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Interviste Cinema

Presentato a Roma The Green Hornet: le nostre interviste

Michel Gondry, Seth Rogen, Christoph Waltz e Cameron Diaz sono sbarcati a Roma per presentare The Green Hornet, in uscita il prossimo 28 gennaio. Ecco le nostre interviste a regista e interpreti.

Presentato a Roma The Green Hornet: le nostre interviste

Presentato a Roma The Green Hornet: le nostre interviste


Abbiamo incontrato durante il tour di presentazione europea di The Green Hornet , il regista Michel Gondry e i protagonisti Seth Rogen, Cameron Diaz e Christoph Waltz. Il film, la cui lunghissima gestazione risale al 1997 (e il regista Michel Gondry fu coinvolto già all'epoca, o, come ama dire “ho tentato di distruggerlo una prima volta nel '97, non ci sono riuscito, così l'ho distrutto ora”) è ispirato alle avventure di un supereroe nato in un serial radiofonico, e successivamente trasportato sulle pagine dei fumetti e in televisione. Britt Reid è il viziato rampollo dell'editore di un grande giornale, che alla morte del padre veste cappello, maschera e giacca del Calabrone Verde e combatte i criminali assieme al fedele aiutante orientale Kato, esperto in arti marziali e gadget supertecnologici (nella versione televisiva quest'ultimo era interpretato da Bruce Lee). Seth Rogen, il giovane attore che abbiamo ammirato in film come Funny People e Molto incinta, oltre che protagonista è autore della sceneggiatura e produttore esecutivo della versione cinematografica. Gli abbiamo perciò chiesto cosa gli piacesse in questo particolare personaggio al punto di farne una propria creatura. “Io e il mio cosceneggiatore, Evan Goldberg, con cui ho scritto un po' di film, siamo fan dei fumetti e volevamo fare un film di supereroi, ma realizzarne una versione diversa, che fosse la nostra versione. In particolare volevamo incentrarlo più che altro sui rapporti tra i personaggi e soprattutto volevamo esplorare la relazione tra il supereroe e il suo aiutante, ed esaminare come sarebbe nella vita reale. Con tutte le emozioni, le gelosie, i conflitti di personalità che questa relazione comporterebbe. E con l'umorismo che da essa scaturirebbe”.

Simpatico, estroverso, con un vocione allegro e una risata fragorosa e contagiosa, Rogen forma una bella coppia cinematografica con Cameron Diaz, che gli è accanto anche nei junkets, e che, per una volta, interpreta la donna più grande e saggia rispetto a due uomini che sembrano ragazzini fuori controllo: “E' stato molto divertente. E' proprio questo che mi piaceva di Lenore. Non è la tipica parte femminile che si trova in un film di supereroi. Lei è quella che mette il supereroe in grado di compiere le sue imprese. Questa non non è in genere la tipica parte femminile, e dunque mi è piaciuto molto farla”. Ed è un personaggio che, sebbene entrambi i protagonisti si innamorino di lei e la corteggino, “non ha proprio idea di cosa stia succedendo” (“e quando se ne accorge – aggiunge Rogen – non le piace per niente!”). Cameron Diaz, è come al solito a suo agio coi ritmi e i tempi della commedia. Il motivo? “Io adoro ridere, e mi piace far ridere la gente. Amo le persone col senso dell'umorismo e la personalità di Seth, che ha un senso dell'umorismo fantastico. Come spettatrice mi piace vedere film che mi fanno ridere, tanto quanto mi piace farli”. Ma non c'è stata la tentazione di farne un film più camp, magari ispirato alla serie originale e al suo parente più stretto, il Batman televisivo? “Sinceramente no – risponde Rogen - volevamo che fosse un vero film, con persone reali, con scene d'azione che sembrassero pericolose e autentiche, eccitanti, come se ti stesse accadendo davanti agli occhi. Volevamo che i personaggi sembrassero persone che puoi incontrare, e - anche se quel che fanno è assolutamente stupefacente – che ci potessimo rapportare con loro e coi loro sentimenti”.

Nel ruolo del cattivo c'è il premio Oscar Christoph Waltz, l'attore austriaco lanciato da Tarantino nel ruolo di un cattivo dalle mille sfumature e bizzarramente affascinante, come l'Hans Landa di Bastardi senza gloria. Il Chudofsky che interpreta in The Green Hornet, invece, è un villain spietato ma irrimediabilmente privo di fascino. Inutile, però, chiedere al serioso attore quanto sia sia divertito a farlo. La risposta è letterale: “Quanto mi sono divertito? Umh... Faccio l'attore per lavoro, si può dire, quindi il divertimento è un prodotto del lavoro, non si può misurare il divertimento in percentuali, tipo: “paragonato al mio film precedente direi un 27% di divertimento in più ma un 11% di appagamento in meno”. Non funziona così. Il passato è passato, l'ho fatto e ne sono grato, ma ora faccio questo. Sai, è lavoro, sono giorni di lavoro. E' un po' come il termine dilettante, significa che lo si fa per diletto, ma il divertimento non è il primo incentivo in quello che faccio”. Al che Michel Gondry, nel suo fortissimo accento francese, non può fare a meno di far notare a Waltz: “Ma a me sembrava che qualche scena ti fosse piaciuta”. “Sì, certamente, alcune cose mi piacciono, altre non mi piacciono, e cambiano di continuo, perché non è un processo statico”.

Il visionario regista di Se mi lasci ti cancello e L'arte del sogno, Gondry, si è arreso in questo caso alla prevalente visione del blockbuster: “Non amo i fumetti di supereroi. La tradizione fumettistica francese deriva da quella belga, con personaggi visti nella loro quotidianità, con un forte senso dell'umorismo. Non rappresentano per niente quello che piace alla gente nei fumetti di supereroi. Dunque la parte supereroistica non viene da me, io mi sono limitato a girare un film più grosso, con più esplosioni, e non ho pensato molto all'estetica del fumetto”. Spiritoso e intelligente, spesso tongue-in-cheek, Gondry ci sorprende quando gli chiediamo se è stato più difficile tenere sotto controllo i suoi attori o il budget del film: “La cosa più difficile è stato tenere il budget e gli attori fuori controllo! E' molto importante, davvero, non tanto avere un budget fuori controllo, quanto lasciar liberi gli attori. Perché se io mantengo il controllo loro diventeranno tutti come me. C'è un regista francese che amo molto, Jacques Tati. Lui dirigeva i suoi attori al punto da mimare per loro ogni scena. Quello era il suo stile, ma nei suoi film in questo modo vedi 20 Jacques Tati, perché ad esempio se c'era uno che spazzava il pavimento, lui gli faceva vedere come fare. Ma è una pantomima, è uno stile diverso. Credo che per quel che mi riguarda la mia regia sia il caos, perché nessuno capisce la mia voce, nessuno ha idea di quel che cerco di dire, quindi gli attori provano a creare la loro verità in una scena, circondati dal caos e dalla confusione, e per questo danno il meglio di sé”. The Green Hornet uscirà, in 2 e 3D, il prossimo 14 gennaio in America e il 28 in Italia.




  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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