PIIGS: Federico Greco ci racconta il documentario contro l’austerity

- Google+
200
PIIGS: Federico Greco ci racconta il documentario contro l’austerity

Non è propriamente o solamente un’inchiesta giornalisticaPIIGS, anche se è chiaro, preciso, accurato, si basa su un lungo lavoro di ricerca e, attraverso interviste a menti illuminate (quali Noam Chomsky, Yanis Varoufakis, Stephanie Kelton, Erri De Luca, eccetera), rovescia dogmi e analizza, con cognizione di causa, le nefaste conseguenze di una politica economica che si è rivelata sbagliata. No, il documentario di Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre è soprattutto un film con un suo linguaggio e una sua struttura accattivanti che accanto alla grande storia - quella dei PIIGS appunto, i paesi "maiali", accomunati da un debito pubblico insostenibile - pone l’accento sulla piccola storia di una cooperativa senza più fondi, coinvolgendo emotivamente lo spettatore e invitandolo a domandarsi se l’austerity, invece di essere la risposta a tutti i mali, non costituisca invece la peggior soluzione possibile al collasso economico.

In sala dal 27 aprile, PIIGS è accompagnato dalla bella voce fuori-campo di Claudio Santamaria e ha richiesto lunghi anni di preparazione, come ci racconta in questa intervista Federico Greco, che conosciamo soprattutto per il doc su Kubrick Stanely and Us e il mokumentary horror Il mistero di Lovecraft – Road to L..

Quando e come nasce PIIGS?

L’idea del film nasce nel 2011, quando leggemmo un libro di Paolo Barnard che si intitolava "Il più grande crimine", si basava su una serie di fonti autorevolissime e ribaltava tutte le più grandi prospettive di quel momento. Ci diceva, innanzitutto, che la cura che i politici europei stavano dando ai paesi in difficoltà, e cioè l’austerity, era in realtà un male. Cominciammo così a indagare e a fare ricerche, per incontrarci nel 2014 e decidere di realizzare un documentario, un film che parlasse al maggior numero possibile di persone. Sapevamo benissimo che l’argomento era complicato. Le cose hanno cominciato veramente a funzionare nella nostra testa quando, qualche mese dopo aver parlato, abbiamo incontrato la cooperativa di Monterotondo Il pungiglione, che purtroppo aveva una storia molto brutta anche se interessante, visto che stava per chiudere perché il comune e la regione non avevano più soldi per sostenerla, e non li avevano perché le casse nazionali non volevano darli, e quindi 100 persone sarebbero andate a casa e 150 disabili non avrebbero avuto più assistenza. Questa storia ci ha fatto capire che la chiave di PIIGS doveva essere un doppio binario: da una parte il discorso macroeconomico con le interviste ai grossi esperti e dall’altra una parte più emotiva e narrativa: la storia della cooperativa. Da quel momento tutto è andato un po’ in discesa, anche se il lavoro è stato sempre molto complesso: in due anni di montaggio abbiamo fatto 19 versioni del documentario.

Cosa rimprovera L’Europa ai PIIGS?

L’Europa del Nord, l’Economist e certa stampa tedesca dicono che i paesi periferici (Italia, Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna), siccome avevano un grandissimo problema di debito pubblico, dovevano essere aiutati, ma visto che non erano capaci di aiutarsi da soli, perché erano pigri, spendaccioni, disonesti, andavano soccorsi dagli altri. Ecco perché ci hanno imposto l’austerity, soluzione che per noi è stata il contrario di una medicina, primo perché il problema del debito pubblico in realtà non è un problema (secondo moltissime scuole di economia), secondo perché questa austerità (cioè fare in modo che lo stato non possa più spendere soldi oppure arrivi a spenderne sempre di meno per i servizi essenziali) va a penalizzare la società. Moltissime scuole di economia dicono che o lo stato interviene, o non esiste nemmeno l’economia privata, e infatti le cose, da quando siamo in austerità, stanno precipitando.

Perché la stampa non parla mai dei danni dell’austerity?

Gran parte della stampa probabilmente segue alcune dottrine economiche che sono dei dogmi e che quindi vengono accettate e basta senza essere messe in discussione, ma ci sono altrettanti economisti che non vengono ospitati dai grandi media che dicono cose esattamente contrarie. Ultimamente la bilancia non sta pendendo verso gli economisti eterodossi, però molti economisti ortodossi - cioè quelli che hanno sostenuto l’austerity - piano piano si stanno rendendo conto che è stato un grande errore.

Parliamo della struttura del documentario, che mescola immagini d’archivio, inserti di animazione grafica e interviste

Nonostante quello che dicono in tanti e che ci fa anche molto piacere, e cioè che il film sembra ispirato a Michael Moore, in realtà la svolta che ci ha fatto capire come avremmo raccontato la nostra storia è venuta dalla visione, lo scorso anno, de La grande scommessa, che secondo me è passato un po’ troppo sotto silenzio. Quando l’abbiamo visto, abbiamo pensato: beh, allora si può dire qualcosa di così complicato in maniera leggera e profonda e soprattutto in modo non innocuo. Noi volevamo fare un documentario non innocuo perché l’argomento è fondamentale ed è alla base delle nostre stesse vite, e quindi dovevamo prenderci la responsabilità di dire quello che pensavamo fino in fondo. Vorremmo che questo film andasse oltre i confini dell’Italia e arrivasse ovunque, perché ciò che raccontiamo riguarda decine di milioni di cittadini europei.



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Schede di riferimento
Lascia un Commento