Interviste Cinema

Qualcuno da amare: parla Abbas Kiarostami

Il regista iraniano ha presentato il suo nuovo film

Qualcuno da amare: parla Abbas Kiarostami

Una presenza fissa da decenni nei grandi festival internazionali, amato o odiato dai cinefili di tutto il mondo, Abbas Kiarostami, torna con un film dal discutibile titolo italiano, da commedia romantica hollywoodiana, Qualcuno da amare. Dopo aver diretto nel 2009 il suo primo film fuori dall’Iran, Copia conforme, ambientato in Toscana e con protagonista Juliette Binoche (vincitrice a Cannes) ora arriva fino al Giappone ad ambientare il suo nuovo film, presentato allo scorso Festival di Cannes.

Sempre sibillino nei suoi contatti con la stampa Kiarostami ha fatto inserire la seguente sinossi nei materiali stampa: “un anziano professore e una ragazza si incontrano a Tokyo. Lui la invita a casa sua, lei gli offre il suo corpo…”. Presentatosi in gran forma alla Casa del Cinema di Roma per presentare alla stampa italiana il film ha risposto in maniera spesso ironica, sempre spiazzante, al solito nascosto dietro ad un paio di occhiali da sole.

Ha esordito con una considerazione sulle ragioni che lo hanno spinto a girare un film in Giappone: “fino a stamattina credevo di aver fatto un film iraniano giapponese. Spesso rispondevo che avevo deciso di girare lì perché mi piacevano i giapponesi, il sushi e quell’ambiente, ma ora rivedendolo con voi mi sono reso conto che è giapponese, italiano e iraniano. Appartiene a tutti e a tutto. Quando siamo lontani geograficamente crediamo di essere molto differenti, ma sono solo incomprensioni, in realtà siamo molto simili”.

Il rapporto con il nostro Paese è solido e antico, basti pensare che proprio in Toscana ha scelto di girare il suo primo film al di fuori dell’Iran. Inevitabile dover rispondere alle consuete domande sul suo rapporto con il nostro cinema: “l’impronta del mio cinema viene dal neorealismo italiano. È un Paese che conosco da molti anni tramite il suo cinema più che passeggiando nelle varie città. Provo un senso di familiarità quando sono qui e credo sia la stessa cosa per la gran parte degli iraniani che amano l’italia e ci si trovano molto bene. Non ci crederete, ma tutta la mia adolescenza e giovinezza l’ho passata fra un cinema e l’altro a vedere film italiani. Per noi al di fuori dell’Iran c’era solo l’Italia perché la vedevamo sullo schermo.”
Ha poi aggiunto di aver scritto un film per essere girato in Puglia, ha deciso le location e scelto l’attore protagonista, ma è per ora fermo perché “in questo momento non sono nelle condizioni opportune per farlo”.

Il film è uscito o uscirà in più di venti paesi, ma non in Iran dove la censura l’ha bocciato, anche se circola nel mercato nero. In Giappone ci sono state reazioni opposte: c’è chi ha amato fortemente il film e chi non l’ha accettato. Secondo Kiarostami “gran parte della popolazione locale non ama il cinema tradizionale giapponese, mentre il mio cinema è molto influenzato da grandi registi come Ozu e Mizoguchi, mentre adesso la gran parte dei loro cineasti copiano il cinema americano e non amano quello tradizionale."

Il regista di Tehran si è sentito solo un regista ospite, ha scelto attori e troupe interamente giapponese e come protagonista, non soddisfatto dei professionisti (“lavoravano da troppi anni per riuscire ad essere naturali come voglio io”) ha finito per scritturare una comparsa, che lo era da 50 anni e non aveva mai detto una parola in un film: “non voleva farlo e io gli ho detto che doveva dire solo due paginette di dialoghi. Finito il film ho grande stima e affetto per lui, è molto rigoroso, severo e responsabile. Alla fine mi ha ringraziato e mi ha detto che è stato molto contento di lavorare con me, ma è stato molto duro e difficile e in futuro vuole tornare a fare la comparsa. Una delle ragioni per cui sono andato in Giappone è perché credevo che lì esistessero ancora persone come lui.”

Interessante è stata la spiegazione della sua ossessione per i lunghi dialoghi recitati all’interno dell’abitacolo di una macchina: “mi domando dove altro potrei mettere due generazioni e realtà così differenti come un anziano e un giovane che parlano tra di loro in modo intimo anche se non si vedono, riuscendo a creare un legame in un ambiente così angusto. Non ho trovato nessun altro spazio. Dovunque mi servirà io nell’abitacolo della macchina ci entrerò. Per il momento i paesaggi potete vederli attraverso i finestrini della macchina.”

Qualcuno da amare uscirà il prossimo 24 aprile distribuito da Lucky Red in circa 50 copie.





  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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