Interviste Cinema

Pierfrancesco Favino parla del doppiaggio di Nel paese delle creature selvagge

Pierfrancesco Favino sta affrontando un’esperienza decisamente nuova: il doppiaggio. Nel film di Spike Jonze Nel paese delle creature selvagge, l’attore farà parlare un simpatico mostro di nome Carol a cui si è molto affezionato. Lo abbiamo visto prestare la voce a questa bizzarra creatura e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Pierfrancesco Favino parla del doppiaggio di Nel paese delle creature selvagge

Pierfrancesco Favino parla del doppiaggio di Nel paese delle creature selvagge

Se i bambini di una volta leggevano il "Pinocchio" di Carlo Collodi e quelli di oggi divorano uno dopo l’altro i libri di Harry Potter, nel 1963 i piccoli americani hanno cominciato a lasciarsi ammaliare da un breve volume scritto e illustrato da Maurice Sendak. Storia di un bambino che dopo aver risposto male alla mamma si rifugia in un mondo fantastico popolato da strane creature, "Where The Wild Things Are" è diventato un film di Spike Jonze che arriverà in Italia il 30 ottobre con il titolo Nel paese delle creature selvagge.

Se nella versione originale è James Gandolfini a far parlare Carol, il “mostro” a cui si lega di più l’impertinente bimbo di 8 anni Max, in quella italiana questo difficoltoso compito è toccato a Pierfrancesco Favino, alla sua prima significativa esperienza di doppiaggio. “E’ la prima volta che mi trovo di fronte a un film per bambini” – ci ha raccontato – “e il doppiaggio mi appassiona prima di tutto perché mi dà la possibilità di vedere i film in lingua originale, e poi perché mi trovo ad esprimere solo attraverso la voce un mondo, che è una cosa che normalmente da attore fai con tutto il corpo”. Per Favino, il doppiaggio è dunque una landa parzialmente inesplorata in cui è bene farsi guidare da qualcuno: “Credo che il direttore del doppiaggio sia a tutti gli effetti un regista, perché in questo mestiere hai coscienza solo fino a un certo punto del lavoro che viene fuori. Insomma … o sei consumatissimo, oppure, se sei come me, e cioè alle prime armi, hai sempre bisogno di essere consigliato”.

Da grande fan di Spike Jonze, di cui ha adorato Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee, l'attore è rimasto letteralmente incantato da questo suo nuovo film . “Nel paese delle creature selvagge mi ha colpito perché è destinato sia ai bambini che agli adulti, un vero film per famiglie. Non vedo l’ora di portarci mia figlia, perché ho la sensazione che si esca da questo film con i bambini che capiscono di più i genitori e i genitori che capiscono di più i bambini. Parla dei bambini, ma parla di noi, e parla a tutto il pubblico in qualche modo”.

In una recente intervista Jonze ha sottolineato la sua costante ricerca di realismo, sia nella ricostruzione d’ambiente, sia nelle situazioni raccontate e nella psicologia dei personaggi. A cominciare da Max, che non somiglia affatto ai bambini buoni e virtuosi di tanti film zuccherosi. Favino ha colto subito e apprezzato questa intenzione del regista. “In effetti, questa favola, che è popolarissima Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Nord Europa, parte dal fatto che il bambino all’inizio non si è comportato bene, e quindi da quel momento lì, in cui fra virgolette c’è uno scontro con la propria madre, lui entra in questo suo mondo in cui tutti noi ci siamo isolati da bambini quando qualcosa non andava, e alla fine scopre di capire il punto di vista della mamma”.

Forse l’attore capisce così bene Max perché è genitore di una bimba di 3 anni, Greta e perché lui stesso, da piccolo, era impertinente come il giovane protagonista del film. “Come lui, non ero né terribilmente ribelle né troppo bravo, ero un bambino di grandissima fantasia. Se c’era un dolore o una cosa che mi faceva arrabbiare, mi rifugiavo nel mio mondo. Per questo quando ho visto il film, ho provato una gioia immensa, perché mi sono ricordato dei miei sconvolgimenti di bambino. Probabilmente sono cose che da adulto rimuovi. Per me, comunque, l’infanzia è una fase importante della vita, e quando da attore penso a un personaggio che devo interpretare, la prima domanda che mi viene spontanea è: com’era da bambino?”

Della creatura selvaggia Carol, Favino ci ha spiegato la funzione all’interno della storia nonché la complessa natura. “Carol è un amico, un amicone, è la guida di Max in questo mondo di fiaba che è il mondo dei suoi desideri, delle sue speranze, della sua avventura e delle sue paure. Carol, in altre parole, è una specie di Virgilio”. Come gli altri mostri, Carol è anche un alter-ego di Max, dei suoi stati d’animo. “Tutti quanti sono Max, sono tutti il bambino e rappresentano la nostra infanzia. Ogni personaggio ne incarna un aspetto. Carol è uno che vuole sempre stare insieme alle persone che ama, uno che si sente ferito quando non ha intorno a sé il suo mondo ideale, quando non può giocare come gli piace giocare”

Prima di salutare Pierfrancesco Favino, gli abbiamo chiesto non solo se abbia letto il libro di Maurice Sendak alla sua Greta – e ci ha riposto di sì – ma anche se, leggendo le favole, si diverta a fare una voce diversa per ogni personaggio, usando le giuste intonazioni. “Non è che quando entro in casa ho il teschio in mano …” – ha scherzato. “Però uso effettivamente una voce diversa per ogni personaggio, e quando non lo faccio, mia figlia si arrabbia”.

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