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Piero Messina e Juliette Binoche parlano de L'attesa, film in concorso a Venezia 72

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Abbiamo incontrato regista e attrice nel corso di una conferenza stampa ristretta.

Piero Messina e Juliette Binoche parlano de L'attesa, film in concorso a Venezia 72

Il primo dei quattro film italiani in concorso del Festival di Venezia 2015 è L'attesa, opera prima di Piero Messina (ex assistente di Paolo Sorrentino) prodotta da Indigo e Medusa che uscirà nelle sale del nostro paese il prossimo 17 settembre.

Emozionato per la presenza a Venezia, e per un'imminente paternità, Messina ha raccontato la genesi di un film che racconta della settimana trascorsa in una grande villa sull'Etna da una donna che ha appena perso suo figlio e da una giovane, fidanzata di lui, arrivata lì per la Pasqua e tenuta all'oscuro dell'accaduto.
“Il film nasce da una serie di suggestioni che, nel tempo, in fase di scrittura, abbiamo cercato di far vivere tutte assieme in un racconto unico: è lo stesso lavoro che ho sempre fatto per i miei corti,” ha spiegato il regista. “Tanti anni fa un amico mi raccontò la storia di un padre che aveva perso un figlio ma che non ne parlava mai, tanto da aver contagiato con questo suo silenzio tutti quelli che conosceva, come se il fatto non fosse mai accaduto. Questo si è innestato con un mio ricordo di infanzia: quello della gente che, con mio stupore, piangeva davanti a un pezzo di legno, la statua della Madonna o dei santi, nelle processioni siciliane. In un caso come nell'altro si si tratta di un gruppo di persone che decidono implicitamente di aderire tutte alla stessa convinzione, alla stessa idea. Pirandello, che cito come riferimento, è arrivato dopo, nel corso di numerose stesure del copione: un amico mi disse di leggere alcuni testi che avevano cose in comune con la mia storia, e questo ci ha permesso di chiudere la storia del film all'ultima stesura della sceneggiatura.”

Se per il personaggio della madre neo-vedova Messina ha sempre saputo chi voleva, quello della giovane Jeanne lo ha costretto a una ricerca più complessa: “Per il ruolo di Anna ho sempre pensato a Juliette Binoche, fin dall'inizio, e  presentando il progetto feci il suo nome ai produttori, come termine di paragone ideale: ma loro me la hanno fatta arrivare davvero,” ha spiegato. “Juliette è straordinaria; una volta sul set mi ha detto: 'Io non recito, sono', e devo dire che era assolutamente vero. Vedevo ogni giorno la sua capacità di calarsi interamente dentro un dolore che io avevo solo scritto senza viverlo addosso. A Lou de Laâge siamo arrivati invece solo dopo sei lunghi mesi di casting a Parigi: lei è stata l'ultima attrice provinata. Arrivò anche un po' in ritardo e ricordo che ero molto infastidito, volevo levarmi il provino di torno rapidamente. Però, non appena ha iniziato a leggere, ho capito che era lei la persona giusta: ho anche capito che fino a quel momento avevo cercato male. Quello che Lou portava al personaggio era l'idea di una Jeanne che forse preferisce credere a qualcosa, anche se  bizzarro e strano, piuttosto che affrontare l'orrore che si cela dietro la porta della verità.”

Cosa ha convinto invece una diva come Juliette Binoche ad accettare questo film italiano di un esordiente? “Ho subito amato la sceneggiatura che mi è stata inviata, ho immediatamente pensato si trattasse di una storia che esce dall'ordinario,” ha raccontato l'attrice. “Su questo tema, quello del lutto e della sua elaborazione, sono stata molto cauta, dopo aver fatto Film blu: non volevo portare al cinema un'altra vicenda di quel tipo che risultasse in un film meno incisivo di quello. Ma questa storia era davvero straordinaria, anche nel senso di non ordinaria. Poi ho incontrato Piero, ho visto il suo amore per il cibo, il segno di un fuoco di vita che brucia come brucia la sua voglia fortissima di fare cinema, e mi ha conquistata. Vedendo i suoi corti, poi, ho anche apprezzato molto il suo senso visivo e estetico.”

A dispetto della passionalità raccontata dalla Binoche, Messina si è anche dimostrato personaggio capace di apprezzare discrezione e silenzio, come quando gli è stato chiesto come avesse reagito Paolo Sorrentino alla visione del film, o come si sentisse a essere in concorso a Venezia assieme a quel Sokurov oggetto della sua tesi di laurea. “Penso che il film a Paolo sia piaciuto, ma non trovo corretto riportarvi le sue impressioni,” ha detto, “casomai le chiederete a lui. Quanto a Sokurov, la vera felicità, ancor più dell'essere selezionati in concorso, è arrivata quando ho saputo che in concorso c'era il suo nuovo film. Cosa mi ha dato come regista la passione per Sokurov? Non lo so dire: so quanto ho amato il suo cinema, e il fatto che uscito dei suoi film non sai mai bene cosa dire. Non riuscire a parlare di un film è qualcosa di importante.”


 

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