Presentata a Roma l'opera prima Tra cinque minuti in scena

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Presentata a Roma l'opera prima Tra cinque minuti in scena

La regista Laura Chiossone, esordiente nel lungometraggio, e l'attrice protagonista Gianna Coletti hanno presentato a Roma, in compagnia dei produttori Marco Malfi Chindemi (RossoFilm) e Luca Lucini (Maremosso) , Tra cinque minuti in scena.
Il film segue, fondendo tre registri diversi (documentario, fiction, ripresa teatrale), la vita dell'attrice Gianna: accudisce la madre molto anziana e non più autosufficiente, interagisce con i suoi colleghi attori e interpreta una farsa che vira in comicità la sua esistenza.

La forza con la quale la Coletti regge il film, unita al suo aspetto, spinge più di uno in sala a un paragone spontaneo con Mariangela Melato, paragone che ovviamente Gianna apprezza molto. Che dipenda anche dall'accento? "Lo dico, sono fiera di essere milanese!" Ironia della sorte, la regista conferma che era nelle intenzioni presentare proprio a Mariangela Melato l'idea del film: le condizioni rapidamente peggiorate della scomparsa attrice hanno reso la cosa impossibile, ma in fin dei conti, secondo Laura, il risultato ha un'identità privata di cui andare fieri.

La sezione documentaristica, con Gianna e quella che nella vita reale è proprio sua madre, Anna (cieca come sullo schermo), è stato infatti l'elemento che ha dato il via al progetto, nato dallo scambio di ironiche mail tra Gianna e Laura sulle difficoltà dell'accudimento. Pur dichiarandosi una fan dell'Haneke di Amour e della sua spietatezza, la Chiossone ci tiene a sottolineare: "Solo come spettatrice. Io cerco la bellezza anche da un corpo allo stremo della vita." La prospettiva di un documentario le appariva troppo cupa, così è nata la sezione di fiction, con l'atmosfera enfatica e umoristica del teatro a compensare le ombre.

Il regista Luca Lucini, qui nell'insolita veste di coproduttore, rivendica la forza della miscela documentario/fiction, raccontandoci di una spettatrice che, dopo aver visto il film a un festival, li ha ringraziati per aver reso più leggera la successiva settimana con sua madre disabile. Lucini è contento che il film funzioni con un cast esperto ma non pieno di stelle, in un'ottica di un cinema che sappia ripartire dalle storie al di là del divismo e delle formule consolidate. L'avventura, secondo Marco Malfi Chindemi, è stata guidata da un principio: "Perseguire un medesimo obiettivo artistico tra produzione e regia", senza cioè perdersi in autorialità autoreferenziali o all'opposto cercare solo approdi sicuri commercialmente.

La sfida è stata anche di natura tecnica. Per rendere la differenza percettiva tra i tre livelli del film, la regista ha usato una macchina fotografica digitale per il documentario, un sistema di tre camere digitali per le riprese (in bianco e nero) della commedia, e normale pellicola per il racconto di fiction. Il tutto girato in sole due settimane.

Ancor prima dell'ambizione, traspare dai toni di Laura, Gianna e dei loro produttori una rinfrescante curiosità artistica.





Domenico Misciagna
  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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