Interviste Cinema

Porte e muri: Don De Lillo parla di Antonioni, cinema e letteratura alla Festa del Cinema di Roma

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Il grande scrittore americano ha letto al pubblico dell'Auditorium un testo originale su Deserto rosso.

Porte e muri: Don De Lillo parla di Antonioni, cinema e letteratura alla Festa del Cinema di Roma

Don De Lillo è uno dei più importanti scrittori contemporanei, uno dei nomi che spesso viene evocato alla vigilia dell'assegnazione del premio Nobel per la letteratura. Era stato evocato anche quest'anno, ma l'autore di "Cosmopolis", "Underworld" e "Rumore bianco", all'indomani dell'annuncio che assegnava a Bob Dylan il premio di quest'anno, non ha avuto esitazioni nel dichiarare che il Menestrello di Duluth, un Nobel, "lo merita".
Chiamato a Roma da Antonio Monda per essere protagonista di uno degli Incontri Ravvicinati che, più dei film, sono stati il punto di forza della Festa del Cinema, De Lillo si è presentato al pubblico con la lettura di un testo originale su Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, il regista su cui si è concentrato il dialogo tra lo scrittore e Monda, assieme alla relazione tra cinema e letteratura.
"Porte e muri", s'intitola questo bel testo di De Lillo, che si sofferma sull'uso del colore in quello che è stato il primo film a colori di Antonioni, sulla gamma infinita delle tonalità, sul lavoro di "un regista che ha bisogno di una macchina da presa, che non dipende dalle parole di una sceneggiatura definitiva"; che evidenza come "la bellezza del soggetto definisca il suo compito, poi lo sommerga nell'estasi cinematografica", e come il film parli della "ferita umana della rovina che ha intorno".
Queste sono alcune delle dichiarazioni di Don De Lillo, seguite alla lettura di "Porte e muri".

Il cinema di Antonioni: immagini vs parole
"Sono molto interessato all'aspetto dei film, fin da quando sono diventato uno spettatore serio, negli anni Sessanta, quando i film di Antonioni iniziarono ad arrivare a New York. Quando ho visto Deserto rosso sono rimasto colpito dalla capacità di usare con precisione i colori. I colori in questo film sono stupefacenti, in qualche modo diventano il film stesso e trascendono i personaggi.
Se penso che le parole di Tonino Guerra stridano con questo impianto visivo? Il dialogo, onestamente, non me lo ricordo. Capisco che ci siano delle battute piuttosto pretenziose, ma non mi distubano molto. Anzi, non disturbano nessun altro: solo te, Antonio."

Il cinema uccide o cambia la letteratura?
"Non credo esista un vero conflitto tra cinema e letteratura. Penso che il mio lavoro sia stato probabilmente influenzato dal cinema: soprattutto da quello che accade sullo schermo, più che da quanto i personaggi si dicono. Il modo in cui scrivo prende forma anche attraverso il cinema, attraverso il cinema europeo, autori come Antonioni, Fellini, Kurosawa. Non credo che la letteratura sia in pericolo, vive in un altro mondo rispetto al cinema. I giovani sanno che il loro futuro sarà difficile se scelgono di scrivere, ma lo fanno lo stesso, e i libri continuano a essere pubblicati. E il cinema è in pericolo, invece?
È difficile dire se sarei stato uno scrittore diverso senza il cinema, credo si possibile che sarei stato leggermente diverso, ma è una cosa troppo astratta e non ci voglio pensare. Io sono lo scrittore che sono e che sono diventato indipendentemente dalla tante influenze che ho subito."

L'avventura, La notte, L'eclisse
"L'avventura è un grande fim, sullo spazio, il tempo, il silenzio. Non so se uno scrittore avrebbero approcciato gli stessi temi allo stesso modo: le parole sono piatte, bidimensionali, le immagini hanno una forza vitale differente. L'avventura è stato rivoluzionario, e i film di antonioni che sono seguiti hanno seguito la stessa linea. Forse chi li vede oggi pensa racconti un cliché sull'alienazione, li trova lenti, ma è cinema bellissimo, e siamo fortunati che Antonioni sia stato in grado di fare il suo lavoro."

Il primo film visto al cinema
"Su questo ho un aneddoto. C'è un cartoon book sui Viaggi di Gulliver in cui mi sono imbattuto anni fa: quando l'ho preso in mano, ho avuto un chiara immagine di me a 2 anni, mentre tornavo a casa coi i miei genitori dopo essere stati al Fairmount, un cinema del Bronx. pensavo fosse un'illusione, un ricordo inventato. Poi ho letto che il cartoon da cui è stato tratto quel libro, è uscito esattamente quando avevo due anni. Mi sono chiesto allora da dove venisse, e cosa significasse, questa memoria antica."

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