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Poltergeist: a tu per tu con Rosemarie DeWitt, coprotagonista del remake

Nel film di Gil Kenan prende il posto che fu di JoBeth Williams

Poltergeist: a tu per tu con Rosemarie DeWitt, coprotagonista del remake

Nel remake dell'originale Poltergeist del 1982, Rosemarie DeWitt interpreta Amy Bowen, una madre di famiglia alle prese con le... demoniache presenze. Leggiamo una recente intervista all'attrice.

Si ricorda di quando ha visto il Poltergeist originale?

Mi ricordo che da ragazzina mi terrorizzò. Non ricordo dove l'ho visto, ricordo solo l'effetto, il modo in cui mi toccò. Poi quando stavamo per cominciare il remake ho iniziato a rivederlo e non ci riuscivo, ma parlo più che altro come attrice, perché JoBeth Williams e Craig T. Nelson erano proprio fenomenali. Pensavo che avrei avuto troppa paura per accettare il ruolo, ma tutti i miei coetanei hanno un ricordo molto nitido del film.

Perché fa ancora paura?

C'è qualcosa di terrificante in ciò che non conosci, in sostanza è la storia di un rapimento, e per i genitori è terrificante perché è di per sè un incubo. Per I bambini, ricordiamo tutti quando ci si perde nella mall, e questa ragazzina si perde in casa sua, risucchiata dalla tv! Siamo tutti indifesi, disperati, dobbiamo fare squadra per salvarla. Io, quand'ero bambina, colsi subito tutto questo. In più la tecnologia era importante nel primo, si parlava della TV, e ora viviamo in un mondo diverso, questa famiglia non comunica.

Domanda inevitabile: perché un remake?

Me lo chiedo spesso come attrice e come spettatrice, e credo che a volte quando una storia è così bella, ci sia sempre pubblico che l'aspetta con ansia. Non ho familiarità col genere, ma immagino che un sacco di horror abbiano copiato Poltergeist, perché è una classica storia di rapimento demoniaco, secondo me la ragione è quella.

Al di là del 3D e dell'uso della tecnologia da parte della famiglia, la storia è stata anche aggiornata nel modo in cui si guarda alla periferia americana. Nell'originale, era un sogno a cui aspirare, qui non così tanto...

Assolutamente. All'epoca era un obiettivo, avere case tutte uguali, nell'originale stavano sviluppando questa zona. Trent'anni dopo, queste cittadine periferiche sono in declino. Metà degli Americani oggi non possono pagare le bollette, e questa famiglia ha serie difficoltà. Nel vecchio Poltergeist ci si chiedeva al momento cosa stesse causando l'improvvisa ira di questi spiriti, nel nostro siamo vissuti per tanto tempo in queste condizioni ed è arrivato il momento di affrontare ciò che accade.

C'è stata paura vera sul set?

No, non faceva paura in quel senso. Il film non è visivamente estremo o violento. La sua paura è sovversiva. Avevo più paura che avessero paura i bambini. Kennedi, che interpreta Madison, aveva sei anni quando abbiamo cominciato a girare, stavamo girando una scena verso la fine del film, ci sono dei cadaveri, lei ha preso il regista in disparte e ha detto: “Senti, io ho un sacco di paura dei cadaveri, possiamo farli dopo col computer?” In pratica abbiamo riprogettato l'intera scena per non farla interagire mai con quelli.

Cosa ne pensa della storia della “maledizione di Poltergeist”? Sono successe cose piuttosto brutte ad alcuni membri del cast e della troupe...

Seguire cosa sia successo dopo il primo film non fa parte della mia “esperienza Poltergeist”. Mi pare che ne fossi a conoscenza quando accadeva. Siccome conosco Sam Rockwell da 15 anni, mi sembrava più che altro di fare un film su una famiglia, non c'era nulla di cui aver paura. E conoscevo Jane Adams e Jared Harris, pensavo solo a quanto fossi fortunata a lavorare con queste persone a cui volevo bene. Cosa potrebbe mai esserci di male?

Quali erano gli elementi più importanti dell'originale che avete mantenuto?

Onestamente l'unica cosa che vuoi mantenere intatta è la storia stessa, e l'idea della famiglia, perché dobbiamo prenderci cura di loro. Puoi anche analizzare tutto l'originale e decidere cosa conti di più, ma questo non è un remake inquadratura per inquadratura. Oggi andiamo tutti più di fretta, quindi rispetto all'originale qui il ritmo è diverso.



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