertà e di mezzi produttivi autonomi, mi sono voluto attenere. E alla fine mi sono divertito a seguire i destini imprevedibili dei miei protagonisti”.

A spingere il regista a lanciarsi in questa emozionante avventura è stata anche la possibilità di visitare una terra straniera, un luogo sconosciuto non soltanto a lui, ma anche all’autore del libro. “Non ci crederete” – ha ammesso divertito - “ma Peter Cameron non era mai stato in Uruguay. Quando ho letto Quella sera dorata, ho pensato che la descrizione d’ambiente fosse perfetta, efficace, e quando finalmente ho raggiunto le location, mi sono detto: è esattamente come nel romanzo … Perfino Peter è rimasto sbalordito da se stesso quando ci ha raggiunto … devo dire che per un regista è una gran fortuna poter disporre del materiale di uno scrittore dall’immaginazione così fervida”.

Quella sera dorata, che può contare sulle performance di Charlotte Gainsbourg, Laura Linney, Alexandra Maria Lara e Omar Metwally, segna una nuova collaborazione fra Ivory e il suo attore-feticcio Anthony Hopkins. “Non lavoravo con Anthony dai tempi di Surviving Picasso, un film che si è rivelato particolarmente difficile sia per me che per lui, soprattutto per lui, perché non è rimasto soddisfatto della sua performance e non ha avuto grandi apprezzamenti né dal pubblico né dai critici. Questo film, invece, lo ha lasciato contento. Il suo problema è che tutti i registi continuano ad affidargli il ruolo del cattivo oppure a isolarlo, rendendolo il protagonista unico e assoluto di qualsiasi film. Al contrario, io sono convinto che Anthony dia il meglio di sé quando recita insieme ad altri attori. E’ una cosa che gli riesce benissimo e che deriva dalla sua solida formazione teatrale”. Nonostante lo ritenga un ottimo compagno di lavoro, James Ivory non reputa Hopkins un suo alter-ego. “Entrambi siamo pittori dilettanti, ma le analogie finiscono qui. Lui è inglese e io no, lui è una star del cinema e io no, lui ha avuto 3 matrimoni mentre io non mi sono mai sposato, lui ha sempre bisogno di lavorare, altrimenti sta male, io invece amo oziare di tanto in tanto. Mi sento vicino solo al personaggio che interpreta nel film, con cui ho in comune la vecchiaia e il desiderio di continuare a fare, ancora per un po’ di tempo, la vita che faccio”.

Questa identificazione di James Ivory in un suo personaggio non ci stupisce, perché è una cosa che capita in ogni suo film: “Tutti i miei film sono autobiografie divise in 3: c’è una parte di me, una parte di Ismail, una parte di Ruth. Ci sono i viaggi che abbiamo fatto, le emozioni che abbiamo provato, le persone che abbiamo incontrato e le nostre grandi passioni, in prima fila la letteratura”. A proposito di letteratura, non è vero che la maggior parte dei film di Ivory sono adattamenti di testi teatrali o romanzi. “Solo il 60% dei miei film prendono spunto da un libro – ha precisato. – “Sono quelli più famosi, da Camera con vista a Casa Howard, passando per Quel che resta del giorno. Ma ho fatto anche altro, e adesso mi piacerebbe davvero poter lavorare su una sceneggiatura originale, preferibilmente ambientata ai giorni nostri”.

Prima di salutarci, James Ivory ha brevemente accennato al suo prossimo progetto, che non sarà un film, ma una rappresentazione della durata di una settimana che si svolgerà in occasione dei 500 anni dalla morte di Giorgio Vasari. Mescolerà poesia, teatro e danza e avrà luogo a Firenze in Piazza della Signoria.

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