Interviste Cinema

Pierfrancesco Favino a Taormina: "Mi piace il lusso di poter stare sul baratro dell'errore"

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L'attore, che vedremo prossimamente nei panni di Craxi in Hammamet, ha tenuto una masterclass nella giornata inaugurale del festival.

Pierfrancesco Favino a Taormina: "Mi piace il lusso di poter stare sul baratro dell'errore"

Pierfrancesco Favino è il miglior attore protagonista secondo il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, che gli ha appena assegnato il Nastro d'Argento per la sua interpretazione del superpentito di Mafia Tommaso Buscetta ne Il Traditore. Favino è anche l'artista che è stato scelto da Gianni Amelio per impersonare Bettino Craxi in Hammamet, film ancora circondato da un silenzio che il nostro non ha nessuna intenzione di rompere nemmeno quando qualcuno lo incalza durante il Taormina Film Fest 2019. Pierfrancesco però rivela quanto il lavoro sa stato difficile e nello stesso tempo semplice, perché per lui trasformarsi è un piacere e niente lo avvicina di più alla verità della completa trasfigurazione. Durante una mastercalss che si tiene nella giornata inaugurale della manifestazione siciliana diretta da Silvia Bizio e Gianvito Casadonte, l'attore si racconta a tutto campo, svelando la sua passione per la regia, parlando di sua moglie Anna Ferzetti e delle loro bambine, narrando del suo rapporto con la popolarità, di Hollywood e di una prima goffa esperienza con Marco Bellocchio.

La prima volta con Marco Bellocchio: Il Principe Von Homburg
All'epoca ero molto cane e mi tagliò, avevo una piccola parte, ero uscito da poco dall'accademia e diedi sfogo a tutta la mia teatralità. Perciò, quando sono stato scelto per Il Traditore, ho provato un certo senso di rivalsa.

Tommaso Buscetta
E’ un criminale e basta. Il film non cade mai nella tentazione di fare di lui un eroe, di eroe ce n'era uno solo, Giovanni Falcone, e ha pagato con la vita. Buscetta ha fatto una scelta precisa: appartenere alla Mafia. Ciò non toglie che fosse un essere umano con pulsioni, gioie, affetti e tuttavia capace di trasfigurarsi in qualcosa di altro. Condivido le sue lacrime per i figli morti, ma mi riesce difficile credere a una persona che per tutta la vita ha continuato a cambiare, a nascondersi. Cambiare faccia significa tradire.

Hammamet
Quando Gianni Amelio mi ha parlato di Craxi, mi sono terrorizzato. Come ci arrivo?  - mi sono chiesto. Poi prendi una strada, la percorri, la sbagli, ne prendi un'altra, e sbagliare e riprovare va bene, a me piace tanto provare, adoro il momento della ricerca, della prova. Mi piace il lusso di poter stare sul baratro dell'errore.

Hammamet 2
E’ bene che sia Amelio a parlare del film. I tempi non sono ancora maturi per svelarvi qualcosa. Però posso dirvi che in qualche modo sono adatto a un personaggio come Craxi perché riesco con semplicità a trovare una verità intima nell'oggettivare me stesso diventando qualcuno di molto lontano da me e trasformandomi profondamente. Per me la trasformazione non è imitazione, l'imitazione è il primo istinto di osservazione del bambino, il bambino si fonde con il mondo attraverso l'imitazione. Per me la mimesi è fondamentale perché è una modalità di autoconoscenza che passa per l'oblio di me stesso. E sono più me stesso con la maschera che senza. Niente svela di più l'attore della maschera neutra. La verità per un attore è essere a contatto con la propria neutralità.

Gestire la popolarità
La mia vita è questa, nessuno mi ha messo la pistola alla tempia per fare questo mestiere, non mi piace l'atteggiamento di distanza di alcuni miei colleghi, però non sono mai stato uno che cerca i luoghi affollati. Mi piace stare da solo, ma se qualcuno mi ferma, ha le sue ragioni, e lo fa per mostrarmi affetto e gradimento, c'è di peggio nella vita, e mi sento di ringraziare le persone per la loro attenzione. Non sono un divo hollywoodiano che non può uscire di casa, la gente che incontro dopo 3 minuti si rilassa e ha sempre qualcosa di interessante da dire, non si tratta di pubblico, ma di individui che hanno ciascuno una propria specificità.

