Interviste Cinema

Piuma o per la dignità della leggerezza: Roan Johnson in concorso a Venezia 73

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Il regista pisano ci racconta i suoi diciottenni alle prese con un figlio in arrivo.

Piuma o per la dignità della leggerezza: Roan Johnson in concorso a Venezia 73

Il cinema italiano quest’anno a Venezia presenta in concorso film molto diversi l'uno dall’altro. Dopo la sperimentazione documentaristica di Spira mirabilis è la giornata di una delle rare commedia in concorso, Piuma di Roan Johnson. Il regista pisano trapiantato a Roma, dopo gli apprezzati I primi della lista e Fino a qui tutto bene, affronta la storia di una coppia di diciottenni che rimane incinta e decide di tenere il bambino. Intorno a loro, genitori, amici e un mondo di ostacoli.

Incontrando il regista, ci ha raccontato la genesi del progetto. “Io e la mia compagna Ottavia Madeddu, che ha scritto con me il film, ci siamo trovati anni fa in quel momento in cui devi decidere se avere un figlio o no. Per esorcizzare la paura della scelta abbiamo scritto una commedia identificandoci in due diciottenni, quindi in una condizione più incasinata della nostra, per aumentare l’affetto catartico. Una storia sullo scombussolamento di due famiglie che devono trovare la forza di ricomporsi, ma con consapevolezza e maturità maggiore, con una leggerezza che aiuta. Il fatto di essere in concorso a Venezia con una commedia, cosa molto rara, ci riempie di orgoglio, è un grande attestato di stima verso il film. Se qualcuno si vergogna di aver riso vedendo il film, posso dire che la risata è ancora un tabù per il cinema d’autore, mentre credo che l’ironia sia l’arma migliore che abbiamo.”

Parlando di commedia, al di là della riposta ad alcuni fischi alla fine della prima proiezione per la stampa, dopo un paio di risate a scena aperta, Johnson sembra ottimista per la direzione che sta prendendo il genere in Italia. “La decisione di inserire Piuma in concorso aumenta la speranza che la commedia italiana esca definitivamente dal torpore cinepanettonesco raggiungendo pari dignità rispetto agli generi. La tradizione della commedia all’italiana ci ha insegnato a prendere in giro anche noi stessi, non solo gli altri. Il modello famigliare che esce dal film è vicino alla realtà di oggi, confusionario senza farne un dramma. I due ragazzi magari si lasceranno, faranno altre famiglie, ma il punto è la predisposizione verso l’altro, l’amore con cui lo fai. Per migliaia di anni è stato naturale fare figlioli, oggi non è più così, per scelte personali, desideri, paure, che sono personali e frutto di un percorso da rispettare. Nel film ogni personaggio la pensa diversamente, c’è chi dice che dovrebbero tenerlo, chi no; i punti di vista sono vari e creano situazioni comiche e drammaturgiche che portano avanti il racconto. Il ragazzo, Ferro, nel film non sa niente di gravidanze, ma capisce che è Cate, la ragazza, che sceglie e lui deve stargli accanto qualsiasi cosa decida”.

A proposito di Ferro (Ferruccio) e Cate, i due ragazzi protagonisti, il regista ha detto di aver lavorato duramente per mesi per arrivare alle scelte di Luigi Fedele e Blu Yoshimi. “È stato il casting più difficile della mia vita. Arrivato a metà strada, con seicento, settecento persone visionate volevo arrendermi e cambiare la sceneggiatura prendendo attori più grandi. Poi è stato il produttore Carlo Degli Esposti a convincermi a tenere duro. Con le attrici è stato più facile, c’era più concorrenza, con i maschietti è stata molto più dura perché avevo bisogno di due attori della madonna, viste le lunghe inquadrature previste, senza campi e controcampi. I due ragazzi nel corso del film passano per una gamma molto ampia di stati d’animo, dovevano poi avere i giusti tempi comici.”

Leggi anche: Piuma, recensione del film di Roan Johnson in concorso al Festival di Venezia 2016

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