Prendimi!: la nostra intervista esclusiva a Jon Hamm e Ed Helms

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Prendimi!: la nostra intervista esclusiva a Jon Hamm e Ed Helms

Tra i protagonisti di Prendimi!, commedia corale diretta da Jeff Tomsic, troviamo anche la coppia inedita formata da Ed Helms e Jon Hamm. Se il primo è un abitudinario del genere, formatosi in TV con The Office e poi protagonista della trilogia di successo Una notte dal leoni, il secondo invece deve ancora trovare una sua dimensione la cinema dopo l'enorme successo televisivo di Mad Men. A Los Angeles abbiamo incontrato i due attori, che ci hanno parlato del film (in uscita nei cinema italiani il 5 luglio) in cui dividono il set pure con Jeremy Renner, Hannibal Buress, Jake Johnson, Isla Fisher, Leslie Bibb e Rashida Jones.

Molti componenti del cast posseggono background tutt'altro che comici, come avete sviluppato l'alchimia necessaria per una commedia come Prendimi!?

Ed Helms - La chiave più importante per un film comico, non importa quale sia la tua preparazione di attore, è impegnarti e credere nel progetto. Il che spesso può significare anche renderti vulnerabile, essere disposto ad apparire sciocco perché il tuo personaggio o una scena funzionino.
Tutti ci siamo costretti a rendere veri i nostri ruoli, anche Jeremy Renner che non è un attore comico si è dimostrato aperto e deciso nel tentare ogni possibile soluzione pur di far ridere e risultare credibile allo stesso tempo.
Non sapevo cosa aspettarmi da un attore serio come lui all'inizio, mi ha sorpreso enormemente. E' stato uno spasso girare tutto questo materiale assurdo, ma anche quando il film diventa più serio verso la fine è stato lo stesso molto semplice da girare, vista l'armonia che si era formata tra tutto il cast. Era un momento più emozionante, ne abbiamo sostenuto la portata emotiva e l'abbiamo reso gratificante da realizzare. Un attore comico vive anche per giorni come quello.

Quale è stata la sequenza più spassosa da girare?

Jon Hamm - Per me, ma credo di poter parlare anche per il resto del cast, sono state le scene collettive, quelle in cui tutti insieme corriamo alla ricerca di Jerry, il personaggio interpretato da Jeremy Renner. E' una storia corale, ci sono pochi momenti di confronto tra due o tre attori.
Le sequenze in ospedale sono state tra le più divertenti perché il set era così vitale, caotico. Il fatto che fossimo tutti insieme durante le riprese ci ha permesso di spassarcela anche a camera spenta dopo il lavoro. Ad Atlanta dove abbiamo girato non è che ci sia molto da fare la sera, per fortuna eravamo tutti insieme!

E.H. – Sono d'accordo con Jon, recitare tutti insieme è stato un vero spasso. La sequenza del matrimonio, quella in chiesa, quelle sono state giornate di lavoro che non si dimenticano.

Perché ha accettato di interpretare il personaggio di Callahan?

J.H. - Ci sono film come Bridesmaids o Superbad che dietro la commedia parlano veramente di amicizia, colpiscono il pubblico a un livello diverso, meno superficiale. Penso che Prendimi! rientri in questa categoria.

Al centro del film c'è davvero l’amicizia, quella che dura da decenni. Voi coltivate ancora le vostre amicizie giovanili?

J.H. - Sono molto fortunato, sono ancora in contatto con molti dei miei compagni liceo. E come detto abbiamo girato il film ad Atlanta, che è dove sono cresciuto, così ho potuto incontrare nuovamente un sacco di vecchi amici durante le riprese.

E.H. - Mia madre è venuta un sacco sul set! Praticamente ha diretto lei il film! Girare Prendimi! Mi ha fatto venir voglia di riconnettermi con amici che non sentivo da un po', perché dietro la premessa così sciocca del film c'è l'idea che questi uomini tengono veramente ai loro amici.
Qualche volta se perdi il contatto con qualcuno poi ti senti strano a volerlo ricontattare, ma non dovrebbe essere così. L'amicizia è un qualcosa che deve essere coltivato, porta enorme gioia nella vita delle persone.

E voi attori avete stretto amicizia durante la lavorazione del film?

E.H. - Certo! Ci sono state un sacco di cene di gruppo e uscite per una birra. Girare un film spesso ha momenti di stanca, a seconda del progetto mi è capitato di passare serate nella mia stanza d'albergo a guardare la TV. Con Jon, Jeremy e gli altri non è capitato, tutt'altro. Addirittura tutti noi restavamo sul set a guardare gli altri lavorare tanto era l'affiatamento. Volevamo stare insieme, tutto qui.

Entrambi avete lavorato in progetti con cast enormi e altri in cui eravate protagonisti assoluti. Cambia l'approccio a un ruolo a seconda che sia protagonista o inserito in un film più corale?

J.H. - Non credo sia differente, la cosa fondamentale in ogni progetto è essere presente, possibilmente vero e ascoltare quello che ogni giorno di set ti propone. Ovviamente ci sono sfide differenti quando sei in scena con altre sei persone e ognuno ha il suo momento da sviluppare: quando giravamo le scene di riunione in Mad Men io di solito ero quello con il maggior numero di battute, e non ci era assolutamente concesso di improvvisare. Certo, ci sono ostacoli diversi, ma questo è il divertimento, questo è il nostro lavoro: condividere il set con attori del calibro di Ed, Jeremy, Jake Johnson o Hannibal Buress. Questi sono veri e propri animali da palcoscenico, il meglio lo danno quando non giriamo, riescono a farti perdere il fiato con le loro battute.

E invece in Prendimi! avete improvvisato molto?

E.H. - Girare un film è un processo organico, leggi una sceneggiatura che sulla carta funziona e poi sul set ti accorgi che situazioni e battute non sono spiritose come si pensava. Così inizi a lavorarci sul posto, cambiando battute, tono o addirittura location. Oppure hai cambiato qualcosa la settimana prima e poi capisci che non si adatta a quello che stai girando adesso. Fare un film è un processo fluido, soprattutto quando cerchi di trovare il modo migliore per divertire il pubblico. Idee spiritose sulla carta non sempre funzionano sul set, per questo un cast aperto alle possibilità come quello di Prendimi!, e un regista pronto ad ascoltarlo come è stato Jeff Tomsic, sono una fortuna per un attore. Ho lavorato su set con attori assolutamente restii a cambiare, e se gli davi battute nuove le rifiutavano perché avevano lavorato per conto loro sulle precedenti. E’ un metodo che può andar bene ma in film come questo diventa molto complicato da gestire, serve apertura mentale e flessibilità per realizzare commedie.
 

Avete avuto modo di collaborare con i personaggi reali che hanno ispirato la storia?

J.H. - I veri giocatori sono venuti sul set varie volte, quello che li ha colpiti maggiormente è stato il lavoro enorme che si deve fare per girare un film. In quel momento si sono resi conto della portata di Prendimi!, di cosa significhi avere la tua storia adattata per il cinema.



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