Fare il regista
Ho pensato di fare li regista, ma poi ogni volta che mi è capitato di incontrare un grande regista, mi sono detto: meglio di no. Sono affascinato dalla macchina da presa e colleziono cose legate al cinema: piccoli carrelli, per esempio. Mi sarebbe piaciuto fare anche il direttore della fotografia, trovo la luce affascinate, narrativa, sono un po’ una falena. Ho fatto il regista a teatro, ma la fascinazione per il mio mestiere vince su tutto, ho ancora così tante cose da imparare che non vorrei fare confusione.

Come si sceglie un film
La storia che si racconta è fondamentale, poi viene il personaggio, poi il regista. Mi piace recitare nelle opere prime. Moglie e marito di Simone Godano è stato per me un film importante. Adesso produrrò il terzo lavoro Claudio Noce, non lo faccio perché mi sento un padre o un fratello grande, ma perché appartengo a questo mondo e voglio sostenere il buon cinema italiano.

I giovani
Da quasi 5 anni dirigo, a Firenze, L'Oltrarno, una scuola gratuita di cinema con 16 allievi scelti in tutta Italia. Ho voglia di dare il mio contributo alla formazione degli attori e ho una grandissima fiducia nei giovani. I giovani sono una miniera di possibilità a noi ignote. Lo vedo con le mie figlie rispetto all'integrazione: sono cresciute entrambe in classi multirazziali e sono aperte all'altro. Tempo fa mi è arrivata una lettera scritta da una classe di seconda media di un paese vicino a Roma. Dopo aver visto Il Traditore, un pugno di tredicenni mi ha rivelato di aver capito l'importanza della scelta nella vita. Sono rimasto molto colpito. 

Con quale regista vorrebbe lavorare Favino?
Con chi ha voglia di lavorare con me, me ne mancano tanti. Non sono un attore che può fare tutto, ci sono film e registi per cui non sono giusto. Io guardo sempre a ciò che non sta per avvenire, non penso mai al personaggio che vorrei interpretare, mi lascio aperte infinite possibilità.

Le figlie e il mestiere dell'attore
Se una delle mie figlie mi dicesse: vorrei fare il dottore, direi ok, ma questo mestiere lo facciamo sia io che la mia signora, quindi come potrei ostacolarla? Io ho cominciato nel '92, ma forse voi mi ricordate a partire dal 2005. Ho passato anni duri, di frustrazione, ma c'era la passione a sostenermi. Se intuissi nelle nostre figlie questa stessa passione, direi loro che vale la pena tentare.

Anna Ferzetti
Anna l'ho diretta a teatro, ma nella quotidianità mi dirige lei. Sul palcoscenico abbiamo trovato una sintonia spontanea. Anna è come me, una grade lavoratrice, siamo 2 rompicoglioni, non ci accontentiamo mai, però cerchiamo di tenere un po’ fuori da casa certe dinamiche. Io sono il primo fan di Anna.

Hollywood
A Hollywood ho lavorato su set dove i soldi non mancavano, ma mancava la creatività, il talento non ha necessariamente a che fare con i grossi budget.

L'apice della carriera
Spero che per me l'apice debba ancora arrivare, sono molto felice di dove sono perché le cose che sto facendo mi assomigliano, sono esattamente ciò che sono io. Del passato mi manca quella proiezione di sogno che hai quando ancora non conosci bene il mondo. Sono attratto ancora oggi dall'essenza del nostro lavoro, dagli incontri. Lavorare con Marco Bellocchio mi ha cambiato, ha cambiato la mia visione delle cose. Fare un mestiere che desideravi fare fin da bambino è una fortuna, ma nulla mi è stato regalato.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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